Lavori Pubblici

Batelli (Acer): «L'impugnativa tocca pochi interventi che non fanno grandi numeri»

Giuseppe Latour

L'impugnativa non cambia le carte in tavola. Anzi. Il lavoro delle imprese per l'applicazione del piano casa prosegue senza intoppi. Perché la legge - ripetono tutti a chiare lettere - si continua ad applicare in maniera pressoché integrale e gli aspetti oggetto di contestazione sono piuttosto marginali.

Le imprese di costruzioni gettano acqua sul fuoco della polemica del piano casa laziale. E sottolineano come la procedura avviata dal governo con la sua impugnativa di venerdì scorso non sposti di una virgola la realtà di cantiere. Parla Eugenio Batelli, presidente dell'Acer: «Al di fuori della confusione che crea, questa impugnativa tocca pochi casi». L'unica norma in contestazione che riguarda gli interventi del piano casa parla di aree agricole con vincoli paesaggistici. «Si tratta di casi marginali, che non sono molto diffusi e che certamente non fanno grandi numeri».

Più generale è l'altra questione sollevata dall'impugnativa: il conflitto tra Regione e ministero dei Beni culturali sulla pianificazione. Anche stavolta, però, il problema tocca solo di striscio le imprese. «Questa impugnativa del governo è figlia della confusione ormai storica nell'applicazione del Codice Urbani. Qualsiasi piano urbanistico oggi ha difficoltà interpretative; siamo in un regime molto precario sul fronte delle competenze che porta a queste situazioni di frequente». La cosa, in maniera indiretta, rappresenta un problema per le imprese, ma non influisce di certo sull'applicabilità del piano casa e sugli interventi già attuati o da attuare.

Stessa linea dall'Ance Lazio. Qui fanno sapere che «le questioni di questa impugnativa sono molto meno rilevanti rispetto alla precedente, ad esempio in materia paesaggistica non ci sono stati rilievi sulle nuove modalità relative alle modifiche e correzioni del Ptpr». Aspetti che non influiscono certamente sull'operatività generale della norma.

E non pare nemmeno esserci un clima di sfiducia verso la bontà della legge, arrivata ormai alla sua terza impugnativa in due governi regionali. «La applicheremo finché c'è - ripetono in molti -, se poi chi arriverà nella prossima consiliatura vorrà smontarla, la difenderemo. Ma, al momento, per noi non cambia nulla».


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