Lavori Pubblici

Piano casa, Roma-Latina e 2 miliardi di debito con le imprese: la difficile eredità del post-Polverini

Giulia Del Re e Giuseppe Latour

Piano casa, infrastrutture, debiti nei confronti delle imprese. È una eredità pesante per il settore delle costruzioni quella lasciata dalle dimissioni della governatrice del Lazio Renata Polverini in seguito allo scandalo sull'uso disinvolto dei fondi pubblici per i partiti. Dal confronto con il Governo sul piano casa alle infrastrutture rimangono a metà del guado importanti capitoli della politica avviata dalla giunta laziale sul terreno delle costruzioni e bisognrà come e chi si occuperà di gestirli. A partire da un debito monstre con le imprese.

ROMA-LATINA
Prima vittima del terremoto politico nella Regione Lazio, sul fronte infrastrutture, è destinata ad essere l'autostrada Roma-Latina. La realizzazione di quest'opera, nonostante l'ok del Cipe al progetto e ai finanziamenti, è bloccata da mesi a causa di contenziosi ancora in essere: Arcea e alcuni suoi soci, inizialmente incaricati di progettare e appaltare l'infrastruttura, hanno impugnato la delibera Cipe 88/2010 con cui è stato modificato il soggetto aggiudicatore della Roma Latina, (che la Regione Lazio ha sostituito con Autostrade del Lazio spa a seguito dell'apertura di un infrazione comunitaria con cui, in virtù dei principi di concorrenza, si contestava l'affidamento diretto della gestione della Roma Latina ad Arcea).

Il contenzioso, che si è poi tradotto anche in due arbitrati milionari ancora pendenti alla Regione Lazio, al momento è fermo al Consiglio di Stato. Intanto, la gara d'appalto è bloccata: la prima fase del bando (un appalto integrato) è stata pubblicata lo scorso dicembre e si è chiusa con sei manifestazioni di interesse. Tra gli altri sono in pista un'Ati guidata da Impregilo, un'ati guidata da Salini con Astaldi, un'ati guidata dall'impresa austriaca Strabag. Ora si attende che la procedura di gara possa proseguire con l'invio delle lettere d'invito. Prima, però, bisogna attendere l'esito dei ricorsi. E nel frattempo, c'è chi pensa che ormai sia passato troppo tempo dalla prima fase di gara e che quindi la procedura debba ripartire da zero. Con la Giunta regionale vacante, certe decisioni "politiche" sul destino di questa infrastruttura, come la gestione degli arbitrati, potrebbero essere rinviate a data da destinarsi. Altra opera bloccata nel terremoto che ha colpito la Giunta del Lazio è la Orte-Viterbo. L'asse viario, inizialmente finanziato con 300 milioni di fondi europei, era poi finito nel vortice delle polemiche: le risorse messe a disposizione dell'Europa dovevano finanziare infrastrutture o nodi di scambio aeroportuali. Ma l'aeroporto di Viterbo, utilizzato dal Lazio come pretesto per chiedere i finanziamenti europei, in realtà non è che un'ipotesi remota. Per questo, l'Unione europea ha sollevato dubbi e la gara è stata bloccata. Anche in questo caso, per far ripartire la gara, servono decisioni politiche che al momento non possono essere prese da nessuno.

I DUE MILIARDI ATTESI DAI COSTRUTTORI

Ora i costruttori del Lazio hanno paura. Le dimissioni del presidente della Regione Renata Polverini lasciano un debito nei confronti delle imprese edili del territorio di 2 miliardi. Una stima di massima, che potrebbe essere rivista al rialzo. Perché, come spiega il presidente dell'Acer (Associazione costruttori edili di Roma), Eugenio Batelli, «molti costruttori non denunciano i crediti vantati nei confronti degli enti locali». Magari perché preferiscono evitare polemiche che potrebbero inficiare l'esito di eventuali trattative. Due miliardi sono i debiti complessivi di tutti gli enti locali del Lazio, Roma compresa. Debiti che, almeno in parte, hanno la loro origine nella lentezza dei trasferimenti erogati dalla Regione ai vari Comuni del territorio. Se parliamo, invece, di debiti diretti della Regione nei confronti delle aziende laziali, la cifra "scende" a un miliardo di euro. Risorse che certo sarebbero "preziose", secondo Batelli, in un momento di crisi come questo e che, tuttavia, rischiano di rimanere intrappolate nell'attesa di nuove elezioni, come accadde per il Campidoglio quando si insediò la nuova Giunta comunale guidata da Gianni Alemanno. Il rischio che la cassa si blocchi terrorizza i costruttori, abituati, anche con le dimissioni dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo, a pause e stand-by amministrativi pericolosi per i creditori.

«Ora il problema – riflette Batelli – è l'approvazione dell'assestamento di Bilancio che deve avvenire entro la fine dell'anno». Se si insedierà un commissario, i tecnici potrebbero verificare che manca la copertura di alcuni pagamenti e bloccare tutto. Viceversa, se le verifiche dovessero rivelare che tutti gli impegni di spesa hanno copertura finanziaria, la liquidazione dei crediti dovrebbe avvenire anche più velocemente, visto che il commissario, avendo un ruolo tecnico, si limiterebbe a completare le procedure in essere, senza essere distratto da riflessioni di natura politica. Intanto, i costruttori attendono. E sperano.

IL PIANO CASA
Anche perchè con dimissioni della Governatrice restano sul piatto altre pendenze di non poco conto come la questione Piano casa. A quanto pare, le modifiche alla legge non sono bastate. Nonostante l'approvazione della legge regionale 12/2012, che emendava in diversi punti il piano casa laziale, la norma su ampliamenti e cambi di destinazione d'uso resta nell'occhio del ciclone. E, salvo sorprese, il ministero dei Beni culturali ne chiederà nel giro di qualche settimana l'impugnativa.

Per adesso, dalle parti si apprende che c'è una trattativa aperta. Il responsabile dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi ha infatti presentato una serie di rilievi al dipartimento per gli Affari regionali, che avrebbe competenza su un'eventuale impugnativa. Si tratta di un copione già visto: era ottobre 2011 quando l'allora ministro Giancarlo Galan lanciò la sua campagna contro la legge voluta dal vicepresidente della giunta laziale Luciano Ciocchetti.

I punti contestati sono diversi; alcuni di questi erano già finiti nel mirino di Galan. Non piace, in generale, lo spirito della legge che andrebbe contro un altro provvedimento appena varato dal governo: il decreto sulla limitazione del consumo di suolo. Oltre a questo, poi, ci sono diversi aspetti specifici che sarebbero da emendare. Il piano casa della giunta Polverini, infatti, ha cancellato la copianificazione tra Regione e Soprintendenza, depotenziando di fatto il ruolo del ministero. E ha anche abolito la cabina di regia con il governo prevista dalla vecchia norma.
Infine, non piace il fatto che si istituisca la possibilità di operare cambi di destinazione d'uso in deroga. Questo, a differenza degli altri, non era tra i punti contestati dal vecchio governo. E, soprattutto, è anche tra i passaggi più importanti della legge. Crollato questo, è concreto il rischio che l'intero piano casa collassi.

A questo punto la palla è nelle mani della Regione Lazio. I tecnici dell'assessorato all'Urbanistica dovranno rispondere ai rilievi del governo. Se queste risposte non dovessero essere convincenti, gli Affari regionali proporranno l'impugnativa al Consiglio dei ministri. Una soluzione che appare sempre più probabile.


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