Lavori Pubblici

Porti, il Friuli Venezia Giulia apre ai capitali privati

Jada C. Ferrero

Tra i contenuti più innovativi della legge, la possibilità di ricorrere al project financing o ad altre forme di partenariato pubblico-privato per attrarre investimenti nella realizzazione di opere infrastrutturali e di potenziamento

In vigore in Friuli Venezia Giulia la nuova legge che ridisciplina la portualità regionale (Lr 15/2012). Il testo, in 17 articoli, è fresco di pubblicazione sul Bollettino ufficiale (n° 23 del 6 giugno).
La legge è figlia della specificità della regione autonoma guidata da Renzo Tondo (Pdl), e costituisce il primo esempio italiano di trasferimento organico ad una Regione di funzioni amministrative in materia di portualità di interesse nazionale, un embrione insomma di concreto federalismo portuale. Il disegno di legge era stato licenziato dalla Giunta in febbraio, poi approvato in Aula il 24 maggio.

Fermo restando che il porto di Trieste come scalo strategico di rilevanza economica internazionale rimane soggetto alla legge portuale nazionale (L. 84/94), la nuova disciplina friulana esercita le sue competenze sui porti di Porto Nogaro (Udine) e Monfalcone (Gorizia), quest'ultimo di rilevanza nazionale, definendone organizzazione e funzionamento. Opera dunque per stimolare un sistema dell'Alto Adriatico, in cooperazione con lo scalo triestino, nell'ottica di favorire la realizzazione di infrastrutture e lo svolgimento di servizi funzionali all'organizzazione di una piattaforma logistica che consideri, oltre ai porti esistenti, anche le aree retroportuali e intermodali, specie in relazione ai corridoi transnazionali Ue.
Tra i contenuti più innovativi della legge, la possibilità di ricorrere al project financing o ad altre forme di partenariato pubblico/privato per attrarre investimenti nella realizzazione di opere infrastrutturali e di potenziamento.

Il testo definisce le attribuzioni della Regione e degli enti locali sulla base di un sistema di partecipazione di questi ultimi ai processi decisionali più rilevanti, in particolare alla formalizzazione di un'intesa sul Piano regolatore portuale; individua procedure di formazione e approvazione degli atti di pianificazione e programmazione portuale; stabilisce iter e contenuti delle concessioni demaniali, con obiettivi di semplificazione e contenimento dei tempi.
Soddisfazione in Aula per questo primo esempio di federalismo nel settore, da parte dei relatori di maggioranza Roberto Marin (Pdl) e Federico Razzini (Lega Nord): «La legge approvata dal Consiglio regionale conferisce nuove risorse e competenze al territorio, che potrà contare su un'autonomia decisionale senza precedenti. Potrà finalmente decollare il porto di Monfalcone».

Secondo il relatore di minoranza Stefano Pustetto (La Sinistra L'Arcobaleno) «è essenziale che la Regione non si limiti a regolare le attività dei porti di Monfalcone e Porto Nogaro, ma delinei una precisa volontà di collaborazione con la governance del porto di Trieste, per una più ampia strategia di raccordo tra tutte le realtà portuali presenti in Friuli Venezia Giulia, condizione indispensabile per competere con i grandi porti del Nord Europa».


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