Lavori Pubblici

Lazio, iter più snello per le autorizzazioni paesaggistiche

Maria Chiara Voci

Una legge approvata dal Consiglio delega ai Comuni tutte le pratiche per interventi minori - L'Ance: «Con la norma concreta accelerazione delle procedure per l'attuazione del Piano Casa»

Il Lazio snellisce e rende più rapide, attraverso la subdelega ai Comuni, le procedure di autorizzazione paesaggistica, previste per gli interventi edilizi. Lo stabilisce una nuova legge regionale, approvata a maggioranza (ma con appena 6 voti contrari e un astenuto) mercoledì 30 maggio dal Consiglio. Un atto che avrà un effetto importante sul settore delle costruzioni e che, se gestito bene, potrà sbloccare migliaia di pratiche (e di conseguenza di piccoli cantieri), attualmente ferme in attesa di esame. Con beneficio dei privati, che attendono da anni la conclusione di lavori, delle aziende costruttrici e anche dei Comuni, che incassano con la concessione edilizia i relativi oneri, miniera di risorse per i bilanci ridotti.
«Ad oggi - spiega il relatore della legge e presidente della Commissione Urbanistica, Roberto Buonasorte (La Destra) - il cittadino o l'imprenditore che deve ritirare una concessione per un intervento su immobile soggetto a vincolo, deve inoltrare direttamente alla Regione la domanda di nulla osta. Quest'ultima, a sua volta, deve richiedere il parere della Sovrintendenza. Una mole di lavoro enorme e un percorso soggetto a tempistiche molto lunghe. Basti pensare che, prima del via libera al piano casa, le domande di autorizzazione che giacevano negli uffici del settore Urbanistica erano oltre 8mila e che, dopo il via libera alla legislazione per gli ampliamenti e le demolizioni in deroga, il numero delle pratiche è salito rapidamente a più di 10mila. Impossibile far fronte in tempi rapidi all'extra lavoro».

Ma l'ingolfamento degli uffici dovrebbe ormai essere storia. Non appena sarà operativo il nuovo testo (si prevede entro l'autunno, visto che la legge dovrà essere completata, dopo la pubblicazione in Bur e l'entrata in vigore, con un regolamento attuativo) tutte le autorizzazioni sugli interventi minori saranno delegate ai Comuni, che dovranno esprimersi entro 60 giorni (se non sarà così le funzioni torneranno in Regione). Resteranno, invece, escluse le operazioni più importanti, che implicano trasformazioni profonde del territorio.
Per gestire le pratiche, le amministrazioni cittadine si dovranno dotare di apposite commissioni, composte ciascuna da tre esperti, fra cui un funzionario della Soprintendenza: nel caso di centri con meno di 5mila abitanti, l'obbligo sarà di svolgere queste funzioni in forma associata. Per consentire ai municipi di far fronte alle spese di istituzione e funzionamento delle commissioni, un emendamento inserito in aula nel novellato prevede il versamento, da parte del richiedente, di un diritto di istruttoria.

Alla Regione, oltre all'esame delle pratiche più significative, resteranno anche in carico i poteri di controllo e di vigilanza, che saranno svolti a campione sui nulla osta rilasciati. «Grazie alla nuova disciplina - prosegue Buonasorte -, in linea con il principio del decentramento amministrativo, vogliamo snellire le procedure per favorire lo sviluppo in un settore, l'edilizia, che da solo rappresenta il 32% del Prodotto interno lordo del Lazio. Diamo, insomma, risposte concrete ai cittadini e agli imprenditori che hanno bisogno di meno lungaggini burocratiche e più certezze».
Positivo anche il commento dell'Ance. «La nuova norma - spiega il presidente della sezione Lazio, Stefano Petrucci - potrà dare una concreta accelerazione a molte pratiche, comprese quelle relative all'attuazione del Piano Casa, consentendo di sbloccare i numerosi interventi attualmente in sospeso. Le richieste di autorizzazione potranno infatti seguire un iter più snello e breve. Il nostro auspicio è che i Comuni si adoperino rapidamente nella riorganizzazione dei propri uffici e che si possa evitare la creazione di passaggi burocratici che potrebbero inficiare la portata del provvedimento».


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