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Nuova vita ai vecchi fari, il Demanio ne dismette 11: parte la caccia ai privati

Giuseppe Latour

Circa venti milioni di investimenti e canoni concessori per 7-800mila euro all'anno. La consultazione si chiude il 10 agosto. Altre 40 stratture pronte per la concessione

Undici fari, circa venti milioni di euro di investimenti mobilitati e canoni concessori per 7-800mila euro all'anno. Sono i numeri dell'operazione Valore Paese – Fari, lanciata oggi a Roma dall'Agenzia del Demanio e dal ministero della Difesa, in collaborazione con il ministero dei Beni culturali e il ministero dell'Economia. Insieme hanno aperto una fase di consultazione pubblica, che si chiuderà il 10 agosto prossimo, per poi passare alle gare per la concessione cinquantennale delle strutture. Saranno chiuse a inizio 2016 e serviranno a selezionare operatori interessati a valorizzare fari ormai dismessi per farne principalmente strutture destinate al turismo. E sarà solo il primo passaggio: ci sono almeno altri 40 fari che verranno riattivati dal Demanio nei prossimi anni.

Gli undici fari
L'operazione, per adesso, riguarda undici fari. Sette sono dell'Agenzia del Demanio: il faro di Brucoli ad Augusta (Siracusa), quello di Murro di Porco a Siracusa, Capo Grosso nell'isola di Levanzo a Favignana (Trapani), Punta Cavazzi a Ustica (Palermo), Capo d'Orso a Maiori (Salerno), Punta imperatore a Forio d'Ischia (Napoli), San Domino alle Tremiti (Foggia). Altri quattro, invece, appartengono al ministero della Difesa: Punta del Fenaio e Capel Rosso all'isola dal Giglio e isola delle Formiche, tutti in provincia di Grosseto, oltre a isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone.

Aggiudicazioni nel 2016
La scelta fatta viene illustrata dal direttore dell'Agenzia Roberto Reggi: «Da quando non ci sono più i presidi dei guardiani queste strutture sono andate progressivamente in stato di degrado. Avevamo due strade: investire risorse pubbliche per ristrutturarle o avviare una valorizzazione in chiave di partenariato pubblico privato. Abbiamo scelto la seconda». Il programma è già definito. Da subito parte una fase di consultazione, per affinare i successivi bandi, che scatteranno in autunno e saranno chiusi a inizio 2016. I fari saranno aggiudicati con la formula della concessione fino a 50 anni al migliore offerente.

I numeri dell'operazione
«In questo modo – dice il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta – ci muoviamo in un'ottica nuova rispetto all'idea di dismettere grandi fette di patrimonio pubblico, ipotizzando numeri assolutamente irrealizzabili. Adesso abbiamo ridotto le nostre aspettative, ma pensiamo di migliorare la qualità del patrimonio». Il ritorno dell'operazione viene spiegato da Reggi. «C'è anzitutto da considerare l'investimento che mobilitiamo. Sono risorse che lo stato non deve spendere per ristrutturare l'immobile. Possiamo stimare un costo di 2mila euro a metro quadro, arrivando a calcolare che, per mettere a nuovo un faro, possono servire circa due milioni di euro». Quindi, nella prima tranche di valorizzazioni si mobilitano risorse per una ventina di milioni di investimenti.

C'è, poi, il tema dei canoni concessori. «Guardando ai precedenti, possiamo stimare che dieci fari ci diano un ritorno tra i 700 e gli 800mila euro all'anno di canoni», dice ancora Reggi. L'esempio a cui fa riferimento Reggi è quello di Capo Spartivento in provincia di Cagliari, affidato in concessione nel 2005 e diventato un albergo di lusso, attualmente funzionante. L'investimento mobilitato, in quel caso, è stato di 2,5 milioni di euro con un canone di concessione versato allo Stato di 100mila euro all'anno.

Altri 40 fari sul tavolo
Queste undici non saranno le ultime operazioni di questo tipo. I fari del Demanio sono altri quaranta: saranno valorizzati nei prossimi mesi. A questi si aggiungono quelli della Difesa. «Valuteremo quali sono i beni che non ci servono più e che possiamo impegnare nei prossimi mesi. Sicuramente porteremo avanti con l'Agenzia del Demanio altre operazioni di questo tipo», racconta il ministro della Difesa Robera Pinotti. Senza dimenticare il tema dei vincoli paesaggistici e culturali. «Pensiamo di valorizzare il patrimonio, ma sempre tutelandolo, perché tutti i beni di cui parliamo sono collocati in aree incontaminate che bisogna preservare. Vigileremo su questo, assicurandoci che arrivino gli investimenti ma anche verificando che non si facciano speculazioni», spiega il ministro del Beni culturali, Dario Franceschini.


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