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Confedilizia: in Italia tassazione record sugli immobili, serve manovra shock

Massimo Frontera

Lo dice uno studio presentato oggi a Roma. Corrado Sforza Fogliani: «riduzione delle rendite catastali per 7-800 milioni»

Record tutto italiano dell'Italia per la tassazione sugli immobili, grazie alla manovra avviata nel 2011 dal governo Monti. Quello che i contribuenti italiani da tempo avevano capito, è ora una certezza documentata, con tanto di grafici e cifre (si veda il link in fondo alla pagina). Ci ha pensato Confedilizia ha lanciare il "j'accuse" contro gli ultimi governi, che hanno aumentato la pressione delle imposte dirette e indirette sui patrimoni immobiliari, portandole a livelli che non hanno eguali in Europa e nel mondo. Per alleviare la pressione fiscale e dare un segnale di fiducia agli italiani Confedilizia ha fatto la sua proposta shock: «Ridurre le rendite catastali in modo significativo, in modo dare un segnale di fiducia ai proprietari immobiliari», ha chiesto il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani.

In Italia primato mondiale sulla fiscalità immobiliare. A smontare la tesi - sostenuta dal governo Monti - che l'Italia avesse una bassa tassazione sugli immobili e che ci fossero dunque spazi di manovra per rivedere al rialzo le aliquote, è uno studio a cura di Francesco Forte, docente di Scienze delle Finanze alla Sapienza di Roma. I principali contenuti dello studio (che sarà pubblicato da Confedilizia) sono stati anticipati a Roma e illustrati dal curatore nella sede dell'associazione della proprietà edilizia.
«Già nel 2011 - dice Forte - la tesi era falsa perché, sul Pil, la media per il 15 stati nel complesso era pari alla pressione italiana del 2011, ossia lo 0,7%. E con l'Imu è stato raggiunto il livello dell'1,5%, mentre nell'eurozona era lo 0,8%». Tutti i grafici illustrati, relativi al 2012 (ultimo anno disponibile per risultati confrontabili tra i vari paesi), confermano l'amara realtà di una tassazione definita «disumana», con livelli sempre più elevati rispetto alle media dei paesi europei (a 15 e a 22 Stati) e alla media Ocse: la tassazione diretta vale l'1,5% sul Pil contro lo 0,8% dell'Europa a 15. Con le imposte indirette siamo allo 0,7% del Pil contro quasi lo 0,2% della media Ocse. Messe insieme, le due imposte pesano per 2,2% rispetto al Pil, contro l'1,2% della media Ue. Ma ecco la sintesi: la tassazione globale sul reddito e sugli immobili vale qualcosa come 15% del Pil, contro un valore tra l'8% e 10% delle medie di altri Paesi.

Se poi il confronto viene fatto a livello di paese, prendendo i sei maggiori Stati tra i 32 del paniere Ocse, si scopre che l'Italia - tra il 2011 e l'anno successivo - ha surclassato Spagna e Giappone, collocandosi alle spalle di soli tre paesi con fiscalità immobiliare più pesante: Stati uniti, Francia e Regno Unito. Ma in questi tre paesi, l'elevata tassazione sugli immobili è compensata da una complessiva tassazione sul reddito meno elevata. Se infatti si guarda il "cuneo fiscale" che grava sul contribuente Italiano si vede che nessuno stato raggiunge il nostro 18,1%: il Regno unito si ferma all'11,5%, gli Usa arrivano al 15,5% e la Francia al 14,2%.

Le proposte di Confedilizia. Accanto alla denuncia, Confedilizia ha lanciato le sue proposte: «C'è bisogno di una manovra shock che restituisca agli italiani fiducia, dando certezza che gli immobili non saranno più la soluzione ai bisogni di cassa dello Stato». Da qui la richiesta di una «riduzione delle rendite catastali significativa, per 700-800 milioni di euro». «La copertura necessaria - aggiunge Sforza Fogliani - non è molta, e invece il segnale di fiducia sarebbe molto efficace». «Gli italiani - ha ricordato sempre il presidente di Confedilizia - si sono visti privati da un giorno all'altro della garanzia, anche psicologica del valore dei loro immobili. È per questo che gli italiani non hanno più la capacità di spendere per i consumi». Quanto poi all'annunciato "ricompattamento" di Imu e Tasi, Confedilizia approva, «perché viene incontro a esigenze più volte rappresentate anche al precedente governo, in questo caso inutilmente». «Si impone però – aggiunge Sforza Fogliani – un recupero del concetto del beneficio dei servizi già sostenuto dall'Alta Commissione di studio sul federalismo fiscale».

Tasi, fantasia al potere. Anche grazie alla creatività dei comuni il primo appuntamento del contribuente italiano con il nuovo tributo si celebra all'insegna del caos. Se c'è una cosa che accomuna gli 8mila comuni italiani è la diversità: non c'è un a delibera uguale all'altra. Confedilizia ha raccolto un florilegio che testimonia tanta "biodiversità fiscale", soprattutto in materia di detrazioni. Modena e Asti sono due casi di detrazione progressiva con aliquote diverse in base alla rendita catastale. Ma il record è a Bologna con 24 diverse detrazioni. Lecco propone due aliquote distinte per categoria catastale. Il comune di Ferrara fa tornare i contribuenti sui banchi di scuola obbligando a risolvere un'equazione di primo grado. Chi ce la fa, può magari dare una mano ai cittadini di Parma, dove il Comune ha pensato bene di prevedere una detrazione maggiorata per abitazioni principali, da calcolare in base alla capacità contributiva (in base all'Isee): previste tre fasce Isee e 9 categorie di rendita catastale, auguri. Reggio Emilia concede detrazioni per i figli ma solo fino a 25 anni; Barbara (Ancona) e Terrassa Padovana (Pd) sono più generose: fino a 26 anni, chi sa perché. A Sassari la riduzione dipende dagli occupanti. Ad Arezzo e Reggio Emilia il calcolo deve tener conto in modo distinto di abitazione principale e pertinenze. A Oristano la detrazione aumenta ai nuclei familiari che, entro il 31 dicembre, di ciascun anno, abbiano almeno un figlio, buon lavoro. A La Spezia ci hanno pensato bene prima di stabilire che «per la detrazione per l'abitazione principale (modulata a secondo della rendita), debba essere considerata solo la rendita catastale dell'abitazione, con esclusione della rendita delle pertinenze, mentre la detrazione spettante deve essere applicata al tributo complessivamente dovuto, comprensivo anche della quota di pertinenze». Magari hanno anche pagato un consulente.
"Dulcis" in fundo, i comuni di Bologna e Ancona - tra quelli monitorati da Confedilizia - hanno già deciso che l'aliquota anche del 2015. Come c'era da immaginarsi, hanno indicato un livello di Tasi superiore a quello del 2014: i bolognesi avranno un'aliquota del 4,3 per mille mentre i contribuenti di Ancona si preparino a un moltiplicatore del 4,1 per mille.

Leggi la sintesi dello studio di Confedilizia (link )


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