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Da Bankitalia allarme sull'invenduto: oltre 500mila abitazione vuote, potenziare gli incentivi all'acquisto

Massimo Frontera

Il dato emerge dall'audizione della Banca d'Italia in Parlamento nell'ambito della conversione in legge del decreto sblocca Italia

Dalla Banca d'Italia arriva l'ultima stima sul numero di immobili invenduti. Secondo i tecnici di Palazzo Koch sono oltre 500mila le residenze realizzate dalle imprese e non ancora assorbite dal mercato.

Il dato è contenuto nella relazione che i rappresentati della Banca d'Italia hanno depositato in Parlamento nell'ambito dell'audizione in Parlamento sullo sblocca-Italia (svoltasi martedì scorso presso la commissione Ambiente della Camera). In un passaggio della relazione, Bankitalia ha parlato dell'«attuale stock di abitazioni invendute, stimabile al di sopra delle 500.000 unità».
Il contesto della citazione riguardava il commento le osservazioni degli uomini di Bankitalia alle misure di rilancio dell'attività edilizia, anche per l'acquisto di nuove costruzioni. Secondo Bankitalia, sarebbe il caso di ampliare l'ambito di applicazione degli incentivi, in modo da favorire un più ampio assorbimento dell' stock di invenduto. «I requisiti che identificano la tipologia degli immobili ammessi alle agevolazioni per l'acquisto di abitazioni di nuova costruzione oppure ristrutturate ai fini della loro locazione a canoni concordati - si legge in passaggio della relazione - potrebbero restringerne il numero rispetto all'attuale stock di abitazioni invendute, stimabile al di sopra delle 500.000 unità. Per rafforzare l'impulso ciclico potrebbero essere attenuate le restrizioni che non afferiscono agli obiettivi più generali di rafforzamento delle condizioni di sicurezza ed efficienza energetica degli immobili, valutando nel contempo la possibilità di estendere il beneficio anche a operatori diversi dalle persone fisiche».

Bankitalia, consiglia dunque di ampliare la platea dei potenziali acquirenti e potenziali promotori di interventi di ristrutturazione edilizia e riqualificazione energetica degli immobili. Ma consiglia anche di eliminare elementi che scoraggiano la misura, come la fiscalità immobiliare.

«L'adesione all'incentivo - ammonisce la relazione - potrebbe risentire negativamente anche della percezione di incertezza circa l'assetto definitivo della tassazione della proprietà immobiliare, che dopo molteplici revisioni nel corso dell'ultimo triennio ha assunto attualmente una struttura assai articolata e non sempre chiaramente percepibile, rimanendo comunque ancorata a valori catastali oramai datati che rendono i differenziali impositivi tra le diverse abitazioni non ben allineati coi differenziali di valore di mercato; a questo si aggiungono le prospettive di bassa redditività dell'investimento, dati i livelli modesti dei canoni di locazione e il rischio di morosità connesso con le persistenti difficoltà reddituali delle famiglie italiane. Anche il tetto massimo di spesa a cui si commisura la deduzione fiscale potrebbe ridurne l'appetibilità in quanto, per effetto dei requisiti in termini di prestazioni energetiche, gli immobili ammessi all'incentivo dovrebbero collocarsi prevalentemente tra le fasce di prezzo medio-alte». «Lo schema di incentivo è inoltre esteso ai costi di costruzione di nuove abitazioni sostenuti da soggetti privati già proprietari di suoli edificabili. Ne discende una possibile tensione con l'obiettivo, affermato da altre disposizioni contenute nel decreto, di limitare l'ulteriore consumo di suolo, anche considerando che negli anni recenti il riconoscimento di diritti edificatori ha interessato quote crescenti del territorio a livello comunale».

Non mancano segnalazioni sulle misure attuative previste dal decreto, che possono essere altrettante occasioni di mancata applicazione delle misure: «Alcuni elementi di criticità possono tuttavia limitare l'efficacia delle misure previste. Anche in questo caso, come per le infrastrutture, vanno segnalati i rischi connessi con possibili ritardi nell'adozione dei necessari provvedimenti amministrativi. Ad esempio, solo quattro regioni hanno finora attivato le procedure per l'adozione della dichiarazione unica da presentare all'inizio dei lavori prevista dal decreto legge. Anche con riferimento al recupero di beni del demanio non utilizzati, affidato all'iniziativa dei comuni, andrebbero previsti meccanismi di monitoraggio dell'effettivo avvio dei progetti di riqualificazione concordati con i ministeri titolari dei beni».

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