Casa Fisco Immobiliare

Immobiliare, gli operatori: «Trend negativo alle spalle». Nomisma: «Prezzi giù del 19%»

Giuseppe Latour

Il «Sentiment» per i primi 4 mesi del 2014 di Federimmobiliare e Sorgente Group: «L'incertezza normativa frena la ripresa». Ma le compravendite calano ancora

La congiuntura negativa, nel settore immobiliare, sembra avviata a chiudersi. Anche se rimangono perplessità legate soprattutto all'instabilità normativa e alla politica monetaria della Bce. Dice questo il "Sentiment del mercato immobiliare" per il primo quadrimestre del 2014, l'osservatorio elaborato dall'Università degli studi di Parma in collaborazione con Sorgente Group e Federimmobiliare, che intervista circa duecento operatori del mercato, appartenenti ai settori del trading, development, property, facility, progettazione, valutazione, consulenza, finanza. Più dell'80% del panel ritiene che nei prossimi dodici mesi il settore potrà migliorare o rimanere stabile, a fronte di un residuale 14,85% del campione che pensa a un peggioramento.

L'indice Fiups, acronimo di Federimmobiliare, Università degli studi di Parma e Sorgente Group, che è la rappresentazione grafica del Sentiment, cerca di intercettare le aspettative della filiera e rivela che non tutti i settori del real estate sono da valutare sotto la stessa lente. L'indice nel primo quadrimestre 2014 si è infatti assestato a 17,95 da 18,18 dello scorso quadrimestre, dopo due anni di leggera, ma costante crescita. Ciò che determina la flessione è probabilmente l'incertezza delle normative amministrative e tributarie in materia immobiliare.
Inoltre, se è vero che si percepisce un nuovo impulso del mercato dei mutui retail, interrogato sulla nuova politica di apertura delle banche all'erogazione di mutui per la casa, il 62,26% degli intervistati non ritiene che questo possa essere un fattore incentivante per la vendita di un numero maggiore di abitazioni. Il comparto residenziale, a ogni modo, viene indicato come quello che per primo potrebbe essere oggetto di recupero, seguito dagli uffici: lo pensa il 53% circa degli intervistati. Rimane la difficoltà per gli immobili industriali, riflesso della crisi più generale. Proprio case e uffici, con la ripresa economica, potrebbero tuttavia contribuire a rendere migliore e duraturo il trend positivo del comparto immobiliare.

Sul fronte del credito, c'è stato un mutamento di prospettiva rispetto alle passate rilevazioni, con un miglioramento per entrambe le tipologie di operatori, retail e istituzionali: secondo il 45,71% è più facile per le famiglie accendere mutui, mentre secondo il 31,43% lo è anche per i grandi investitori. Inoltre, tranne che per il comparto industriale, che potrebbe scontare fenomeni di ristrutturazione aziendale e del debito societario, si accentua il profilo di stabilità del rapporto tra valore dell'immobile e quello del finanziamento.
Infine, il rapporto fa anche il punto sulle tipologie di investitore presenti sul mercato. I Fondi pensione denotano il più grande trend di crescita: secondo gli intervistati sono questi gli investitori più attivi. Viene, poi, confermata la volontà degli investitori istituzionali e previdenziali di modificare la composizione del proprio portafoglio, riducendo la quota di investimenti nel settore residenziale e aumentando quella nel terziario. Per quanto riguarda gli strumenti, cresce la domanda di nuovi fondi, con un occhio di riguardo a quelli non tradizionali, cioè i fondi riservati ad apporto e gli speculativi.

Intanto, l'Osservatorio sul mercato immobiliare, curato da Nomisma, porta notizie negative: "La strada della ripresa del mercato immobiliare si conferma lunga e tortuosa. La perdurante debolezza economica rappresenta un elemento di indiscutibile penalizzazione della possibilità di acquisto di beni durevoli. Non deve stupire se oggi le famiglie alla ricerca di un'abitazione siano poco più di 324 mila contro le quasi 730 mila di un anno fa, mentre quelle potenzialmente interessate ad attivarsi sono 1,6 milioni a fronte dei quasi 2 milioni registrati nel 2013", si legge nel rapporto relativo a tredici grandi città (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Venezia).
A consuntivo dell'anno 2013, le compravendite immobiliari in questi centri si sono ulteriormente ridotte, seppure con un'intensità in progressiva attenuazione. La congiuntura negativa del settore ha prodotto un ridimensionamento significativo del mercato, con quantità dimezzate nel segmento abitativo e cali nell'ordine del 56,5% e del 63,5%, rispettivamente, in quello commerciale e terziario (2013/2006).


© RIPRODUZIONE RISERVATA