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Gestione pubblico-privata del patrimonio, premiata la soluzione ideata dal comune di Grumes (Tn)

Giuseppe Latour

L'ente locale trentino è stato tra i premiati per le best practice di gestione del patrimonio pubblico presentate all'edizione 2014 di Forum Pa

Riprendere nelle mani le redini di una corretta gestione del proprio patrimonio immobiliare e moltiplicare il suo valore per trenta, togliendolo da una situazione di abbandono e mettendolo al servizio della comunità. È questo il senso dell'operazione di valorizzazione lanciata dal Comune di Grumes, in provincia di Trento, appena premiata tra le best practice di gestione del patrimonio pubblico durante l'edizione 2014 di Forum Pa. Un modello di gestione mista pubblico-privato che può essere replicato in altre situazioni simili nel resto d'Italia.

L'intervento della piccola amministrazione trentina (appena 500 abitanti) è stato lanciato in una situazione tipica per molti Comuni italiani: tutte le principali proprietà di Grumes versavano in uno stato di abbandono. Accadeva per l'ostello, un'ex caserma dei carabinieri che non veniva più utilizzata e che costava circa 2mila euro all'anno senza rendere nulla. Ma gli esempi di questa situazione erano diversi: da un rifugio a un ex caseificio, passando per prati, boschi e pascoli. Insomma, usando le parole dello stesso Comune, ci si limitava a una «gestione minimale ai fini della salvaguardia della responsabilità civile verso terzi».

Per invertire questa tendenza, l'amministrazione ha deciso di abbandonare la sola gestione pubblica per affidarsi a una società mista con il compito di affidare in concessione tutte le strutture pubbliche, recuperandole e ristrutturandole con il coinvolgimento di operatori terzi. È nata così Stg, Sviluppo turistico Grumes, una srl con l'obiettivo di sviluppare il territorio per aumentarne il potenziale ricettivo.

Così le strutture abbandonate sono state affidate alla società che, a seconda dei casi, le ha tenute in gestione diretta o le ha girate a terzi, tramite un apposito bando pubblico. Il rifugio e l'ex caseificio sono stati rimessi a nuovo, l'ostello è stato preso in gestione diretta, con l'assunzione di personale locale, i parchi diroccati sono stati ripuliti e aperti al libero accesso per le visite dei turisti.

Questo piano, partito ormai da diversi anni (settembre del 2008), ha avuto un impatto economico fortissimo in termini di valorizzazione del patrimonio immobiliare, nel quadro dei piccoli numeri del bilancio del Comune trentino. Il valore iniziale dei beni era stimato in 148mila euro totali: si è passati a circa 4,4 milioni di euro, trenta volte in più. Senza contare i benefici portati dalla loro riqualificazione in chiave energetica e ambientale, dalla razionalizzazione dei costi e delle procedure di gestione. E, soprattutto, l'impatto positivo di stimolo all'economia locale in termini di investimenti ed occupazione.


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