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Buzzetti (Ance): nessun rischio di «bolla» in Italia, servono ancora 596mila case

Mauro Salerno

In base alle stime dei costruttori, nel 2011, solo il 27,1% degli scambi complessivi riguarda immobili di nuova costruzione. Le proposte: riattivare il circuito del credito, con un alleggerimento del carico fiscale sulla realizzazione e sull'acquisto di abitazioni, soprattutto per quelle a più elevate prestazioni energetiche

«I dati e le caratteristiche del mercato immobiliare italiano indicano che nel nostro Paese non ci sono gli estremi per lo scoppio di una bolla». Questo il commento del Presidente dell'Ance Paolo Buzzetti alle notizie diffuse negli ultimi giorni sul probabile scoppio di una bolla immobiliare in Italia come anche in altri Paesi europei. I dati e le tendenze sul mercato immobiliare italiano sono contenuti in uno studio diffuso dall'associazione dei costruttori in questi giorni. (clicca qui )

«È importante in questo momento di crisi durissima avere grande attenzione nella valutazione dei dati per cercare di evitare effetti negativi per le imprese e per il patrimonio dei cittadini».
In Italia esiste una domanda insoddisfatta di casa ma la crisi del credito impedisce a questa domanda di trovare uno sbocco. «È necessario quindi – secondo il presidente dei costruttori - riattivare il circuito del credito soprattutto a favore delle giovani coppie e mettere in moto politiche che favoriscano l'accesso al bene casa».

I dati che emergono dall'analisi del contesto italiano - si legge nello studio - mostrano che la crescita della popolazione, e soprattutto delle famiglie italiane, osservata nell'ultimo decennio, sostiene una domanda potenziale che ha impedito che i prezzi delle abitazioni scendessero in misura significativa. Infatti, a fronte del forte aumento del numero dei nuclei familiari, si é invece assistito a una progressiva riduzione della produzione di nuove abitazioni. Dal confronto tra abitazioni messe in cantiere e nuove famiglie, risulta pertanto un indicatore di fabbisogno potenziale complessivo di circa 596.000 abitazioni.

In base alle stime dei costruttori, nel 2011, solo il 27,1% degli scambi complessivi riguarda immobili di nuova costruzione. Il peso preponderante delle compravendite (72,9%) è, quindi, attribuibile ad abitazioni già in uso. Sono proprio queste, secondo i costruttori, a influenzare significativamente il prezzo di mercato.

«Di fronte a tale scenario - si legge nello studio - , una eventuale ulteriore riduzione dei prezzi, generalizzata e non selettiva, potrebbe non essere risolutiva per una ripresa delle compravendite e ostacolare, addirittura, il processo di innovazione avviato da una parte significativa di imprese, che ha portato, in pochi anni, ad un notevole miglioramento qualitativo del costruito, dal punto di vista energetico, acustico e antisismico».

Ecco perché evocare scenari di bolle immobiliari nel contesto nazionale italiano, quindi, può determinare processi che si autorealizzano, provocando effetti devastanti non solo nel settore immobiliare, ma nell'intero sistema economico.

«Appare necessario, quindi, - secondo l'ance -, più che impegnarsi in previsioni allarmistiche, individuare proposte realizzabili per sostenere il settore e, per tale via, sfruttare le potenzialità di traino del comparto immobiliare sull'intera economia. Tra queste, ad esempio: la riattivazione del circuito finanziario per l'acquisto delle abitazioni, anche attraverso un fondo di garanzia dello stato per l'erogazione dei mutui alle famiglie. Un alleggerimento del carico fiscale sulla realizzazione e sull'acquisto di abitazioni, soprattutto per quelle a più elevate prestazioni energetiche».


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