Progettazione e Architettura

Ampi spazi circolari illuminati da vetro e cemento multicolore: a Napoli l'Ospedale del Mare di IaN+

Mariagrazia Barletta

Intervista ai progettisti della grande struttura pubblica quasi completata nel quartiere Porticelli: «Così l'ospedale diventa anche luogo di ritrovo»

Sono quasi del tutto realizzati i progetti dello studio IaN + per l'Ospedale del mare di Napoli. A portare la firma del team romano sono la grande hall d'ingresso, la piazza esterna, la corte verde e i collegamenti orizzontali su pilotis. Lo studio IaN +, guidato dagli architetti Carmelo Baglivo e Luca Galofaro e dall'ingegnere Stefania Manna, ha progettato le parti a maggiore frequentazione pubblica della cittadella sanitaria da circa 500 posti letto, che sta per essere ultimata nel quartiere periferico di Ponticelli.
La grande hall di accoglienza e la piazza esterna sono state consegnate con l'apertura del poliambulatorio, inaugurato lo scorso marzo, ma manca poco per terminare anche il cosiddetto «Albero»: una struttura su pilotis, che attraversa la corte dell'edificio cosiddetto «Ospedale», con la funzione di distribuire i flussi, collegando la zona degli ambulatori con quella opposta dell'ala degenze. E adesso si lavora sulla corte interna, anch'essa in fase di ultimazione.
Le parti progettate dallo studio IaN + sono quelle che più potevano esprimere qualità architettonica e riservare maggiore libertà progettuale. Pochi elementi, ma capaci di arricchire il luogo di cura con nuove sfumature e significati e di sottolineare il concetto di «umanizzazione» degli spazi. Lo stesso concetto su cui si fondano le linee guida per la progettazione dell'ospedale del futuro, elaborate da Renzo Piano nel 2000 su incarico dell'allora ministero della Sanità. Il nosocomio modello di Piano era una sorta di metaprogetto al quale, poi, l'intero Ospedale del mare si è ispirato.

L'iter
Un lungo percorso, quello dell'Ospedale del mare, iniziato con un project financing vinto nel 2004 dall'Ati capitanata da Astaldi Spa, proseguito con l'avvio dei lavori nel 2006 e poi una lunga interruzione del cantiere, il commissariamento, indagini della magistratura, la riformulazione del project financing ed un incremento vertiginoso delle risorse pubbliche investite, per un costo di 365 milioni di euro, di cui 55 milioni spesi per contenzioni. «Vicissitudini che non sta a noi giudicare» afferma Stefania Manna, «ma – prosegue - un iter di 10 anni richiede ai progettisti uno sforzo enorme per mantenere costante la qualità del lavoro nel tempo. Uno sforzo che non trova una corrispondenza materiale: il progetto viene pagato una sola volta, all'inizio, ma poi il lavoro portato avanti negli anni successivi è un di più. Si tratta di un impegno costante proporzionato solo alla resistenza civile, così la chiamiamo noi, di chi fa questo mestiere nel nostro Paese». E i tempi lunghi sono una quasi costante da mettere in conto, una condizione, sottolinea, che «costringe i progettisti italiani a lavorare con una marcia in meno rispetto ai colleghi all'estero».

Il progetto
A coinvolgere lo studio IaN + nella progettazione è stata l'Astaldi, che lo ha chiamato a collaborare già in fase di gara. Ad ispirare l'ideazione della grande hall circolare sono state le stesse linee guida dell'ospedale modello di Renzo Piano, che raccomandano la creazione di un ingresso che attenui il primo impatto con la struttura ospedaliera. Difatti la hall rimanda a spazi contemporanei e luminosi, «di quelli che potremmo trovare in un aeroporto o in alberghi di un certo tipo», sottolinea Carmelo Baglivo. La hall su tre livelli è inondata da luce zenitale che entra dai lucernari e attraversa i grandi fori circolari praticati nei solai. A caratterizzare l'ingresso è anche una sorta di serra aperta in sommità. Lo spazio risulta complesso ma è anche concepito in modo che chi entra possa avere una visione completa del luogo, scorgere subito i collegamenti verticali ed orientarsi con facilità.
All'esterno si estende una piazza lineare, molto semplice e a servizio anche del quartiere, concepita per resistere nel tempo e ad eventuali atti vandalici. Dunque, materiali resistenti a comporre sedute e pensiline. «Quello che volevamo – afferma Carmelo Baglivo - era portare l'ambiente della hall all'esterno della stessa. L'ospedale è comunque un luogo di ritrovo e di attesa e per noi era importante caratterizzare questo spazio anche per quanto riguarda l'uso. Abbiamo messo giochi per bambini e pensiline di protezione dal sole, in modo da estendere l'accoglienza anche al di fuori della hall».
A collegare gli ambulatori con le degenze ed il pronto soccorso provvede un percorso orizzontale, una struttura che in pianta ricorda le ramificazioni di un albero. Il percorso, su pilotis, attraversa la corte interna, la cui sistemazione è anch'essa firmata da IaN +.

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Le facciate
La facciata della hall è ricoperta da lastre in fibrocemento colorato di basso spessore, alternate con altre di vetro stratificato e accoppiato. Le diverse sfumature del vetro, impiegate anche nel cosiddetto «Albero», sono ottenute dall'accoppiamento di vetri di soli tre colori ai quali si aggiunge un vetro incolore. «Ogni produttore di vetro fornisce una gamma ristretta di colorazioni, ci siamo dovuti ingegnerizzare per produrre più gradazioni a partire dai campioni che avevamo sul tavolo, che non erano poi così vari. Nell'Albero, ad esempio, abbiamo undici moduli di variazione cromatica diversa, ottenuti dall'accoppiamento dei quattro vetri trasparenti», racconta l'ing. Manna.

Gli isolatori sismici
L'Ospedale del mare è poi la più grande struttura pubblica in Europa su isolatori sismici. Ne sono stati impiegati 327. «La soluzione era molto innovativa dieci anni fa, quando è stata concepita, ossia prima del sisma dell'Aquila. Si è anche dovuto pensare ad un'economia di scala, perché gli edifici non ospedalieri, ad esempio quelli da noi progettati, non sono su isolatori. E proprio per questo le nostre strutture hanno giunti che consentono spostamenti fino a trenta centimetri», spiega Stefania Manna.


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