Progettazione e Architettura

Progettazione e software, scoppia il caso Ntc

Giuseppe Latour

La denuncia di Ingegneria Sismica Italiana: «Norme tecniche incomplete e complesse, impossibile sviluppare i programmi informatici per le strutture antisismiche»

Le norme tecniche per le costruzioni ostacolano la realizzazione di software. La denuncia arriva a Ingegneria sismica italiana, associazione che raggruppa tutti gli attori impegnati nel contrasto, tramite la progettazione, ai terremoti nel nostro Paese. E prende le mosse proprio dall'analisi realizzata dai produttori di programmi, riuniti sotto la sigla. Per loro le Ntc non sono pensate per essere tradotte con un software, perché utilizzano un linguaggio pieno di falle.
Questo difetto, su larga scala, si trasferisce su molti altri problemi, come l'assenza di un sistema di validazione comune, l'eccessiva complessità di alcuni capitoli, la difficoltà nella fase di controllo. Il sistema della progettazione di strutture, insomma, in Italia è ancora troppo poco digitale. Andrebbe standardizzato e semplificato, applicando modelli meno prescrittivi.

Il problema generale
Roberto Spagnuolo, amministratore della Softing Srl, illustra il problema. «Le Ntc sono delle specifiche: se queste specifiche non sono complete, il software non è completo. Chi scrive le norme tecniche in Italia non ha cognizione del problema informatico, le norme sono scritte in modo che la loro traduzione diventa difficile». Spagnuolo utilizza un esempio per semplificare questo concetto. «Per realizzare il software bisogna che quello che viene scritto nella norma sia pensato secondo determinati canoni. Immagini una traduzione da un linguaggio a un altro: non è detto che si possano rendere tutte le espressioni, perché alcuni concetti potrebbero non esistere. È esattamente la stessa cosa. Chi pensa le norme deve usare espressioni che esistono per lo strumento informatico».

Le verifiche a taglio
Ancora, un altro esempio, relativo alle verifiche a taglio fatte sul cemento armato, racconta meglio la questione. «La norma, quando parla di queste verifiche, fa riferimento alla larghezza minima della sezione del calcestruzzo. Pensi, però, al caso in cui quella sezione abbiamo forma circolare. Quale sarà la larghezza minima? Evidentemente zero. In casi come questo diventa praticamente impossibile scrivere la norma a livello software». Questa impostazione costringe i produttori di software a lasciare dei buchi nei loro prodotti. «Ci saranno sempre delle mancanze che dipendono dal fatto che la norma non è stata pensata bene a monte». E questo riguarda tanto le vecchie Ntc che l'aggiornamento attualmente allo studio del ministero delle Infrastrutture.

Complessità eccessiva
E non è il solo problema. Esiste una questione legata alla complessità eccessiva di alcuni passaggi. «Il capitolo sulle strutture esistenti delle Ntc è di una complessità grandissima e, soprattutto, inutile». Questo rende il rapporto tra software e progettisti completamente sbagliato. «Il progettista, almeno in teoria, dovrebbe avere un'idea della qualità dei risultati che ottiene con il software. Dovrebbe, cioè, essere in grado di operare una scelta progettuale sfruttando il supporto informatico. Quando, però, ci sono così tante ramificazioni, derivate da un misto di burocrazia e tecnica, diventa impossibile capire il motivo del risultato finale». Per questo, il progettista ha come unica alternativa quella di prendere i risultati per buoni, senza verificarli.

La validazione dei programmi
Questo problema, a catena, si trasferisce sulla validazione. Il capitolo 10 delle Ntc dice che il software va validato e che, quindi, deve rispettare dei requisiti. «La validazione può essere definita come il confronto tra i risultati attesi e quelli dati. Il problema, però, è che non ci sono dei riferimenti univoci per i software». In altre parole, non esistono dei validatori riconosciuti dallo Stato; ogni progettista ha la responsabilità del programma che usa e i produttori di software, a loro volta, si validano da soli, fornendo ai propri clienti delle specifiche che sono sempre diverse. «Ovviamente il progettista non ha elementi per giudicare il programma che utilizza e deve fidarsi. Servirebbe un soggetto terzo che fissi dei parametri di riferimento sui quali basarsi». Questo porta uno scadimento del mercato, sul quale sono presenti prodotti non all'altezza.

Controlli e Bim
Questo caos si trasferisce a sua volta, sulla fase di controllo dei progetti. «Il sistema è tanto complicato che è difficile fare le verifiche». In altre parole, al momento esistono diversi software per le strutture, che traducono una norma molto complessa. Quando il progetto viene depositato al Genio civile, il funzionario si trova davanti una massa abnorme di dati, sistemati in maniera sempre differente: per lui è quasi impossibile controllare il dettaglio di quello che gli arriva. «Questo dipende dal fatto che oggi ci sono molti programmi diversi che non dialogano tra loro. Se ci fosse uno standard comune per tutti, come è successo con Pregeo per il catasto, si potrebbero indicare una serie di dati chiave che il Genio civile potrebbe recuperare in automatico». E questo problema riguarda anche il Bim. «Oggi stiamo cominciando a usare questo sistema, ma al momento è impossibile trasmettere gli elementi relativi alle strutture a un ente di verifica, quando lo si utilizza».

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