Progettazione e Architettura

Ntc e calcestruzzo, le novità costano 310 milioni l'anno

Giuseppe Latour

Assobeton denuncia l'impatto dei nuovi coefficienti sul settore dei prefabbricati

Un impatto durissimo, da 310 milioni di euro all'anno. È questo il risultato che produce l'aggiornamento delle norme tecniche per le costruzioni nel settore delle strutture prefabbricate in calcestruzzo, secondo le stime di Assobeton. Il problema, denunciato dal direttore dell'associazione, Maurizio Grandi, riguarda i nuovi coefficienti delle Ntc, diventati più penalizzanti, rispetto al passato, di circa un 25 per cento. Con un aumento dei costi direttamente proporzionale e anche ingiustificato, perché va oltre quello che ci viene richiesto dagli Eurocodici.

La questione viene illustrata così da Grandi: «L'aspetto più rilevante che a nostro avviso va assolutamente modificato è quello relativo al fattore di comportamento, adottato nel testo revisionato delle Ntc». Questi parametri trasformano, nel calcolo della resistenza sismica, le azioni esterne in sollecitazioni sulla struttura portante di un edificio. Più è alto il coefficiente, minore è la capacità di resistere agli stimoli esterni. «È evidente quale sia l'importanza di queste scelte: ebbene il coefficiente di 4,5 (attualmente in vigore) relativo alle strutture intelaiate in calcestruzzo in classe di duttilità A, è stato abbassato, per le strutture prefabbricate, a 3,5, in netto contrasto con quanto prescritto negli Eurocodici. Un comportamento assurdo tanto più in quanto totalmente immotivato».
Abbassare questo parametro significa incrementare le sollecitazioni sulle strutture prefabbricate in calcestruzzo del 25% rispetto a ciò che si è sempre fatto: quindi, dall'approvazione delle nuove Ntc bisognerà aumentare proporzionalmente l'impiego di materie prime necessarie per realizzare le strutture. Semplificando, si può dire che travi e pilastri dovranno diventare più spessi. «Non solo – prosegue Grandi – siamo di fronte a una chiara violazione di quanto prescrive il decreto Sblocca Italia, che impone esplicitamente di non imporre norme più gravose rispetto ai limiti europei, ma ciò crea anche una sperequazione inaccettabile tra i nostri prodotti rispetto agli analoghi realizzati con materiali differenti». La traduzione di questo appesantimento normativo in costi extra per le imprese parla da sola: «Da una stima da noi fatta, basandoci sulla dimensione attuale del mercato degli edifici industriali in Italia, riteniamo che si stia parlando di un aggravio ingiustificato di costi stimato in non meno di 310 milioni di euro all'anno».
Questo problema, allora, va risolto. Preferibilmente, in sede di revisione del testo e non di circolare. «Per quanto concerne l'ipotesi di poter rimediare a questa clamorosa incongruenza, attraverso un'adeguata scrittura della circolare esplicativa, al di là della necessaria quanto incerta volontà politica, riteniamo che il doveroso rispetto delle gerarchie tra atti ministeriali, porterà ad affidare al mercato il compito di interprete dei testi, generando, inevitabilmente, confusione nei progettisti e conflitti in una sana e trasparente concorrenza».

Detto questo, comunque, l'opinione dell'associazione è che l'approccio italiano alle Ntc vada radicalmente rivisitato. «Un semplice atto legislativo potrebbe risolvere il problema: cancellare cioè in un solo colpo proprio l'obbligo, solo italiano, spagnolo e greco, di avere un documento cogente che regolamenta le Norme per le Costruzioni, e adottare gli Eurocodici». In questo modo sarebbe garantita una capacità molto maggiore di seguire l'innovazione, «per quanto riguarda i materiali e i prodotti, e di aggiustare il tiro in funzione delle mutate condizioni del mercato delle costruzioni». In tutti gli altri Paesi, infatti, vengono applicati direttamente gli Eurocodici senza alcun bisogno di legiferare in sovrapposizione. «Adottandoli anche noi – conclude il direttore – diventeremmo un Paese molto più europeo, apriremmo il nostro mercato a operatori stranieri ma anche, ed è ciò che ci interessa, consentiremmo ai nostri professionisti e alle nostre imprese di familiarizzare con le principali norme che vengono utilizzate in tutta Europa»


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