Progettazione e Architettura

Gli architetti denunciano Cocontest all'Antitrust: solo un'illusione i progetti low cost

Mauro Salerno

La startup italiana permette ai privati di ottenere progetti di interior design lanciando mini-concorsi on line a cui partecipa una community di 20mila progettisti

Architetti contro il sito Cocontest , che offre un servizio di «crowdsourcing» per chi deve arredare, ristrutturare o progettare una casa o un ufficio mettendo in collegamento clienti e progettisti, attraverso una sorta di mini-concorso («contest»). Per il Consiglio nazionale degli architetti (clicca qui per scaricare la segnalazione inviata all'Authority ), la startup italiana forte di una community di circa 20 mila designer e progettisti da ogni parte del mondo, violerebbe le regole, perché nel fornire «prestazioni professionali» si limiterebbe a mettere in contatto clienti e designers, «senza verificare» se i progetti proposti corrispondano a «soluzioni architettoniche fattibili e se siano progettate da professionisti competenti e abilitati».

Il punto di forza reclamizzato dalla società è quello di permettere - a chi è alle prese con un progetto di interior design - di ottenere diversi progetti a un prezzo ridotto rispetto ai costi che si spunterebbero rivolgendosi a un professionisti attraverso i normali canali di mercato.

«Nel sito - dicono gli architetti - non viene mai specificato e spiegato al consumatore che, laddove si progettino interventi edilizi, in Italia, come in Europa, bisogna produrre progetti e documenti complessi, a garanzia della sicurezza e salute dei cittadini e nel rispetto dell'ambiente: per questo motivo la legge in Italia e in Europa obbliga l'utilizzo di professionisti competenti e abilitati ai sensi di specifiche normative nazionali».

La denuncia di attività anti-concorrenziale si basa su due assunti. Primo: secondo il Consiglio Nazionale l'attività del sito sarebbe «svilente per l'intera comunità professionale» perchè si baserebbe sulla proposta di «progetti gratuiti perché se solo "il progetto vincitore" riceverà un onorario, nemmeno definito come tale ma come "premio", tutti gli altri saranno comunque stati lavori gratuiti». Secondo: il sito non «specifica che con tale "progetto" l'ipotetico committente non potrà svolgere alcuna pratica autorizzativa a meno di rivolgersi successivamente a un professionista che lo sviluppi nella sua reale complessità e nei tempi necessari».

Di qui la denuncia all'Autorità garante del mercato. «Dietro l'immagine dell'innovazione, il crowdsourcing - è la conclusione degli architetti - si cela quindi il cinico sfruttamento di professionisti disperati che pagano una mediazione per la vaga speranza di una possibile opportunità di lavoro, ingannando, al contempo il consumatore che viene illuso di poter godere di una progettazione low-cost».

Nei giorni scorsi la società Cocontest, fondata da tre giovani imprenditori romani, è stata scelta dall'incubatore statunitese «500 Startups», con sede a Mountain View in Silicon Valley, tra le 5mila richieste che sono arrivate da tutto il mondo. Dopo essersi aggiudicata un posto tra le 30 startup scelte per il 2015 per essere ospitata a Mountain View (dove potrà avvalersi dei mentori e degli sviluppatori d'impresa più "blasonati" del mondo), segnala l'agenzia Adnkronos, CoContest provvederà a rinnovare gli uffici dell'acceleratore d'impresa che è anche un fondo di investimento.


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