Progettazione e Architettura

Nuove connessioni tra presente e passato: a Tirana la Banca di Albania firmata Marco Petreschi

Luigi Prestinenza Puglisi

Nasce da un concorso il progetto di restauro e recupero che si innesta su un edificio preesistente firmato dall'ingegnere Ballio Morpurgo

La Banca di Albania, recentemente completata di Petreschi Associati, si innesta su una preesistenza di rilievo storico: un precedente edificio di Ballio Morpurgo, ingegnere non privo di talento e autore di edifici monumentali e classicisti, attivo soprattutto durante il ventennio fascista. Suo era, per esempio, il disegno della teca che custodiva l'Ara Pacis a Roma oggi sostituita dal museo di Richard Meier.
«Uno dei principali obiettivi di Ballio Morpurgo era riconnettere presente e passato – ci racconta Marco Petreschi- e anche il nostro progetto ha cercato di non interrompere quel filo diretto con la storia attraverso una ricerca di aggiornamento delle istanze architettoniche contemporanee».
Da qui una accurata ricostruzione filologica che si è avvalsa di ricerche nell'archivio dello studio Morpurgo attingendo direttamente ai disegni esecutivi originari. L'obiettivo era eliminare sovrapposizioni e superfetazioni, riconducendo il manufatto alla sua originaria configurazione.
«Senza l'aiuto di questi accurati elaborati progettuali – continua Petreschi- si sarebbe caduti nell'arbitrario, danneggiando il palinsesto; i disegni sono divenuti una fonte di ispirazione per la costruzione dell'ampliamento».

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L'ampia porzione di edificio realizzata ex novo, che raddoppia la planimetria ad L trasformandola in un impianto rettangolare, infatti, punta a mantenere la potenza e la forza simbolica della costruzione originaria e anche un vago aspetto metafisico, in linea con le ricerche figurative del periodo.
Una soluzione coerente con la ricerca dello studio Petreschi che attraverso le opere realizzate nel corso di una lunga e fruttuosa attività professionale - Petreschi ha progettato numerose costruzioni civili, chiese e anche il palco del Papa per lo scorso Giubileo- ha cercato di contemperare innovazione dei temi e dei contenuti con la salvaguardia degli aspetti più positivi della cultura architettonica italiana e in particolare romana: dalla qualità e ricchezza del particolare costruttivo al respiro, anche monumentale, dell'impianto architettonico.
La connessione tra antico e nuovo avviene all'esterno tramite la continuità dei materiali, delle masse e delle altezze. L'obiettivo è ricostruire una quinta urbana, uno spazio pubblico decoroso arricchito con dettagli ricercati quali le fontane e le vasche d'acqua, le panchine che si illuminano la notte, la cura grafica delle scritte.
Trapela all'esterno attraverso due grandi interruzioni vetrate la grande galleria interna, che collega il vecchio edificio con il nuovo e funge da raccordo visivo tra i livelli dell'edificio.
«Nel raccordo tra la parte preesistente e la nuova- ci racconta Petreschi- gioca un ruolo di rilievo la scelta dei materiali, la loro reperibilità e la messa in opera: quindi si sono privilegiati il mattone e il travertino anche se si è fatto uso di materiali più innovativi quali l'acciaio e le grandi lastre di vetro».
Il piano terreno del nuovo edificio ospita, oltre la hall di ingresso, una sala conferenze per circa 150 persone, il bar, la mensa. Al piano inferiore sono ricavati gli spazi di servizio, tecnici e di sicurezza e un museo numismatico. Ai piani superiori sono stati ubicati gli uffici. Sempre ai piani inferiori è stata ricavata una autorimessa su più livelli.
Dimenticavamo di dire, ma il particolare non è irrilevante, vista la scarsa propensione italiana a farli e a gestirli, che l'incarico di questa banca albanese è arrivato a seguito della vittoria del relativo concorso di progettazione.


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