Progettazione e Architettura

Gli appalti integrati conquistano il 25% degli importi della progettazione

Alessandro Lerbini

Lotti (Oice): L'utilizzo dello strumento avviene senza alcuna protezione del ruolo dei progettisti, con un livello di corrispettivi assolutamente inadeguato rispetto alle responsabilità che deve assumere in gara e in sede di esecuzione del contratto e senza alcuna possibile tutela sul fronte del pagamento diretto da parte della stazione appaltante

Una procedura che a piccoli ma costanti passi ha conquistato, nel corso degli anni, fette di mercato.
Fino ad arrivare (nel 2014) a un'incidenza del 25% sui valori dell'ingegneria pura. L'appalto integrato nel 2014 ha raggiunto la quota di 969 bandi (record degli ultimi 10 anni) per un valore totale di 4,726 miliardi (terzo miglior risultato del decennio, dietro solo ai 6,5 miliardi del 2010 e ai 5,2 miliardi del 2011).
Per capire quanta progettazione si è spostata dal bando di ingegneria classico a quello con formula mista che comprende anche i lavori bisogna analizzare le stime del Cresme e dell'Oice.

Cresme
Secondo uno studio del Centro ricerche economiche sociali di mercato per l'edilizia e il territorio sugli appalti integrati dal valore superiore a 15 milioni, dal 2002 al 2014 sono state promosse 530 gare per 28,6 miliardi, di cui 358 con l'importo di progettazione noto, per un totale di 292 milioni di compensi per l'ingegneria.
Durante questo periodo la media annua è stata di 53 appalti integrati superiori ai 15 milioni per un importo di 2,8 miliardi e una quota di progettazione di 29 milioni.
L'appalto integrato è arrivato ad avere un'incidenza del 5,9% sul totale numerico dei bandi di lavori pubblici nel 2013 (5,5% l'anno scorso) partendo da un peso del 2,8% nel 2005. Quota raddoppiata, quindi, in 10 anni, ma il dato più significativo è quello dei valori: nel 2014 il 16% degli importi dei bandi è andato in gara attraverso l'appalto integrato (era il 23% nel 2013), per un totale di 45 miliardi di euro contro i 275 miliardi del mercato generale.

Oice
Per avere un quadro storico su tutti gli appalti integrati con la quota di progettazione specificata bisogna ricorrere ai dati e alle stime formulate dall'Oice: il valore, dove non specificato nel bando, viene stimato al 2 per cento.
Secondo l'associazione delle organizzazioni di ingegneria, architettura e di consulenza, l'andamento delle gare miste, cioè di progettazione e costruzione insieme (appalti integrati, general contracting, project financing, concessioni di realizzazione e gestione), cala in valore e cresce nel numero nel 2015: l'importo messo in gara tra gennaio e aprile scende del 22,8% rispetto ai primi quattro mesi del 2014, mentre il numero sale dell'11,8 per cento. Nei quattro mesi anche gli appalti integrati, considerati da soli, hanno lo stesso andamento: calano del 23,4% in valore e crescono dell'8,9% in numero.

I dati dell'Oice

L'importo dei servizi di ingegneria e architettura compreso nei bandi per appalti integrati rilevati nel quadrimestre è stato di circa 33 milioni, di 12,9 milioni nel mese di aprile.
«Siamo stati sempre contrari alla liberalizzazione dell'appalto integrato attuata dal codice de Lise nel 2006 – afferma Patrizia Lotti, presidente Oice – perché temevamo che il progettista sarebbe stato vittima della sua posizione di debolezza, stretto fra la stazione appaltante e l'impresa, che non si sarebbero risolti i problemi di varianti e ritardi e che la qualità delle opere non sarebbe migliorata. Così è stato».

Nel 2006 il 5% del valore della progettazione (39 milioni) andava in gara tramite appalto integrato. Poi nel corso degli anni una costante crescita, intervallata da un paio di anni di flessioni. Nel 2007 la progettazione nell'appalto integrato valeva 73 milioni, nel 2008 87 milioni, poi 109 milioni, 134 milioni, i primi cali nel 2011 (105 milioni) e 2012 (88 milioni) per poi passare a 111 milioni nel 2013. L'anno scorso il peso è arrivato al 25,6 per cento (131 milioni).

«L'utilizzo degli appalti integrati – continua Lotti – avviene senza alcuna protezione del ruolo dei progettisti, con un livello di corrispettivi assolutamente inadeguato rispetto alle responsabilità che deve assumere in gara e in sede di esecuzione del contratto e senza alcuna possibile tutela sul fronte del pagamento diretto da parte della stazione appaltante. Va poi considerato che il progettista chiamato dall'impresa a produrre in gara un progetto definitivo nella maggior parte dei casi non potrà utilizzare quel progetto (se non vincitore della gara) come referenza e questo costituisce un ulteriore problema.
Si determina un clamoroso spreco di risorse: in ogni gara le imprese, con i progettisti, devono investire risorse economiche e professionali per fare tanti progetti definitivi quanti sono i concorrenti; poi sarà solo una impresa a vincere e un solo progettista a potere vantare quella referenza. Tante risorse sprecate per un solo affidamento.
Abbiamo quindi accolto con favore la scelta che sta emergendo in Senato di limitare l'appalto integrato riportandolo sul progetto definitivo e ridotto a quei pochi casi in cui l'apporto progettuale dell'impresa ha veramente senso come era all'epoca della legge Merloni. Finalmente vediamo che quanto chiediamo da quasi 10 anni viene condiviso dal Parlamento: speriamo che prevalga l'orientamento a riportare la progettazione a livello esecutivo prima di andare in appalto, selezionando progettisti strutturati, qualificati e affidabili».


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