Progettazione e Architettura

Inarcassa, il tasso di rivalutazione dei contributi passa dall'1,5 al 4,5%

Mariagrazia Barletta

Dai ministeri di Lavoro ed Economia via libera all'incremento per i montanti contributivi individuali - Il nuovo valore sarà applicato nel 2014-2015

Il ministeri del Lavoro e dell'Economia hanno approvato la delibera Inarcassa che incrementa il tasso di rivalutazione dei contributi di tre punti percentuali. Il tasso annuo di capitalizzazione dei montanti contributivi individuali passa così dall'1,5 al 4,5 per cento e sarà applicato nel biennio 2014-2015.
I contributi individuali degli iscritti, ossia i contributi soggettivi, quelli integrativi retrocessi ed eventuali contributi volontari, vengono rivalutati secondo il tasso di capitalizzazione per poi confluire nel proprio «conto individuale», definito montante contributivo, sulla base del quale viene poi calcolata la pensione.

In particolare Inarcassa applica il regime di capitalizzazione composta, in pratica gli interessi maturati al termine di ciascun anno vengono sommati al capitale, si ottiene così un nuovo capitale su cui verranno calcolati gli interessi nel periodo successivo. Nel 2015, ad esempio, si fa riferimento al montante contributivo accantonato al 31 dicembre 2014 che va rivalutato con il nuovo tasso al 4,5 per cento, al calcolo vanno poi aggiunti i contributi versati nel 2014. Lo stesso procedimento si ripete l'anno successivo, e così via, naturalmente tenendo conto delle variazioni del tasso decise di volta in volta dalla Cassa.
È evidente che più alto è il tasso e migliore è l'effetto benefico ai fini della determinazione dell'importo della pensione. Dunque il cambiamento è molto positivo per gli associati alla Cassa degli ingegneri e degli architetti, si tratta di un incremento significativo: «Siamo in assoluto l'unica Cassa che dà questo tipo di rendimento, siamo molto soddisfatti, è una cosa molto sfidante» afferma il presidente di Inarcassa, Paola Muratorio. Un rendimento così alto, infatti, non è applicato da alcuna cassa previdenziale italiana.
Si tratta in particolare di una conquista che la Cassa degli ingegneri e degli architetti è riuscita ad ottenere con il Regolamento di previdenza del 2012. Con la riforma del 2012, Inarcassa si è sganciata infatti dal sistema di calcolo del tasso di capitalizzazione legato al Pil nazionale, che oggi avrebbe portato ad un tasso addirittura negativo, e invece calcola il tasso di rivalutazione in base al cosiddetto Pil di Inarcassa, ossia al monte redditi prodotto dagli iscritti, fermo restando un tasso minimo garantito dell'1,5 per cento, al di sotto del quale non si può andare. Ogni due anni può, poi, deliberare un aumento. Il tasso può dunque essere incrementato di una quota percentuale del rendimento del patrimonio, facendo riferimento all'ultimo quinquennio. Come è accaduto per la prima volta ad ottobre 2014, l'incremento viene proposto dal Consiglio di amministrazione e poi deliberato dal Comitato nazionale dei delegati ed infine approvato dai ministeri vigilanti.

Per Inarcassa il costo legato all'incremento dall'1,5 al 4,5 per cento del tasso di capitalizzazione è di circa 135 milioni di euro, pari allo 0,016 per cento del patrimonio, che ammonta a circa 8 miliardi di euro. La scelta, sottolinea il presidente Paola Muratorio, non è «discrezionale». Il riferimento è alle osservazioni mosse lo scorso gennaio da Massimo Angrisani, professore di Tecnica attuariale della previdenza all'Università "La Sapienza" di Roma, intervenuto ad un incontro su Inarcassa e la sostenibilità del sistema contributivo organizzato dagli Ordini degli architetti e degli ingegneri di Roma. Il professore aveva liquidato l'incremento al 4,5 per cento come una scelta «non oggettivamente motivata». «Non si può stabilire un tasso se prima non lo verifichi», afferma l'arch. Muratorio, che continua: «La proposta del Consiglio nasce da fatti concreti. La concretezza è la verifica di dati di bilancio, della tua redditività, ed è basata su bilanci tecnici attuariali. Queste modifiche sono state poi approvate dai ministeri vigilanti, che non le avrebbero mai approvate se le avessero ritenute discrezionali».


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