Progettazione e Architettura

Geometri, l'allarme di Amadasi (Cipag): «Troppe tasse e professione impoverita, sistema a rischio»

Giuseppe Latour

Il presidente della Cassa di previdenza: «Dopo la riforma del 2012 conti sostenibili, ma solo se la tassazione non continuerà ad aumentare»

Allarme su tassazione e impoverimento della professione. Fausto Amadasi, presidente della Cassa di previdenza dei geometri (Cipag), fa il punto sullo stato di salute del suo istituto. E spiega che i conti, dopo la riforma del 2012, sono pienamente sostenibili, anche grazie all'appesantimento della contribuzione programmato di qui al 2018. Ma che bisogna fare attenzione ad alcune derive che rischiano di mettere in pericolo il sistema, messo sotto pressione dal fisco e dai problemi della categoria. Senza dimenticare le molte iniziative innovative messe in atto da Cipag, come la busta arancione e le compensazioni.

Partiamo da queste. Quali sono stati i risultati delle compensazioni?
La nostra Cassa ha sottoscritto per prima un accordo che prevede la possibilità di compensare i debiti previdenziali con i crediti fiscali che ha l'iscritto. Quindi, anziché recuperarli in tempi lunghissimi, questi soldi vengono usati per pagare i contributi. Si tratta di una possibilità molto usata, per importi superiori ai dieci milioni all'anno. Altre categorie hanno deciso di adottarla.

Anche sulla busta arancione avete aperto una strada…
Va detto che, rispetto a quello che sta facendo Inps, noi abbiamo una categoria omogenea e che tra l'altro è già informatizzata: quindi abbiamo meno problemi. Però a inizio 2013 abbiamo messo a disposizione un servizio di calcolo ipotetico della pensione, modulando la previsione in base al tipo di carriera prevista. Inoltre, per i morosi, viene anche calcolata la differenza di pensione in caso di pagamento del dovuto. Questo servizio è stato usato oltre 50mila volte, su circa 94mila iscritti alla cassa.

Altro punto interessante è la vostra attività di vigilanza.
E' partita nel 2008. Da quell'anno abbiamo cominciato a verificare le autodichiarazioni che fa il nostro iscritto, sulle quali viene calcolato il contributo. Se troviamo delle differenze, abbiamo la possibilità di procedere a un recupero. In questo modo abbiamo accertato la mancanza di oltre 18 milioni di euro.

Parliamo della vostra riforma.
E' partita nel 2012 e andrà pienamente a regime nel 2020. In quell'anno abbiamo programmato una serie di modifiche che ci permettessero una sostenibilità dei conti a cinquant'anni. L'obiettivo è stato raggiunto soprattutto con l'aumento della contribuzione: i minimi, che riguardano il 56% degli iscritti, passeranno dai 2.500 euro del 2013 ai 3.500 euro nel 2018. Ma, grazie a questi sacrifici, siamo a posto.

Vede qualche pericolo possibile?
Diciamo che il sistema è a posto se qualcuno la smette di aumentare le tasse alle Casse professionali. Quest'anno pagheremo più di nove milioni di euro mentre in altri tempi ci aggiravamo intorno ai 2,5 milioni. Dobbiamo smetterla di incassare tutti questi colpi sotto il profilo fiscale. E non è tutto.

Cosa la preoccupa?
Ho grosse preoccupazioni sul fronte della professione. Penso a quello che sta succedendo con il catasto: se riduciamo il ruolo dei professionisti, rischiamo di abbattere le contribuzioni e mettere sotto pressione tutto il sistema. Non è dando linfa ai vari Groupon che si esce dalla crisi.
Chiudiamo con la sentenza della Corte costituzionale. E' preoccupato da questo tipo di iniziative?
Dico soltanto che, per chi deve fare piani e poi fare i conti, è molto problematico non avere la certezza delle norme. Ci sono temi, come le pensioni, sui quali bisognerebbe garantire una stabilità. Se a tre o quattro anni di distanza da un intervento devo rivedere tutti i bilanci attuariali, la vita di una Cassa può diventare molto complessa.


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