Progettazione e Architettura

Dopo 13 anni Roma dice addio al sogno della «casa di vetro» di Piano all'Eur - Il Comune: sarà la nuova sede Telecom - Foto

Massimo Frontera

Cinque anni fa, nel maggio del 2010, il Consiglio del Comune di Roma (sindaco Alemanno) ha approvato la maxi-trasformazione urbana delle ex Torri delle Finanze

È ufficiale, le ex Torri delle Finanze non saranno più demolite, ma verranno riadattate per ospitare la maxi sede della Telecom. Ad annunciarlo è stato l'assessore alla Trasformazione Urbana, Giovanni Caudo, comunicando che un accordo in questo senso è stato raggiunto con i vertici di Telecom e i proprietari immobiliari dell'immobile, la società Cdp Immobiliare guidata dal neo amministratore delegato, Giovanni Paviera .

L'annuncio cade esattamente a distanza di cinque anni dalla storica decisione - approvata dal consiglio del Comune di Roma il 13 maggio 2010 - di demolire i palazzi di viale Europa 242 per realizzare al loro posto il maxi-condominio di lusso progettato dall'architetto Renzo Piano. La decisione, come è noto, non ebbe seguito. Le torri vennero preparate per la demolizione ma non furono mai abbattute. Il progetto di sostituzione urbana, in uno dei punti più noti e visibili del quartiere - proprio accanto al nuovo centro congressi progettato da Massimiliano Fuksas - finì impantanato, sia per questioni legate all'equilibrio economico del progetto, sia per una strenua opposizione di conservatori che hanno difeso gli edifici e il contesto urbanistico originale.

Il progetto, però, comincia molti anni prima. La tappa iniziale si può far risalire al gennaio 2003, quando il complesso delle torri dismesse viene trasferito a Fintecna per un valore fissato a 123 milioni di euro. L'obiettivo è ovviamente la valorizzazione. Fintecna applica uno schema di promozione immobiliare che prevede il coinvolgimento di privati e - nel settembre del 2005 - seleziona una cordata di privati che associa al 50% per sviluppare il progetto nel frattempo individuato: un complesso di residenze di lusso con uffici e negozi. Con Fintecna si associano nomi noti del real estate italiano e delle costruzioni: Immobiliare Lombarda (Salvatore Ligresti), Astrim (Alfio Marchini), Maire Engineering, Fimit e Armellini. Il progetto viene affidato a Renzo Piano e, nel gennaio 2008, viene ufficialmente svelato. Questa prima stagione scorre con la benedizione del sindaco Walter Veltroni, che a febbraio lascia il Campidoglio, dopo aver ottenuto la storica approvazione del nuovo Prg della Capitale.

Il progetto di Renzo Piano
Il nuovo sindaco di Roma, Gianni Alemanno, prende il testimone e appena insediato - cedendo alle pressioni di un partito di conservatori - impone a Renzo Piano di accettare correzioni al progetto che vanno nel senso di assimilare maggiormente il complesso al contesto razionalista. In sintesi: meno vetro e più travertino (con 34mila mq di rivestimento). La "casa di vetro di Renzo Piano" diventa una casa di pietra. Si arriva alla data del 13 maggio 2010, con l'approvazione definitiva definitiva, da parte del Consiglio del Comune di Roma, del progetto di demolizione e trasformazione immobiliare. Ma gli oppositori al progetto non stanno con le mani in mano. L'11 novembre del 2010 il comitato tecnico del Mibac, guidato da Paolo Portoghesi, chiede alla Soprintendenza di vincolare le torri di Ligini che chiede una nuova revisione del progetto, questa volta per renderlo più slanciato.

Il progetto però nel frattempo langue. La crisi economica comincia a dispiegare i suoi effetti, il mercato immobiliare accelera la caduta e i soci privati vedono assottigliarsi i margini, già notevolmente assorbiti dagli oneri ordinari e straordinari legati all'intervento. Nel febbraio del 2011 l'alleanza scricchiola: i soci privati vogliono andarsene dalla società veicolo "Alfiere". Si cerca un compratore che possa accollarsi il 50% della società paritetica. Dopo una infruttuosa ricerca (e aver tentato inutilmente di far acquistare le quote a Eur Spa) nel novembre del 2011 viene dato il mandato a banca Finnat di cercare un compratore. Spariti i soci privati, accantonato il progetto, l'unica cosa che resiste sono le torri, nel frattempo scarnificate e pronte per esplodere, ma la miccia non sarà mai accesa.


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