Progettazione e Architettura

Torino taglia il nastro al grattacielo Intesa Sanpaolo. Piano: «Una macchina urbana»

Maria Chiara Voci

Fra le innovazioni costruttive che sorprendono, colpisce in particolare il grande atrio trasparente che dà l'accesso alla struttura, sopra cui poggia ai primi piani del palazzo un auditorium sospeso da 364 posti, che possono essere composti o scomposti a seconda delle esigenze

Un edificio «attivo, intelligente e che respira», perché consuma pochissima energia e vive secondo il bioritmo dei lavoratori che lo occupano. Una torre «contemporanea, che restituisce alla città molto di più di ciò che la città le ha dato». Una «macchina urbana», aperta a tutti coloro che durante il giorno o la sera vorranno visitarla, per pranzare, cenare o bere un caffè in vetta fra il 35esiamo e il 37esimo piano, nel ristorante e caffetteria ospitato all'interno di una grande serra bioclimatica protetta. Un simbolo, che «parla di trasparenza, funzionalità ed efficienza e che è la misura dell'impegno di una banca per il suo territorio».

Sono tante le definizioni che, questa mattina, sono state utilizzate da Renzo Piano, l'architetto che lo ha realizzato, e dai vertici di Banca Intesa-Sanpaolo, per raccontare l'opera in occasione del taglio ufficiale del nastro della nuova sede di Torino. Un grattacielo realizzato con un investimento di circa mezzo miliardo di euro, che ha trovato casa nel luogo che per eccellenza identifica la trasformazione del capoluogo piemontese degli ultimi anni: la Spina Due, sull'asse dell'alta velocità ferroviaria, della stazione di Porta Susa e del Politecnico. Dieci anni dall'avvio del progetto, cinque dall'inizio dei lavori, affidati a Rizzani de Eccher – Implenia, a capo di un cantiere dove hanno lavorato oltre 500 operai: il lavoro ormai è alle spalle e Torino guarda con grande curiosità al nuovo edificio che svetta, nei panorami, a 166 metri, appena poco al di sotto dell'altezza della Mole Antonelliana.

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«Gli edifici nuovi iniziano ad essere amati da una città solo quando entrano nel quotidiano – ha esordito Renzo Piano, di fronte alla vasta platea di autorità presenti alla cerimonia di inaugurazione -. Sono convinto che accadrà anche per il grattacielo. Che è un'opera contemporanea, per la sua capacità di essere un luogo aperto alla città e un palazzo attivo ed efficiente».

Fra le innovazioni costruttive che sorprendono, colpisce in particolare il grande atrio trasparente che dà l'accesso alla struttura, sopra cui poggia ai primi piani del palazzo un auditorium sospeso da 364 posti, che possono essere composti o scomposti a seconda delle esigenze. Grazie a una soluzione costruttiva unica al mondo, che prevede sei megacolonne posizionate lungo il perimetro e una doppia trave reticolare, l'ingresso del grattacielo appare ai visitatori completamente privo di strutture di sostegno verticali. Il cuore dell'immobile sono 27 piani di uffici, che accolgono oltre 2mia dipendenti. In cima, su tre piani di giardini pensili, una grande serra bioclimatica a disposizione del pubblico ospita una caffetteria e un ristorante oltre a uno spazio per esposizioni pubbliche.

Importanti le soluzioni efficienti utilizzate nell'edificio, che in attesa di ricevere la certificazione leed. Le facciate est e ovest sono rivestite da un sistema a doppia pelle, le cui lamelle mobili garantiscono ventilazione in estate e isolamento termico in inverno. Sulla facciata meridionale, un campo fotovoltaico di circa 1.600 mq assicura l'energia alla torre mentre un giardino di inverno con piante rampicanti consente di filtrare e modulare la luce. L'impianto di climatizzazione sfrutta l'energia di scambio termico con l'acqua di falda senza emissioni nocive in atmosfera. «Costruire bene oggi non è una questione puramente tecnica, ma etica – ha proseguito Piano -. La fragilità della terra è il concetto più importante dei nostri tempi ed è per questo che occorre investire, anche per densificare la città, ma con intelligenza. Seguire questo principio di saggezza non deve essere percepito come uno sforzo a cui sottomettersi, ma come una esigenza a cui rispondere con poesia».

Il grattacielo – che sarà una delle nuove attrattive di Torino - è stato oggetto di studio per 35 architetti e ingegneri, provenienti da tutta Italia, per seguire il master di secondo livello sugli edifici di grande altezza organizzato dal Politecnico di Torino.


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