Progettazione e Architettura

Rinasce il Museo Egizio di Torino con il restyling firmato Isolarchitetti

Maria Chiara Voci

La riqualificazione costata 50 milioni di euro è durata cinque anni. Il direttore scientifico: «Museo all'avanguardia, secondo al mondo dopo il Cairo»

Durante i cinque anni di lavori, dal 2010 ad oggi, migliaia di visitatori in arrivo da tutto il mondo hanno continuato ad affollare le sale espositive, che nel 2014 hanno accolto 568.688 visitatori, quasi 40mila in più di quelli ospitati nell'anno record delle Olimpiadi invernali 2006. Da domani, primo aprile 2015, in anticipo sui tempi di cantiere (il termine del contratto era fissato a giugno), il Museo Egizio di Torino - fra i primi dieci più visitati in Italia e i primi cento al mondo - è pronto a riaprire le sue sale, profondamente rinnovate, all'interno dello storico palazzo di via Accademia delle Scienze.

«Non un museo ristrutturato, ma un museo completamente nuovo, che nulla ha a che vedere con il passato», sottolinea Luca Remmert, segretario generale della Compagnia di Sanpaolo, uno degli enti che fanno parte della Fondazione del Museo, insieme a Mibac, Regione, Provincia e Comune e alla Fondazione Crt e il principale cofinanziatore del cantiere di restyling. «Un museo reinventato dal punto di vista sia artistico che scientifico», prosegue Massimo Lapucci, segretario generale della Fondazione Crt.

Il nuovo look, costato 50 milioni, porta la firma del torinese Aimaro Isola, con Isolarchitetti e (fra gli altri) lo scenografo premio Oscar Dante Ferretti (già curatore dello statuario realizzato per le Olimpiadi). La cordata è stata scelta con l'aggiudicazione di una gara internazionale bandita nel 2007. L'allestimento del percorso museale – nei nuovi spazi raddoppiati, da 5mila a 10mila mq - è stato affidato al progetto scientifico del direttore Christian Greco, arrivato a lavori già avviati e che ha impresso una sua linea ben chiara, affiancato da otto curatori con differenti specializzazioni.

Concepito come un percorso che conduce i visitatori in lungo viaggio nel tempo, dal 4000 a.C. al 700 d.C., l'itinerario parte dal basso, dal primo piano ipogeo dove trovano spazio le biglietterie, i laboratori, il guardaroba, il bookshop e tutti i servizi. Di qui, risalendo l'affascinante installazione del Nilo ideata da Dante Ferretti fino all'estuario, un sistema di scale mobili per 24 metri di dislivello accompagna i turisti al secondo piano, nel più alto livello del museo. Il percorso di visita scende poi a pioggia: alla sommità la grande arca di 40 metri su tre ripiani raccoglie e mette in mostra pezzi da collezioni per anni rimasti nei depositi. Ai piani inferiori le sale auliche, la galleria, il transetto e i nuovi spazi.

«L'idea forte che ci ha accompagnati nella progettazione – racconta lo stesso Aimaro Isola, professore emerito del Politecnico – è stata quella di far parlare non solo le opere e i reperti in mostra, ma anche l'edificio e la sua storia». Per questo, l'imprevisto occorso durante i lavori, con la scoperta nella galleria dei sarcofagi, di una serie di affreschi dell'Ottocento, realizzati quando il palazzo ospitava il Museo di Scienze Naturali, si è trasformato in un nuovo elemento di ricchezza. «Gli affreschi, ristrutturati – racconta Flavio Bruna, dello studio Isolarchitetti e direttore dei lavori – sono in mostra nel Museo in un dialogo con gli allestimenti dell'antico Egitto, racchiusi all'interno di teche trasparenti, studiate ad hoc, che non presentano elementi di struttura e mettono chi guarda in contatto diretto con ciò che viene esposto».

L'esperienza della riqualificazione del Museo, come raccontano ancora i progettisti, è stata quella di un nuovo modo di fare «un'architettura colloquiata». Perché dal confronto, anche con il duplice cambio della direzione dell'Egizio e della Soprintendenza, sono nate soluzioni non previste all'origine. «Come le strutture di sospensione che abbiamo dovuto creare da zero - racconta Saverio Isola - per reggere il peso di una parte dei pezzi dello statuario, che sono stati posizionati per scelta ai piani alti dell'edificio».

Nella nuova veste, il Museo sarà anche un centro di ricerca di avanguardia, capace di dialogare con realtà nazionali e internazionali. «Perché solo così - precisa Greco - si può davvero affermare di essere secondi al mondo dopo il Cairo». In una città che, proprio grazie all'Egizio, e dopo l'esperienza felice della Reggia di Venaria, si candida a diventare una meta per i turisti in arrivo da tutto il mondo.

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