Progettazione e Architettura

Catania, legno e pietra lavica per la casa firmata da Tuttiarchitetti

Francesca Oddo

L'abitazione si distingue dal circondario perché parla il linguaggio della qualità progettuale, dell'originalità, della volontà di dimostrare che si può sempre fare molto meglio di quanto si possa immaginare

Catania è una città affascinante e a tratti respingente, popolata ora da edifici storici di stupefacente eleganza ora da insediamenti urbani più recenti del tutto anonimi e spesso estremamente densi. E poi ci sono la pietra lavica e la cenere vulcanica nera, provenienti da antiche eruzioni dell'Etna arrivate fino in città, che conferiscono al tessuto urbano un carattere unico e sospeso, quasi teatrale. È in questo contesto che si trova un nuovo piccolo scrigno che trasforma e amplia un laboratorio artigianale dismesso di inizio Novecento con l'obiettivo di dare vita a una casa decisamente insolita per il luogo nel quale si inserisce.

Firmata dallo studio locale Tuttiarchitetti (Daniela Finocchiaro, Vincenzo Giusti, Luigi Pellegrino), Casa SG si configura come un volume in legno e pietra lavica che cerca respiro nello schiacciante contesto delle edificazioni massive risalenti agli anni '70. Per quanto di modeste dimensioni, due livelli per circa 190 metri quadrati di superficie, l'abitazione si distingue palesemente dal circondario perché parla il linguaggio della qualità progettuale, dell'originalità, della volontà di dimostrare che si può sempre fare molto meglio di quanto si possa immaginare.

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Minuta, parla ai casermoni di 7-8 piani che la stringono su un fazzoletto di terreno e racconta in che modo la città possa assumere un volto diverso ripetendo anche solo quello stesso esempio o prendendo spunto da esso. "La nostra volontà è di sottolineare la natura sediziosa dell'intervento che, seppur discreto, si incunea nel drammatico contesto costituendo uno scarto e restituendo dignità e valore alle opere ꞌprecarieꞌ", raccontano i progettisti. La nuova costruzione, che ricorda l'archetipo della casa con il tetto a due falde, poggia sul fabbricato preesistente (largo 5 metri e lungo 20), uno dei superstiti all'espansione edilizia che ha fagocitato vari opifici nella periferia della città.

Nel caso specifico, i progressivi sbancamenti, realizzati per fondare le alte costruzioni circostanti, hanno isolato lo sperone lavico su cui si erge il fabbricato preesistente; questo, essendo costituito esso stesso da muratura in pietra lavica, si integra con il suolo e si pone come nuovo piano di fondazione del progetto, un vero e proprio basamento. "Un prisma di legno ꞌa capannaꞌ viene appoggiato sul lacerto lavico della casa - spiega il trio-, ruotato di 6 gradi e ritagliato sul volume sottostante, intagliato in profondità da due terrazzi sulla diagonale dei due soli spiragli lasciati liberi dall'edificazione intorno (a nord-est verso i giardini di quartiere, a sud-ovest verso uno squarcio della città): una gemma incastonata fra i retri eroici degli edifici alti."

I due materiali protagonisti del progetto sono quindi la pietra lavica e il legno. Entrambi concorrono a creare un'atmosfera calda e a richiamare la storia del territorio locale: la prima, che fa parte del DNA di Catania e dei suoi dintorni, si insinua spesso nel tessuto urbano fino a definire quasi il carattere della città e, in questo caso, dell'architettura, il secondo, in particolare il rivestimento in castagno dell'Etna, è un materiale di antica tradizione nell'architettura locale. Se i materiali concorrono ad agganciare questa piccola e significativa architettura alla memoria, la linea progettuale adottata sposa il linguaggio della contemporaneità, delle forme pulite e minimaliste (in una città dove il bel tardo Barocco siciliano la fa da padrone). La casa si esprime quindi attraverso due voci che nel risultato finale trovano accordo, equilibrio, armonia.

Per quanto riguarda le scelte adottate per il risparmio energetico, oltre alle qualità di inerzia termica offerte della muratura in pietra lavica di 65 centimetri di spessore già esistente al piano terra, l'abitazione presenta un rivestimento ventilato in legno con infissi a taglio termico, è dotata di un impianto fotovoltaico montato su una struttura collocata in un'area esterna di pertinenza, possiede un sistema di ventilconvettori gestito da una pompa di calore ad alta efficienza energetica con quadro di gestione e serbatoio di accumulo per l'acqua calda sanitaria.

PROFILO
Daniela Finocchiaro (1963), Vincenzo Giusti (1961), Luigi Pellegrino (1963), formatisi fra le Facoltà di Architettura di Reggio Calabria e di Firenze, operano singolarmente da più di venti anni. Dopo alcune esperienze in comune, si sono uniti in società con il nome di Tuttiarchitetti nel 2011. Lo studio si trova a Catania ed è attivo nel settore dell'edilizia privata e pubblica e della progettazione urbana, con un'attenzione particolare alle soluzioni tecniche di bioedilizia e di risparmio energetico. In corso di realizzazione, una casa alle pendici dell'Etna.

CREDITI
Progettisti: Tuttiarchitetti - Daniela Finocchiaro, Vincenzo Giusti, Luigi Pellegrino
Committente: Privato
Imprese: Bitre di Salvatore La Spina & C. s.a.s, Trecastagni (CT) per le opere edili, impianti e opere di rivestimento in castagno dell'Etna, Co.Ma.Ed. s.r.l., Belpasso (CT) per il sistema strutturale in legno lamellare, tamponamenti e copertura
Superficie totale (preesistenza + ampliamento): 190 mq
Costo complessivo: € 350.000
Anno: 2014
Fotografie: Salvatore Gozzo


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