Progettazione e Architettura

Da casa a ufficio (e viceversa): l'edificio reversibile degli italo-francesi Lan a Parigi

Mariagrazia Barletta

L'edificio compatto progettato da Benoit Jallon e Umberto Napolitano sorge ai limiti del vecchio tracciato ferroviario della città - Spazi reversibili e una facciata di calcestruzzo nero

Isolato 4.2, boulevard Pereire, diciassettesimo arrondissement. Addossato alla «petite ceinture», il vecchio tracciato ferroviario che faceva il giro di Parigi, sorge un nuovo edificio per abitazioni. È compatto, iconico, e sfida i tempi. Lo studio italo-francese Lan di Benoit Jallon e Umberto Napolitano rende omaggio a Parigi e all'architettura di epoca haussmaniana. L'idea di fondo: disimpegnare l'architettura dal programma funzionale, puntare sulla massima flessibilità, affinché l'edificio possa accompagnare le evoluzioni urbane e anticipare nuovi usi.

Alla base del progetto, l'idea di replicare quella «intelligenza intrinseca nella forma», così la definiscono i progettisti, che ha permesso alla architetture costruite nel periodo di Haussmann di sopravvivere ai cambiamenti, di evolvere con la città e di far vivere al loro interno funzioni diverse. L'edificio haussmaniano nasce nell'Ottocento come residenza per la borghesia, ma «si è rivelato essere una straordinaria architettura, capace di accogliere altre funzioni, diverse da quella abitativa: uffici, locali commerciali, atelier, scuole» spiegano dallo studio Lan. Una flessibilità che trova ragion d'essere in alcune invarianti che caratterizzano quelle architetture: «una struttura chiara, un piano terra aperto sulla strada e estensibile all'ammezzato, una ricchezza di aperture che permette la costruzione di interpiani di altezza diversa, uno spessore giusto e una forte compattezza». «Noi abbiamo considerato questi valori come l'eredità maggiore dell'edificio parigino, traducendoli in un'architettura che si iscrive nella logica della città ed offre più soluzioni ai problemi attuali e futuri», raccontano i progettisti.

Così il nuovo immobile tenta di anticipare mutazioni e bisogni, proponendo spazi reversibili, che possano essere trasformati facilmente da residenza ad uffici. Dunque una grande flessibilità resa possibile dal particolare sistema strutturale, composto dagli elementi portanti della facciata e da un nucleo centrale che racchiude i collegamenti orizzontali e verticali. Ne deriva una pianta libera: i tramezzi che separano gli appartamenti e quelli che delimitano le stanze possono essere abbattuti lasciando il posto ad un unico grande spazio, adatto ad essere occupato da uffici anche open space.

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In facciata un modulo pieno si alterna a due vuoti, i quali vanno a conformare le bucature. Si tratta di un rapporto preso in prestito dal vocabolario haussmaniano ma invertito, così da avere più vuoti che pieni. Derivano dall'edificio borghese anche le fasce marcapiano, che nell'edificio di Lan delimitano il primo piano. Il disegno delle facciate, ricche di aperture, e l'organizzazione degli spazi interni derivante dalla volontà di raggiungere la massima flessibilità, hanno anche un altro vantaggio: rendono elevata la qualità degli interni. Gli ambienti sono infatti molto luminosi, spaziosi e ricchi di vetrate che ai piani più alti offrono vedute verso la Défense e il Sacro Cuore.
Ogni appartamento è organizzato intorno ad una loggia che prolunga verso l'esterno lo spazio abitato e contribuisce alla ventilazione degli interni durante i mesi estivi. Questi spazi, distribuiti in maniera casuale in facciata, creano un gioco di pieni e di vuoti che anima i prospetti.

A differenziare questi ultimi provvedono una serie di dettagli, che non solo movimentano le facciate, ma sono pensati in funzione del comfort termico. A nord, infatti, gli infissi si aprono dal davanzale in su e sono a filo parete mentre i parapetti sono in vetro. A sud, invece, le finestre sono apribili a tutta altezza e arretrano per creare ombre e proteggere dal sole alto nei mesi più caldi. Su questo lato i parapetti sono invece realizzati in una maglia in acciaio inox.

L'edificio sfrutta appieno tutta l'ampiezza a disposizione, nasce infatti dall'estrusione del perimetro del lotto su cui insiste e fa inoltre da cerniera tra due aree contraddistinte da architetture di diversa epoca. La facciata principale riprende la leggera curvatura del boulevard, lungo il quale correva l'antica linea ferroviaria della «petite ceinture». Pochi i materiali impiegati in una strategia progettuale che privilegia la sobrietà: calcestruzzo colorato di nero per i pannelli prefabbricati della facciata, alluminio laccato nero per gli infissi ad apertura nascosta, vetro e maglia inox per i parapetti. 144 i moduli prefabbricati della facciata, composti da calcestruzzo strutturale, dall'isolante e dalla finitura in cemento nero opaco. A vantaggio della flessibilità, infine, l'immobile ospita una grande varietà di appartamenti. Le taglie sono diversificate, si va dai piccoli alloggi al duplex.


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