Progettazione e Architettura

Addio al Nottola di Rosi? Web e prodotti su misura

Matteo Robiglio

Non basta un altro restyling per uscire dall'epoca di «Mani sulla città» e dalla retorica del cemento palazzinaro: serve il prosumer, il web come aggregatore di produttore e consumatore per inserire il «cliente» nel processo di produzione

Requiem per la speculazione edilizia? È ora di cambiare l'immagine del settore immobiliare e delle costruzioni, ma non basta un'operazione d'immagine.
Ricordando la straordinaria figura di Francesco Rosi (1952-2015) e il suo contributo alla storia del cinema e dell'immaginario italiano del secondo dopoguerra, non dobbiamo dimenticarci di seppellire insieme a lui, e in questo caso senza rimpianti, anche Edoardo Nottola.
Ma chi è Edoardo Nottola? È il promotore immobiliare e costruttore – lo speculatore edilizio – magistralmente interpretato da Rod Steiger nel capolavoro Le Mani sulla Città, Leon d'Oro alla Biennale del Cinema di Venezia del settembre 1963. Rosi traduce la ricerca di realismo sociale del cinema del dopoguerra utilizzando la macchina da presa come strumento di inchiesta sociale e politica. L'idea del film gli viene assistendo al congresso DC di Napoli del 1961 – quello da cui nasce il centrosinistra – e alle riunioni del consiglio comunale in cui si dibatte di urbanistica. Il momento è quello giusto. Il primo tentativo organico di regolare il regime dei suoli del dopoguerra, promosso dal ministro democristiano Fiorentino Sullo, è sconfessato dalla stessa DC con una «dolorosa nota» sul Popolo del 13 aprile 1963, poco prima delle elezioni. Italo Calvino ripubblica nel 1963 da Einaudi il suo «La speculazione edilizia», apparso in rivista nel 1957. Da dieci anni il giornalismo liberale e radicale italiano si scaglia contro lo sviluppo immobiliare che sta cambiando volto all'Italia del boom, almeno a partire da L'Espresso dell'11 dicembre 1955 che porta scritto in copertina Capitale corrotta = nazione infetta – titolo riusato a dicembre da più testate come commento all'inchiesta "Mafia Capitale". Nasce un vero e proprio genere giornalistico, di cui Antonio Cederna (1921-1996) sarà il massimo rappresentante. Insieme al genere, locuzioni, stilemi, personaggi, icone, retoriche che ancora oggi informano la gran parte del dibattito pubblico quando si parla di trasformazione urbana: speculazione edilizia, colata di cemento, scempio... Insomma, per il grande pubblico le costruzioni e l'immobiliare hanno ancora la faccia di Edoardo Nottola.

Considerato che nel frattempo il settore ha perso del tutto la vitalità – sulfurea ma irresistibile – che Rod Steiger aveva saputo infondere al suo speculatore, sarebbe ora di mettere in cantiere la ricostruzione dell'immagine pubblica del mondo a cui tutti in modi diversi apparteniamo. Temo però che un'operazione di immagine non basti. La società del web smaschera facilmente le cosmesi di facciata. Credo invece che molto di quello che servirebbe a seppellire Nottola potrebbe aiutarci a uscire dal mortorio in cui siamo precipitati. Per dare al pubblico qualche nuova reason to believe occorre infatti introdurre qualche reale radicale innovazione.
A partire dalle regole della trasformazione, che sono ancora quelle di un'urbanistica amministrativa che si vede come pubblica regolatrice virtuosa di scandalosi appetiti privati – dove oggi più che regolare occorrerebbe stimolare. È facile dire che troppe regole sono la culla della corruzione e della discrezionalità concussiva (vero), ma invece di semplificazioni amministrative occorre avere il coraggio di affrontare una riscrittura radicale delle regole (nota bene: non delle procedure!) che elimini ridondanze, obsolescenze, contraddizioni. Va bene fare tutto in autocertificazione, ma poi se gli esercizi dei designers sugli spazi minimi si infrangono sugli «inderogabili» 28 metri quadrati di una legge del 1975, o la Tognoli preclude ragionamenti nuovi sul transit oriented development, poco cambia. È più difficile, ma necessario. Una prima agenda per quando riprenderà il percorso che Lupi aveva avviato: standard urbanistici, dimensioni minime, regole edilizie; mi paiono più utili di perequazioni e premialità.
Occorrerà poi sciogliere lo storico nodo dello sviluppatore-costruttore: il Nottola faceva i due mestieri (e pure il consigliere comunale, in epilogo assessore). Endemismo italiano che forse occorre sciogliere, perché ha sacrificato l'innovazione nella costruzione alle esigenze fondiarie e l'innovazione immobiliare al conservatorismo dei costruttori. Con il risultato che sarebbe difficile citare nel settore delle costruzioni innovazioni di tecnologia significative endogene (cioè non causate da normative, come ad esempio quelle sul risparmio energetico, o non provenienti da settori altri, come la filiera legno) negli ultimi trent'anni. Lo stesso si potrebbe dire della tipologia, in cui per trovare sperimentazioni di nuovi modelli occorre risalire agli anni '70 del secolo scorso. Ma lo stesso vale purtroppo anche per i processi di commercializzazione, che con l'eccezione del passaggio massiccio e generalizzato dagli annunci economici al web, sono ancora fermi a quanto messo a punto negli anni del film di Rosi, ricarrozzato in grafiche più patinate e con qualche maggiore attenzione alla personalizzazione – ma non siamo molto lontani dalle celebri "varianti".

Il potenziale aggregatore del web, la sua capacità di catalizzare processi co-produttivi – essenza del web 2.0 – l'attenuazione della frontiera tra produttore e consumatore – il prosumer, nel senso di uno che si produce da sé ciò che consuma non è un autarchico nostalgico, è il prossimo cliente, e potremmo scoprire che è un prezioso alleato nella costruzione di nuovi prodotti su misura. A patto però di includerlo nel processo di produzione del bene, e di conoscerlo bene. Le nostre ricerche di mercato, strutturate metodicamente sulla analogia come protocollo di esplorazione (analisi delle transazioni in un dato periodo in un determinato comparto/area/settore) sembrano fatte apposta per uccidere qualsiasi ricerca, e disegnate per scoprire quello che già sappiamo: il nuovo ieri non c'era, quindi guardando indietro non lo vediamo; la statistica trova la media, mentre a noi serve esplorare preferenze individuali, stili di vita ed eccezioni, trend emergenti e grandi movimenti. Urban Land Institute ha lanciato negli Usa una serie di ricerche sui comportamenti dei millennials – il mercato di domani, se non già di oggi – per capire che case compreranno (e se le compreranno). Possibile che nessuno si sia accorto di come stava cambiando la famiglia italiana al volgere del secolo? E che nessuno si chieda come cambierà ora che l'onda dei baby boomers entra nella terza età? Non che le ricerche non esistano, anche radicali: nelle pratiche sociali, nelle sperimentazioni degli architetti, nelle ricerche dei sociologi. Ma non escono mai dalla fase dei prototipi per diventare tipi, e quindi non arrivano a incidere nel/sul mercato della trasformazione della città. Su cui invece periodicamente purtroppo si riaffaccia l'ombra sinistra di Edoardo Nottola.


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