Progettazione e Architettura

Cemento armato, Savoncelli (geometri): «Alleanza tra progettisti contro la 'guerra' di competenze»

Alessia Tripodi

Il presidente Cng sulla recente sentenza del Consiglio di Stato che riserva le opere ad architetti e ingegneri: «Basta lasciare la decisione ai giudici»

Un'alleanza tra progettisti per porre fine alla «guerra» di competenze. E risolvere l'annosa questione della progettazione in cemento armato senza lasciare più ai giudici la decisione su un tema così strettamente tecnico.
E' la proposta avanzata dal presidente del Consiglio nazionale dei geometri, Maurizio Savoncelli, che interviene nel dibattito sulle competenze riacceso da una recente sentenza del Consiglio di Stato la quale, accogliendo un ricordo dell'ordine degli ingegneri di Verona , ha "vietato" le opere in cemento armato ai geometri.
«Partendo dal principio che la sentenza non è legge e dunque ha valore solo tra le parti, c'è da dire che sul caso di Verona il Tar e il Consiglio di Stato si sono espressi sullo stesso tema in modo diverso a regime normativo invariato» dice Savoncelli, spiegando che «non è vero, come dice la sentenza, che la zona sismica impone sempre calcoli complessi, perchè le norme tecniche prevedono casi di costruzioni semplici che non devono nemmeno essere verificate». E inoltre «i giudici di Palazzo Spada sostengono - continua il presidente - che l'abolizione del regio decreto del '39 che poneva la riserva per il cemento armato in capo a ingegneri e architetti era un mero provvedimento 'sfoltilegge', mentre la Cassazione nel 2013 ha ribadito l'efficacia dell'abolizione e, dunque, la possibilità per i geometri di progettare modeste costruzioni in cemento armato».

Ma al di là della sentenza e oltre la «guerra» tra professionisti, Savoncelli sottolinea la necessità di un' alleanza tra progettisti per una definizione delle competenze «sulla base delle materie studiate, delle abilitazioni conseguite e delle mutate condizioni operative di lavoro».
«E' arrivato il momento di smettere di lasciare la decisione ai giudici, che hanno sì le conoscenze giuridiche, ma non quelle strettamente tecniche per valutare la questione» dice Savoncelli, sottolineando che «ora nella Rete delle Professioni tecniche c'è la consapevolezza, la maturità e il giusto clima per arrivare ad accordo che stabilisca una nuova ripartizione delle competenze, con l'obiettivo di creare un sistema di progettazione integrata dove ognuno fa la sua parte, a tutela dei professionisti e della qualità delle prestazioni».


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