Progettazione e Architettura

Bim, l'innovazione cerca spazio con i piccoli progetti - Gli approfondimenti tecnici sul Bim Summit

Alessandro Arona

La digitalizzazione 3D di progettazione e processo costruttivo si diffonde "dal basso" in studi di progettazione e imprese: i casi più interessanti nel forum al Politecnico di Milano

Crescono in modo spontaneo e diffuso le esperienze di utilizzo del Bim in Italia, l'innovativo sistema informatico di digitalizzazione 3D della progettazione edilizia e del processo costruttivo che garantisce - a detta di chi lo prova - efficienza, certezza di tempi e costi, riduzione degli errori. Studi di architettura o ingegneria, soprattutto, ma anche imprese di costruzione o produttori di semilavorati edilizi, sperimentano l'uso del Bim in casi particolari, una commessa estera dove veniva richiesto, un progetto particolarmente complesso, un appalto pubblico dai tempi stretti imposti nel contratto. «Tuttavia - spiega Luca Ferrari, direttore generale della società di ingegneria Harpaceas, tra i principali soggetti in Italia promotori del Bim e organizzatore insieme al Politecnico di Milano del 2° Bim Summit, che si è svolto il 3 marzo nel capoluogo lombardo - il Bim dà il meglio di sé quando è una piattaforma interoperabile unica che coinvolge tutta la filiera produttiva, dalla progettazione, alla fornitura di materiali, all'impiantistica, direzione lavori, costruzione, gestione».

E proprio da questo punto di vista l'Italia è ancora molto indietro, rispetto a paesi come Danimarca e Norvegia che da alcuni anni hanno imposto il Bim come obbligo negli appalti pubblici, al Regno Unito che lo imporrà dal 1° gennaio 2016, a Francia e Germania che hanno di recente creato gruppi di lavoro governativi per promuovere il Bim e valutare come inserirlo nelle norme di recepimento della direttiva Ue 2014/24, da recepire entro il 18 aprile 2016.
Ma come dicevamo i casi "spontanei" si diffondono, e l'interesse tra progettisti e operatori cresce: al Bim Summit di due anni fa i partecipanti erano 200, nell'edizione del 3 marzo scorso oltre 500, con due "aule magne" del Politecnico piene di architetti, ingegneri civili, impiantisti, tecnici della Pa e imprese di costruzione.

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Il bicchiere mezzo pieno sono dunque le molte esperienze che crescono, anche in Italia. Nell'appalto per il terzo tronco della strada statale 268 del Vesuvio, ad esempio, appalto da 46 milioni di euro, «l'esigenza di utilizzare il Bim - racconta FRanco Daniele, titolare dell'impresa Tecnostrutture - è nato dai tempi strettissimi che ci ha imposto l'Anas, soli 90 giorni, dopo anni di ritardo. Avremmo potuto chiedere varianti in corso d'opera, abbiamo invece deciso di usare il Bim per la progettazione e posa in opera delle travi prefabbricate metalliche, e siamo riusciti a rispettare i tempi». «Ora però - prosegue Daniele - il Bim sta diventando per noi una scelta per competere meglio sul mercato».

Dal basso nasce anche l'utilizzo del Bim per una parte specifica del grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino, completato nelle settimane scorse: «Nell'edificio - spiega Bruno Finzi, senior partner della società di progettazione CeAS - sono stati impiegati 205mila oggetti fisici individuali, sarebbe stato molto complesso conservare la documentazione tecnica e le certificazioni di ciascun elemento: con il Bim è tutto su una piattaforma informatica 3D con hyperlink oggetto per oggetto».

Unico e inusuale negli appalti pubblici, ma voluto, è l'utilizzo sperimentale che sta facendo il Provveditore alle opere pubbliche (Ministero Infrastrutture) della Lombardia, Pietro Baratono: «Abbiamo sperimentato il Bim - spiega - soprattutto come strumento di formazione interna dei nostri tecnici, per i lavori di ristrutturazione della caserma Lancieri di Montebello di Milano, 46 milioni di euro, ma ancora più importante è l'esperienza che sta partendo per il nuovo carcere di Bollate, 3 milioni din euro: faremo in Bim la direzione lavori, questo ci permetterà di avere molta più forza nel controllo dell'impresa in fase esecutiva, dunque a garantire tempi e costi certi e a scoraggiare le varianti».

Casi pilota, mosche bianche. Nel Regno Unito il gruppo di studio governativo che poi ha dato il "La" all'adozione obbligatoria negli appalti dal 2016 calcola che a regime utilizzando il Bim in tutta la filiera si possa arrivare nei lavori pubblici a risparmi di costo del 33% e di tempi del 50% (si veda la relazione di Pietro Baratono negli approfondimenti).

Alcuni studi di progettazione italiani affermano però di utilizzare ormai sempre di più il Bim, tra questi Politecnica Engineering di Milano, Starching di Milano, lo studio 3-im di Edmondo Occhipinti (sede a Parigi), mentre trainate dall'estero crescono le esperienze in Bim di grandi imprese di costruzione come Salini Impregilo e Condotte, o di superspecializzate come Cimolai, o di società di ingegneria pubbliche come Italferr (Rfi). Quel che manca è una regia nazionale, una spinta a livello di governo, come invece hanno deciso di fare Regno Unito, Germania, Francia.


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