Progettazione e Architettura

Niente opere in cemento armato ai geometri: una sentenza conferma la competenza di ingegneri e architetti

Alessia Tripodi

Nuova pronuncia del Consiglio di Stato: fatta eccezione per alcune strutture rurali, geometri esclusi anche dalla progettazione di «modeste costruzioni»

Cemento armato, geometri esclusi dalla progettazione anche di strutture di modeste dimensioni. Con qualche eccezione per le costruzioni rurali, infatti, la competenza è riservata ad architetti e ingegneri iscritti all'albo. Lo ha stabilito una sentenza del Consiglio di Stato (la n.883/2015 ) che torna a pronunciarsi su una questione ampiamente dibattuta e sulla quale negli ultimi anni sono state emesse numerose sentenze (clicca qui ).

La vicenda nasce dal ricorso presentato dall'Ordine degli ingegneri di Verona contro la delibera di indirizzo firmata nel 2012 dal Comune di Torri del Benaco, nella quale l'amministrazione - per far fronte ai continui contenziosi in materia di competenze - definiva in 1500 mc il limite quantitativo degli edifici progettati da geometri al di sotto del quale il dirigente dell'ufficio tecnico non era tenuto a verificare la competenza professionale. Gli ingegneri avevano chiesto la sospensione di tale delibera, non solo perchè la legge escluderebbe in toto la competenza del geometra in materia di progettazione di costruzioni civili, ma anche perchè con la sua delibera il Comune di Torri del Benaco avrebbe «legiferato» in materia di competenze professionali senza averne il potere. Ma nel 2013 il Tar del Veneto aveva dato ragione ai geometri (clicca qui ), richiamando il Dlgs 212/2010 che abroga il divieto di firmare edifici in cemento armato e precisando che la delibera comunale rientra negli «atti d'indirizzo» e, dunque «non assume carattere vincolante». E sdoganando, di fatto, la possibilità per i geometri di progettare in cemento armato.

La nuova sentenza del Consiglio di Stato va invece nella direzione opposta e - richiamando il Regolamento per la professione di geometra (regio decreto n. 274/1929), la legge n.1086/71 sullle opere in conglomerato cementizio e la 64/1974 sulle costruzioni in zone sismiche - riporta gli edifici in cemento armato nell'ambito delle competenze riservata ad architetti e ingegneri, fatta eccezione per le piccole costruzioni nell'ambito di edifici rurali o destinati alle industrie agricole «che non richiedano particolari operazioni di calcolo» e «non comportino rischi per le persone».
Per il resto, i geometri restano esclusi dalla progettazione anche nel caso di costruzioni di «modeste dimensioni». Secondo i giudici, infatti, il criterio per accertare se una struttura si possa considerare modesta ( e quindi realizzabile da parte di un geometra) consiste nel valutare le difficoltà tecniche che la progettazione e l'esecuzione dell'opera comportano e, in questo senso, mentre non è decisivo l'uso del cemento armato, lo è certamente - spiega la sentenza - il fatto che la costruzione sorga in zona sismica e che necessiti, dunque, di calcoli complessi che esulano dalle competenze dei geometri. E nemmeno le recenti innovazioni introdotte nei programmi scolastici degli istituti tecnici, aggiungono i giudici, hanno ampliato tali competenze.

Il Consiglio di Stato ha dunque annullato la delibera del Comune di Torri del Benaco perchè «non impartisce mere direttive di natura organizzativa» come sostenuto dal Collegio dei geometri di Verona ma, al contrario, «incide, limitatamente al campo dell'attività edilizia, proprio sulla disciplina delle professioni di geometra e ingegnere», «sostituendosi inammissibilmente al legislatore statale - si legge ancora nella sentenza - nell'esercizio di un potere di cui l'amministrazione comunale non è titolare».
«L'Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia – ha dichiarato il presidente Luca Scappini - è sempre stato convinto dell'attualità del R.D. 274 che limita le competenze dei geometri, e, nel proprio dovere istituzionale dettato alla salvaguardia della salute ed incolumità pubblica, ha appreso con soddisfazione l'esito della vertenza. La sentenza del Consiglio di Stato - ha aggiunto- rimarrà una pietra miliare e non lascia più spazio a dubbi di interpretazione della normativa. Ora spetta ai Collegi Provinciali e agli uffici tecnici dei vari Comuni il controllo dell'applicazione di quanto previsto dal legislatore. L'ordine che presiedo - ha concluso Scappini - ha agito con coscienza e correttezza nel controllo del rispetto della norma già dal 2010, da vero ente del Ministero di Giustizia».


© RIPRODUZIONE RISERVATA