Progettazione e Architettura

Cessione dei crediti, pagamenti a rischio: gli ingegneri chiedono chiarimenti al Mef

Giuseppe Latour

Il presidente del Cni Zambrano: «Sistema inceppato per interpretazione restrittiva del decreto 66/2014, il ministero intervenga»

Il sistema della cessione dei crediti pro soluto alle banche sembra essersi inceppato. E' quanto denunciano dal Consiglio nazionale degli ingegneri: molti ordini locali stanno ricevendo segnalazioni di istituti che negano di liquidare le fatture dei professionisti, in base a un'interpretazione restrittiva del decreto n. 66/2014. Per questo, chiede il presidente del Cni Armando Zambrano, serve un intervento urgente del Mef. Altrimenti, i pagamenti di molti ingegneri in tutta Italia rischiano di restare incagliati.

Interpretazione restrittiva
Il problema è legato ad una norma contenuta nel decreto legge n. 66 del 2014. Per l'esattezza, si tratta dell'articolo 37 comma 1, che prevede che possano essere liquidati, attraverso la cessione pro soluto presso il sistema bancario con garanzia dello Stato, solo i crediti di parte corrente certi, liquidi ed esigibili per «somministrazioni, forniture ed appalti e per prestazioni professionali», svolte per pubbliche amministrazioni. Si tratta di una formulazione infelice, dal momento che viene, con questa definizione, esclusa la possibilità di liquidare crediti per spese in conto capitale effettuate dalle pubbliche amministrazioni.

La denuncia degli ingegneri
Così, denunciano dal Consiglio nazionale degli ingegneri, avviene che «nel percorso di liquidazione dei debiti della pubblica amministrazione, avviato dal Governo, i liberi professionisti che vantano un credito certificato per lavori svolti per una struttura della Pa rischiano di essere fortemente penalizzati». La denuncia parte dal basso, come spiegano ancora i professionisti. «Di recente alcuni Ordini provinciali degli ingegneri hanno segnalato, con grande preoccupazione, al Cni alcuni casi in cui più istituti bancari hanno rifiutato di procedere alla liquidazione di un credito secondo le procedure del pro soluto, perché afferenti a prestazioni professionali di progettazione di opere pubbliche classificate come spesa in conto capitale».
E non si tratta di una questione così semplice da sciogliere. Perché, dicono dal Cni, «l'eccezione sollevata dagli istituti bancari è corretta in osservanza di una norma che, viceversa, andrebbe immediatamente modificata poiché spinge le amministrazioni pubbliche a classificare come spesa in conto capitale il pagamento di un servizio (la prestazione professionale) che in modo evidente non può essere considerata tale».

Zambrano: «Serve un intervento del Mef»
A parlare del problema è, in prima persona, anche il presidente del Cni Armando Zambrano: «Le amministrazioni pubbliche classificano le attività di progettazione di un'opera e l'opera medesima in modo identico, ovvero come spesa capitale, il che è palesemente fuorviante». Bisognerebbe cambiare la classificazione del decreto 66. «E' evidente che la spesa per una prestazione professionale è un servizio, quindi classificabile come spesa di parte corrente, mentre la realizzazione di un'opera è una spesa in conto capitale. Non solo lo Stato per anni non ha pagato ai liberi professionisti e ad alle imprese lavori conclusi e regolarmente eseguiti, ma ora che sono state definite apposite procedure di liquidazione dei debiti rischiamo un nuovo stallo perché le norme sono contraddittorie. Non siamo più disposti ad accettarlo».
Concretamente, serve un intervento del Mef. «Il Cni – conclude il presidente - si sta muovendo affinché il ministero dell'Economia e delle Finanze si adoperi molto rapidamente per un chiarimento ed eventualmente per una modifica dell'comma 1 dell'art 37 del decreto n. 66 del 2014 che determina, nei fatti, l'esclusione di molti liberi professionisti dalla possibilità di cessione pro soluto dei propri crediti vantati nei confronti della Pa. Chiediamo, pertanto, che tutte le prestazioni professionali siano considerate esattamente per quello che sono, ovvero spese di parte corrente, mettendo un punto finale su una vicenda, quella dei debiti contratti dal Pa, mai pagati, che non fa onore a questo paese».


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