Progettazione e Architettura

Ingegneri donna e maternità, in un caso su due impatto negativo sulla carriera

Giuseppe Latour

Indagine dell'Ordine: le donne ingegnere sono 88mila, il 19% del totale, di cui 10mila professioniste - Al lavoro fino all'ottavo mese e rientro rapido - Difficile ottenere part-time e telelavoro

Asili nido, voucher, telelavoro, agevolazioni fiscali specifiche per gli autonomi. Il Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni) ha promosso mercoledì 25 febbraio a Roma la seconda edizione di Ingenio al femminile, la manifestazione dedicata al ruolo delle donne nella professione.

L'attenzione del Cni quest'anno è puntata soprattutto alla conciliazione tra figli e lavoro, per chi ha un impiego da dipendente ma, soprattutto, per le partite Iva. E, a leggere le cifre di un'indagine del Centro studi del Consiglio nazionale, gli interventi necessari sono ancora parecchi: la ricerca, infatti, spiega come per le 10mila donne ingegnere libere professioniste in Italia oggi la maternità sia "a basso tasso di welfare". Tanto che, in un caso su due, avere dei figli ha comportato un impatto negativo sulla carriera.

La ricerca del Centro studi
Secondo la ricerca del Centro studi, oggi le donne ingegnere attive sul mercato del lavoro sono 88mila, quasi il 19% del totale degli ingegneri italiani. Tra di loro, ce ne sono 10mila che svolgono la libera professione e che, quindi, sono certamente le più esposte a problemi quando diventano madri. Alcuni numeri dicono chiaramente perché. Spiega l'analisi: «Se il 72% delle donne ingegnere intervistate, divenute madri negli ultimi anni, ha indicato di avere usufruito di misure a sostegno e tutela della maternità (congedo obbligatorio, assegno di maternità, congedo facoltativo, permessi per accudimento figli), più di un quarto della componente femminile del campione viceversa non ha usufruito per intero di tali misure, perché non previste o per evitare di allontanarsi troppo a lungo da una posizione lavorativa precaria».

Libere professioniste meno assistite
Le libere professioniste sono le più esposte. Un dato su tutti, ancora dalla ricerca: «Risultano lavorare in media fino all'ottavo mese inoltrato di gravidanza a fronte dei sette mesi riscontrati tra le donne ingegnere con contratto da dipendente». Così, non stupisce un altro numero. «Il 53% delle donne ingegnere madri - il dato si riferisce a tutte le donne ingegnere, non solo quelle libero professioniste - ha indicato che avere avuto uno o più figli ha condizionato negativamente il proprio percorso di carriera».

Lopez: investire sul welfare
Sul punto interviene Ania Lopez, consigliere nazionale e promotrice della manifestazione, che sarà inserita nel Padiglione Italia dell'Expo 2015 di Milano: «Avere dei figli e poterli accudire non può essere penalizzante per una donna». Eppure gli strumenti di welfare sono ancora quasi assenti. «Oltre il 40% delle donne ingegnere ha chiesto, ma non ha ottenuto, di usufruire di forme di lavoro flessibile (come il part-time o permessi, o possibilità di lavorare da casa) per poter accudire i figli nei primi mesi di vita». Per questo, bisognerebbe «investire seriamente su forme di assistenza più moderne: dagli asili nido aziendali o convenzionati (a prezzi accessibili) ai voucher per pagare le prestazioni di personale per l'accudimento dei figli (baby sitter), fino al telelavoro». O, ancora, «si potrebbero introdurre agevolazioni fiscali specifiche per i lavoratori autonomi, in modo da dargli un sostegno concreto».

Zambrano: ancora troppi ostacoli
L'impegno del Cni sul tema viene testimoniato anche dal presidente Armando Zambrano: «Nonostante i progressi, le donne italiane trovano ancora troppi ostacoli ad entrare nel mercato del lavoro e a conciliare vita privata e professionale. Dovremmo capire, invece, che avere più lavoratrici significa avere più produttività e maggiori chance di sviluppo e progresso».


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