Progettazione e Architettura

Qualità urbana in provincia con la biblioteca nata da un concorso a Rosignano

Luigi Prestinenza Puglisi

Spazi accoglienti per il polo culturale firmato Una2 e AreaProgetti con Andrea Michelini e Laura Ceccarelli frutto della gara bandita nel 2007 dal Comune

Il Centro Culturale Le Creste è la dimostrazione che in Italia la qualità dello spazio urbano potrebbe essere differente e in meglio. A quattro condizioni: la prima è che si facciano concorsi, la seconda che a vincerli siano i progetti migliori, la terza che seguano i cantieri, la quarta che gli edifici si inaugurino in termini ragionevoli.
Fantascienza? Pare di no. Il Comune di Rosignano Marittimo ha bandito nel 2007 un concorso di progettazione internazionale in due gradi con l'obiettivo di raggiungere una «elevata qualità architettonica» e di contribuire a «diffondere l'informazione e la cultura» fra i cittadini.
Ha vinto un ottimo progetto opera di AREA PROGETTI (Torino) e UNA2 architetti associati (Genova) insieme ad Andrea Michelini (Genova), Laura Ceccarelli (Torino).
Nel 2008 è affidato l'incarico di progettazione. Nel 2010 sono cominciati i lavori conclusi in tempi (quasi) ragionevoli, se si considera la pessima media italiana che vede le gestazioni delle opere pubbliche durare circa quindici anni e il fatto che nel frattempo il Comune di Rosignano Marittimo è dovuto sottostare alle restrizioni del Patto di Stabilità.

Il Centro Culturale si trova nella frazione di Rosignano Solvay, in una zona anonima e degradata: in una fascia racchiusa fra il nucleo storico del Villaggio Solvay, risalente ai primi del ‘900, quando l'industriale Ernest Solvay costruì lo stabilimento per la fabbricazione della soda e attorno a esso una città giardino, e la strada ferrata.
Destinato a ospitare una biblioteca con attività integrative e collaterali, il Centro si caratterizza per cinque aspetti. Innanzitutto per la scelta di non porsi come un segno di disturbo del paesaggio. I suoi 2325 metri quadrati sono stati distribuiti in un edificio a un solo piano di altezza, il cui tetto è coperto con un giardino pensile non calpestabile.
Il Centro è stato, poi, realizzato all'interno di uno spazio, recintato in parte da una duna in terra armata di 3.20 metri di altezza, che lo protegge dalla vicina strada ferrata. Uno spazio introverso e accogliente apprezzato dagli utenti tanto che «già a pochi giorni dall'inaugurazione del centro culturale – ci racconta Raffaella Magnano di AREA PROGETTI- si è registrata un'affluenza altissima di pubblico».

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Il terzo aspetto è la cura per tutti gli accorgimenti che garantiscono la sostenibilità del manufatto. Sono state scelte componenti di involucro a elevate prestazioni; sistemi di ventilazione naturale; condotti interrati per il preriscaldamento dell'aria di ventilazione in inverno e il suo raffrescamento d'estate; collettori solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria; un impianto fotovoltaico; un centro di supervisione e controllo per il comando degli impianti e dei sistemi edilizi. Lo sfruttamento della luce naturale contribuisce al risparmio energetico attraverso l'adozione di un impianto di illuminazione dotato di controllo automatico dell'intensità luminosa in funzione dell'apporto di luce. Per il tamponamento sono state utilizzate balle in paglia. «La paglia – raccontano i progettisti di UNA2- è un materiale disponibile nella vicina Maremma; combinata con la modularità delle carpenterie in legno, ha attivato un processo virtuoso e, grazie a un semplice gioco ad incastri, si è potuto tornare a costruire murature di grande spessore con antiche profondità e mutevoli giochi di ombre».
Il quarto aspetto positivo è rappresentato dalla scelta formalmente felice di ritmare il tetto dell'edificio con camini colorati di ventilazione. «Il Centro Culturale – sottolinea Andrea Michelini- è così diventato anche un segno urbano, una struttura che già all'esterno racconta i suoi valori che sono la semplicità, la giocosità, la modernità, la sensibilità ai valori ambientali».
Il quinto aspetto è il percorso pedonale interno, che, pensato come se fosse una strada pubblica, divide l'edificio in tre diversi ambiti: della biblioteca, della caffetteria e, infine, dello spazio polivalente con l'informagiovani e la ludoteca. «Abbiamo voluto – concludono i progettisti- fare diventare la struttura parte integrante del tessuto urbano».


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