Progettazione e Architettura

Gli appalti non ripartono senza progetti e concorsi

Giorgio Santilli e Mauro Salerno

Rendere obbligatorie le gare per mettere a confronto le soluzioni progettuali e favorire la partecipazione

Si parla molto in questo periodo di riforma del codice degli appalti: alcuni ci vedono la panacea ai mali della corruzione che attanaglia il settore, altri l'occasione per rilanciare il settore. Diciamo subito che il nuovo codice degli appalti non potrà svolgere né l'uno né l'altro ruolo e che il suo compito fisiologico dovrebbe essere piuttosto quello di definire regole chiare per rendere efficiente un settore fra i più arretrati del Paese (basti pensare allo scarso uso di tecnologie e procedure innovative come il Bim, building information modeling).
L'obiettivo che dovrebbero condividere tutti gli attori del processo è chiaro: realizzare opere con tempi certi e costi competitivi. Come arrivarci, invece, è la questione. Non c'è dubbio che vanno eliminate storture che rendono patologico il sistema italiano: per esempio l'eccesso di varianti in corso d'opera su cui è già intervenuto il presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone o l'eccesso di affidamenti senza gara che si sono moltiplicati negli ultimi anni soprattutto per effetto di modifiche legislative permissive come il "decreto sviluppo" 70/2011 del governo Berlusconi (soglia per la trattativa privata da 500mila euro a un milione). Questo però non basta.

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Un vero rilancio del settore sarà possibile solo intervenendo sulle ragioni strutturali dell'inefficienza. Se ne possono ricordare tre che sono centrali nella patologia italiana: la carenza progettuale, la selva burocratica che produce irresponsabilità e paralisi amministrativa, grave separatezza fra settore infrastrutturale e Paese.
Le infrastrutture non torneranno a correre senza un bagno di democrazia e trasparenza: devono tornare a essere grandi contenitori di servizi e dialogare con i fruitori (la domanda di servizi) e i soggetti delle trasformazioni territoriali che inducono. Ci vuole partecipazione per ricreare un rapporto utile fra opere pubbliche e cittadini: anche (e soprattutto) se si vuole passare per il project financing.
La trasparenza anticorruzione e una drastica semplificazione procedurale possono essere funzionali a questo rilancio che rompa i muri di separazione fra opere e cittadini. Ma soprattutto bisogna tornare alla centralità del progetto che non è solo il modo vero per evitare l'eccesso di varianti in corso d'opera. È anche il tavolo dove possono sedere territorio, fruitori e stakeholder dell'opera. Serve un salto di qualità per dare centralità al progetto: con un buon progetto si informa, si scelgono le soluzioni migliori, si valutano gli impatti.
Questo salto si chiama concorso di progettazione che è un modo per favorire la partecipazione trasparente e per selezionare il progetto di qualità migliore con modalità democratica. Se le infrastrutture vogliono tornare democratiche bisogna ricominciare da una legge che imponga, soprattutto nelle città, il concorso di progettazione per scegliere il progetto migliore.


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