Progettazione e Architettura

A Danzica apre il teatro «open air» dedicato a Shakespeare e firmato da un italiano

Francesca Oddo

L'architetto italiano Renato Rizzi spiega il concept del nuovo teatro che è stato inaugurato a Danzica, vinto con un concorso

Nei prossimi giorni Varsavia ospiterà l'anteprima di un film di Andrzej Wajda, regista e sceneggiatore polacco, dedicato al Nuovo Teatro di Danzica. Un'opera che non è solo un'architettura di grande qualità, ma anche un libro aperto di storia, di episodi che risalgono al XVII secolo e di avvenimenti decisivi contemporanei. È il 2004 quando la Polonia, per decenni nell'area di influenza della ex Unione Sovietica, entra a far parte dell'Unione Europea; quello stesso anno la Fondazione Theatrum Gedanense, organizzatrice dello Shakespeare Festival di Danzica, bandisce un concorso internazionale di progettazione mirato alla realizzazione del nuovo Teatro Elisabettiano, «come se l'edificio dovesse rappresentare sul palcoscenico di Danzica il capovolgimento dell'orizzonte politico», spiega Renato Rizzi, l'italiano che si aggiudica la competizione. Sarà il primo teatro a essere costruito in Polonia dopo la caduta del Muro di Berlino e sarà anche il più moderno edificio teatrale di tutto il Paese.

Oggi il teatro ha aperto i battenti e mostra la sua risposta contemporanea alla tipologia del teatro elisabettiano. Proprio sul quel sito nel ‘600 fu costruito il primo teatro di questo tipo in Europa e, successivamente, una sinagoga. In effetti, gli scavi archeologici condotti nell'area hanno confermato tali preesistenze, tanto che all'interno del teatro si trova un museo destinato all'esposizione dei reperti. Costato circa 25 milioni di euro e con una superficie di 4 mila metri quadrati, il teatro è stato finanziato per il 75% con fondi europei e per la restante parte dall'amministrazione locale e centrale.

A partire da questi elementi storici e suggestivi insieme, Rizzi concepisce una struttura dal linguaggio attuale rivestita di mattoni neri all'esterno e di legno all'interno, capace di accogliere 600 persone, con tre possibili modi di organizzare il palcoscenico e con il tetto apribile che permette di tenere spettacoli a cielo aperto, proprio secondo il modello del teatro elisabettiano. «Pensavo di poter realizzare il tetto apribile, simbolo della Libertà, nei cantieri navali di Danzica, dove nacque Solidarnosc - racconta il progettista -. Le cose andarono diversamente e il ꞋtettoꞋ fu realizzato in tre paesi diversi. Le ali, in particolare, furono costruite a Turonia. Caso o destino? Quella infatti non era una cittadina qualunque. Nel 1473 vi nacque Niccolò Copernico che dimostrò scrutando il cielo (e dopo aver studiato in Italia) l'idea greca dell'eliocentrismo. Ora le ali del teatro, a Danzica, non scrutano più i cieli ꞋastrofisiciꞋ, ma sono spalancate sui cieli ꞋmetafisiciꞋ della nostra (povera) anima».

L'edificio si articola in tre parti principali: il sistema dei bordi, il teatro vero e proprio, l'area amministrativa. Il sistema dei bordi, dedicato ai percorsi pubblici, percorre l'intero impianto teatrale alzando il nuovo orizzonte urbano-pedonale di sei metri rispetto al piano stradale e offrendo un nuovo punto di vista sulla città storica e moderna. Il volume del teatro mostra due parti distinte: la prima è relativa alla sala teatrale elisabettiana e il tetto apribile, la seconda fa riferimento alla torre scenica del teatro all'italiana. Oltre la torre scenica si trova il corpo dedicato all'amministrazione che accoglie tutte le attività di supporto (uffici, sorveglianza, ristorante, camerini, sala prove).

L'inserimento nel contesto è affascinante. Il volume scuro del teatro sovrasta la teoria serrata dei tetti rossi delle abitazioni. Il rapporto cromatico e dimensionale si gioca per interferenze e si risolve con superba potenza espressiva. Non ci sono fratture, ci sono piuttosto confronti dai quali il dialogo fra le preesistenze e la nuova architettura ne esce vigoroso ed energico. Come se la sequenza degli edifici in stile gotico ricevesse nuovo verbo proprio grazie alla presenza di un elemento di assoluta novità.

IL PROGETTISTA
Renato Rizzi si laurea a Venezia nel 1977. Dopo aver collaborato per circa un decennio con Peter Eisenman, ritorna in Italia per dedicarsi all'insegnamento, alla progettazione e alla teoria. Vincitore nel 2009 della Medaglia d'oro all'Architettura Italiana con il progetto per la Casa Museo Depero, svolge attività didattica all'Università IUAV di Venezia. In questo momento sta lavorando ad alcuni progetti editoriali e culturali.

CREDITI
Committente: Fondazione Theatrum Gedanense
Progetto: Renazo Rizzi
Gruppo di lavoro: Rizzi – Pro.Tec.O., R. Rossetto, R. G. Davanzo, A. Rossetto, E. Forcelli, S. Pisciella, D. Rovetti, L. Sivieri, L. Sirdone, E. Struwig
Strutture: Armando Mammino
Meccanica tetto: A.C.R. (Udine)
Consulente impiantistico: Gianfranco Rorato
Coordinamento specialistico: Q-Arch Sp. z o.o. (Cracovia)
Direzione Artistica: Renato Rizzi
Impresa: N.D.I. (Sopot, Polonia)
Direzione lavori: Bud-Invent (Varsavia)
Anno: 2014
Fotografie: Matteo Piazza


© RIPRODUZIONE RISERVATA