Progettazione e Architettura

Bim: Italia in ritardo con la direttiva Ue, fino a 400 miliardi di mancati risparmi

Mila Fiordalisi

A tanto ammontano i costi del mancato adeguamento all'obbligo di progettazione integrata negli appalti pubblici - Il 60% dei Paesi del Nord Europa è Bim-based

Il progetto per il Provveditorato Interregionale di Lombardia e Liguria ha rappresentato il primo caso in Italia in cui un ufficio della Pubblica amministrazione centrale abbia sperimentato il Bim all'interno di un appalto di ristrutturazione e nuova costruzione. Ma si tratta di un caso isolato e rischia di restare una best practice unica per lungo tempo.
Il nostro Paese a dispetto di quanto stanno facendo la maggior parte dei Paesi europei, in particolare quelli nordici, non ha ancora recepito la direttiva Euppd (European Union Public Procurement Directive) del gennaio 2014 e adottata dal Parlamento europeo, che invita i 28 Stati membri, di qui al 2016, a incoraggiare l'uso del Bim rendendolo obbligatorio, in qualità di standard di riferimento, nell'ambito dei progetti a finanziamento pubblico e dei concorsi di progettazione.
La tecnologia è matura e le grandi imprese di costruzione e gli studi di progettazione si sono già adeguati. L'Eni indicherà come requisito di gara la gestione in Bim del cantiere nell'ambito del progetto di costruzione della nuova sede direzionale di San Donato Milanese a firma di Morphosis Architects, lo studio vincitore del concorso internazionale.

La scelta del metodo Bim, oltre che dettata dal miglioramento della collaborazione fra tutti i soggetti coinvolti nel progetto, trova la sua ragion d'essere nei risparmi, di tempo e di spesa che ne derivano. Stando a una stima della Commissione europea basata anche sui risultati già ottenuti nell'ambito dei numerosi progetti Bim – a oggi circa il 60% dei progetti nel Nord Europa è Bim-based – l'uso della metodologia nella sola edilizia pubblica consentirebbe risparmi fra il 5% e il 20%, quantificabili fra i 100 e i 400 miliardi di euro all'anno. Per i governi il Bim può dunque rappresentare una voce importante nell'ambito delle politiche di spending review oltre che spingere la trasparenza delle gare e l'efficienza di cantiere. L'Italia dunque sta accumulando un ritardo che si traduce anche in mancati risparmi. Se il comparto pubblico è fermo il privato invece si sta muovendo e non solo nell'ambito di grandi progetti: l'uso del Bim è stato "sperimentato" ad esempio nell'ambito di alcuni progetti di ricostruzione di edifici danneggiati dal sisma dell'Emilia del 2012. Ma sono decisamente le grandi opere a fare il pieno di Bim, incluse quelle che riguardano interventi di ingegneria strutturale e infrastrutturale.
Che il nostro Paese sia sotto i riflettori – comunque vada prima o poi dovrà convertirsi al Bim – lo dimostrano anche gli investimenti delle imprese nazionali ma anche estere. Nel mese di dicembre è sbarcata a Milano, dove ha inaugurato la sua tredicesima filiale internazionale, l'azienda Bimobject che punta a diventare un punto di riferimento in tutta Europa entro il 2017 relativamente al marketing digitale del Bim. Quotata al Nasdaq, la multinazionale svedese ha affidato il timone della filiale italiana a Massimo Guerini, esperto di Bim e tecnologie 3D. «La sede italiana si concentrerà sul mercato locale in quanto nazione industriale con grande valore in tecnologia, architettura e design – ha dichiarato Stefan Larsson, ceo di BIMobject –. Il valore riconosciuto ai brand italiani ha suscitato in BIMobject un interesse verso il vostro mercato per fornire ai produttori, attraverso un media innovativo, una soluzione di marketing digitale che li aiuti a guadagnare visibilità anche all'estero. Riteniamo poi una grande opportunità fornire ai progettisti in tutto il mondo, i prodotti di design made in Italy come oggetti 3D Bim


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