Progettazione e Architettura

I migliori progetti dell'anno: Park e Labics nella top five del 2014

Luigi Prestinenza Puglisi

Dopo le Periferie di Piano, il Bosco verticale di Boeri e Padiglione Italia di Nemesi, i nuovi headquarters Nestlé a Milano e il Mast a Bologna entrano nella classifica delle architetture doc dell'anno

Le risposte approntate dagli architetti per cercare di superare la crisi che da anni sta investendo il settore edilizio sono molteplici. La prima è stata il ritorno al sociale. La crisi delle archistar ha, infatti, mostrato che ha poco senso focalizzarsi su edifici costosi e dal forte impatto iconico mentre lo stato delle periferie e dei nostri servizi sociali è sempre più problematico. Si può, infatti, pensare quello che si vuole di edifici come la Nuvola dell' Eur. Chi scrive per esempio vede questo edificio con favore sia dal punto di vista dell'immagine architettonica sia dal punto di vista della destinazione. Ma non si può non considerare che questo gioiello ci costerà quasi 500 milioni di euro, il costo di una manovrina economica. Inoltre non si può non tener conto che a distanza di quattordici anni – il concorso è del 2000- l'edificio non è stato completato. Per questo motivo tra i fatti architettonici significativi del 2014 al primo posto metterei lo studio di interventi nelle periferie italiane curate dallo staff di giovani reclutati dal senatore architetto Renzo Piano. Si tratta di progetti a Catania, a Roma e a Torino realizzati con pochi mezzi, senza troppe velleità estetiche ma che indicano una direzione più realista da percorrere. Ai progettisti egocentrici ma soprattutto ai politici megalomani, spesso causa di un gigantismo delle intenzioni al quale non segue la concretezza dei fatti.
Interventi nel sociale vuol dire anche residenze per categorie atipiche. Tra quelle pubblicate su queste pagine, ricorderei le eco-residenze per studenti di Costa e Zanibelli realizzate a Milano per conto della Bocconi. Una università che meriterebbe un premio per l'architettura visto che ha puntato sulla qualità con l'edificio realizzato dagli irlandesi Grafton Architects e poi con l'ampliamento affidato ai giapponesi Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa.

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Il secondo episodio significativo che ha segnato il 2014 è il Bosco verticale di Boeri: un edificio dotato di ampie terrazze su cui piantare vegetazione di ogni tipo e che ha suscitato infinite polemiche. Per i detrattori è solo un'operazione di green washing destinata a far vendere a ricchi acquirenti e a un prezzo più caro le case di un grattacielo speculativo. Per gli estimatori è l'inizio di un modo di progettare più attento ai rapporti tra natura e architettura o anche di un nuovo modo per concepire il verde come materiale da costruzione. Nuovo non nel senso che è stato il primo edificio a muoversi in questa direzione ( di edifici verdi se ne parla da decenni e diversi sono stati costruiti nel mondo, a partire dall'italiano Emilio Ambasz) ma nel senso che è stato il primo a godere di tanta attenzione mediatica. Al Bosco verticale, inoltre, è stato assegnato l'International High Rise Award 2014 come il più bel grattacielo dell'anno. Segno che l'opera, anche all'estero, ha estimatori e abbastanza entusiasti visto che in concorso quest'anno c'erano opere di Rem Koolhaas, Jean Nouvel e Steven Holl.

Il terzo episodio significativo dell'anno 2014, a mio avviso, è il padiglione italiano all'Expo, disegnato dallo studio Nemesi. Non è ancora finito ma lo stanno costruendo a marce forzate. E' un'opera complessa, impegnativa, dal disegno non semplice, anche se per i denigratori un po' superato e modaiolo. E'a mio avviso un edificio importante perché mostrerà quanto la tecnologia italiana è in grado di fare, a partire dalla scelta di realizzare un disegno così complesso in cemento. Se l'operazione riuscirà, continueremo a mantenere la nostra fama di realizzatori che riescono, in particolari circostanze, a mostrare inaspettati skill tecnologici e artigianali. Il segreto del successo del made in Italy credo che si nutra di queste aspettative che gli stranieri hanno nei nostri confronti.
Gli italiani, insomma, come sarti abilissimi che riescono a garantire, quando sono sfidati, prestazioni altissime. E proprio per questo motivo segnerei a pari merito come quarto episodio significativo del 2014 due opere: il Mast a Bologna dello studio Labics e gli edifici direzionali della Nestlé dello studio Park associati. Naturalmente un risultato simile non dipende solo dal valore dei progettisti. In entrambi i casi a essere coinvolti sono stati committenti illuminati che hanno investito sulla propria immagine: è già stato il caso degli uffici della Ferrari disegnati da Massimiliano Fuksas, della Sede del Sole 24 ore di Renzo Piano, degli edifici della Torno di Dante Benini, degli edifici per il Comune di Bologna di Mario Cucinella, degli uffici di Dolce & Gabbana di Piùarch, solo per citarne alcuni.

Che i committenti siano il vero nodo dell'architettura italiana lo dimostra il quinto – secondo la mia personale classifica- evento emblematico del 2014: la casa unifamiliare realizzata da Camillo Botticini sulle pendici delle Alpi. Una villa in cui la dimensione paesaggistica si coniuga con la meticolosa fattura artigianale, e in cui l'apertura a certe mode europee (per esempio le decise strombature oggi molto attuali) non pregiudica un racconto asciutto e a tratti minimale. Ebbene, senza committenti illuminati opere simili non sono neanche immaginabili. Ed è inutile negarlo, in Italia i buoni clienti sono molto pochi, mentre sono ancora troppo numerosi quelli che vogliono le case in stile o villone la cui unica qualità architettonica è rappresentata dal goffo e ridicolo movimento delle falde dei tetti in coppo.

L'altro campo in cui si sta registrando qualche speranza di buona architettura è rappresentato dal recupero e dalla riqualificazione di immobili. Motivo per il quale il sesto posto lo assegnerei a pari merito al complesso abitativo a Via Monte Grappa a Milano di Westway architects e all'ex fornace trasformata in scuola di Pietro Carlo Pellegrini. Sono due esempi notevoli ma rappresentativi di molti altre trasformazioni urbane che si muovono nella stessa direzione. Una direzione che diventerà sempre più significativa, anche in termini quantitativi, visto che finalmente si sta capendo che non si può impiegare per le nuove costruzioni suolo agricolo ma che è bene rinnovare l'esistente.

Il settimo posto lo darei a Monica Alejandra Mellace , una giovane architetto. Sono sempre di meno i talenti che lavorano in Italia senza prendere la dolorosa strada dell'estero. Monica con il complesso turistico a Polignano a mare si è rivelata un progettista di sicuro avvenire. E giustamente è stata premiata al concorso Inarch Ance. Dimostra ancora una volta che a mancare in Italia non sono i bravi progettisti, anche in erba, ma le occasioni per metterli alla prova.


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