Progettazione e Architettura

Apre il «rifugio-capriata» ideato da Mollino nel 1951 ma realizzato oggi con soluzioni hi-tech

Maria Chiara Voci

L'edificio sperimentale è stato realizzato nel Comune Gressoney, in collaborazione con il Politecnico di Torino, Regione Piemonte, Comunità montana Walzer e grazie al sostegno degli architetti di Torino

Casa Capriata, l'edificio sperimentale di Carlo Mollino presentato nel 1954 alla X Triennale di Milano come architettura-manifesto per l'uso innovativo di materiali e tecniche costruttive, dopo essere rimasta per sessant'anni opera incompiuta, ha preso forma in Valle d'Aosta.
L'iniziativa, che era stata lanciata nel 2008 nell'ambito degli eventi Off del XXIII Congresso Mondiale degli Architetti UIA Torino, è stata portata avanti dal Comune Gressoney Saint Jean, in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico, la Regione, la Comunità montana Walzer e grazie al sostegno dell'Ordine degli architetti di Torino e della Fondazione. L'immobile, inaugurato da pochi giorni, sorge sulle piste del Weissmatten, a quota 2050 mt, sulle piste del comprensorio sciistico Monterosa Ski.

Costruita come reinterpretazione molliniana delle architetture walzer dell'alta valle di Gressoney, la struttura che prende il nome di Rifugio Mollino si presenta sollevata dal suolo e con la singolare forma di un triangolo. La sua realizzazione è stata resa possibile anche grazie all'apporto di molte istituzioni e sponsor tecnici, coordinati dal Politecnico, attraverso l'istituzione di un expertise group sulla progettazione di edifici in legno energeticamente efficienti.
Seguendo anche le linee imposte dallo stesso architetto nella variante di Casa Capriata elaborata nel 1951 nell'ambito del concorso Vetroflex-Domus, la struttura si presenta come altamente efficiente.

Tradotta nella nostra epoca, rispetta gli standard della classe A gold di Casa Clima, con un consumo inferiore a 10 KWh/m2. Fondamentale il ruolo dei partner, che hanno messo a disposizione le tecnologie, dalla fornitura delle travi di legno armate e dei sistemi di giunzione metallica a quella dei materiali isolanti in lana di vetro, dai serramenti ad altissima efficienza Internorm (gli stessi utilizzati per il rifugio Schiestlhaus in Stiria, primo esempio di casa passiva in Europa d'alta montagna) ai laminati e rivestimenti. Elemento di sperimentazione sono l'impianto di ventilazione meccanica e i sistemi riscaldanti a basso consumo in fibra di carbonio. Particolare attenzione è stata, infine, posta agli interni, che ripercorrono i dettami del progetto originario.

Casa Capriata, pensata dallo stesso progettista torinese come la casa per gli sciatori "estremisti", è ora utilizzata come rifugio d'alta quota ed è raggiungibile a piedi, con gli sci o in seggiovia. Immersa nella quiete del paesaggio alpino, l'opera può essere ammirata dai visitatori secondo la visione ideale dell'architetto che a proposito della sua produzione progettuale affermava: «Tengo per fermo che la migliore spiegazione della propria opera sia la silenziosa ostensione dell'opera medesima».


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