Progettazione e Architettura

Ingegneri e architetti, dal 2005 perso quasi un terzo del reddito

Federica Micardi

I dati del rapporto Adepp sulla previdenza privata: il reddito medio reale delle Casse iscritte all'Associazione nel 2013 è stato pari a 30.155,29 euro

Per i professionisti la ripresa è ancora lontana. Continua la contrazione dei redditi, che perdura nel 2013 e secondo le stime fornite da alcune Casse di previdenza continuerà anche per il 2014. I dati sul mondo delle professioni del quarto Rapporto Adepp sulla previdenza privata che sarà presentato oggi non sono confortanti. Trova conferma il fenomeno che vede giovani aspiranti lavoratori tentare la libera professione "pur di fare qualcosa".
E infatti il numero dei professionisti sale a 1,41 milioni (erano 1.390.846 a fine 2012), con un incremento dell'1,8% rispetto all'anno precedente e del 15% rispetto al 2005. Crescono i professionisti ma le entrate continuano a calare, e a farne le spese sono soprattutto le fasce più deboli: giovani e donne. Il reddito medio reale delle Casse iscritte all'Adepp nel 2013 è stato pari a 30.155,29 euro (il valore nominale è pari a 35.734,02).

E a meno di improvvisi cambi di scenario con le dichiarazioni 2015 relative ai redditi di quest'anno sono alte le probabilità di scendere sotto la quota di 30mila euro di reddito medio. Si riporta il valore reale del reddito - che indica l'effettiva capacità di acquisto - e non quello nominale, prendendo come anno di riferimento il 2005 per annullare l'effetto dell'inflazione. Il valore nominale dei redditi, infatti è più alto di quanto riportato in tabella del 15,6%.

Le singole Casse
Entrando nel merito delle singole professioni, i consulenti del lavoro sono quella che registra il maggior calo nel reddito tra il 2012 e il 2013, con - 8,48%, in termini assoluti la perdita registrata è di circa 3mila euro. Analoga contrazione ( - 8,37%) riguarda i medici assunti, che però partono da un reddito medio di 63mila euro, praticamente il doppio di quello dei consulenti, e la perdita di reddito annuale per i medici è stata di quasi 6mila euro. Un calo reddituale superiore al 5% rispetto all'anno precedente è stato anche registrato dai geometri (- 5,69%) e dai ragionieri (- 5,12%).
Se escludiamo il caso dei notai che hanno comunicato il repertorio medio e non il reddito medio, la cui crescita nell'ultimo anno è legata non all'incremento reale dell'attività notarile ma agli effetti rivalutativi degli imponibili contributivi previsti dal Dm 265/2012 - in termini reali, infatti, anche nel 2013 i repertori notarili medi hanno registrato una contrazione del 9% - le uniche due professioni che registrano una crescita intorno al 6% del reddito tra il 2012 e il 2013 sono agrari e agrotecnici. Va sottolineato che queste due professioni partono da redditi medi piuttosto bassi, pari a 18.751 euro per i primi e 13.488 per i secondi.

Se la variazione del reddito viene confrontata con il 2005, prima della crisi il calo più significativo lo registrano i notai (- 50%) che restano comunque la categoria più ricca tra le professioni. Seguono ingegneri e architetti, che hanno perso il 29,43% del reddito, i biologi ( - 23,15%), consulenti del lavoro (- 21,80%) e avvocati ( - 18,54%). Solo in sei casi nel confronto tra il 2005 e il 2013 non è stato registrato un "calo", si tratta dei lavoratori in agricoltura (Enpaia gestione ordinaria e gestione separata), dei veterinari rimasti tendenzialmente in linea con un reddito medio tra i più bassi pari a 14.131 euro l'anno e i medici sia assunti che liberi professionisti, i primi in otto anni hanno registrato un aumento del reddito del 4,5%, i secondi del 21 per cento.

«Il sistema delle Casse tiene grazie alla stretta correlazione tra versamenti e pensioni - spiega il presidente Adepp Andrea Camporese - ma non basta questo per affermare che la missione previdenziale è espletata; servono prestazioni ragionevoli mentre a causa di questo perdurare calo dei redditi di rischia di avere prestazioni depresse». Per i professionisti, così come accade per la gestione separata Inps, se si escludono alcune eccezioni, non è prevista una pensione minima.

Differenze di genere
Si conferma il gap di entrate tra donne e uomini, se nel 2005 era del 42,79% nel 2013 è del 41,05% di questo passo tra 35 anno si potrebbe arrivare al pareggio. «Questa differenza di reddito è un fenomeno che non riesco a capire fino in fondo - afferma Camporese - credo che sia una questione culturale e che servirà del tempo. Certo è che negli ultimi anni stiamo assistendo alla femminilizzazione delle professioni - afferma Camporese - e le Casse si sono attivate per offrire servizi di welfare pensati per le donne».


© RIPRODUZIONE RISERVATA