Progettazione e Architettura

Zambrano sui dati Anac: «Rimettere al centro la progettazione, stop ai ribassi eccessivi»

Giuseppe Latour

Il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri commenta il report dell'Anticorruzione sulle varianti: «Serve una rivoluzione che chiediamo da tempo»

Rimettere al centro la progettazione, dandole più peso nel quadro degli investimenti in opere pubbliche e risolvendo il problema dei ribassi eccessivi. Sono le richieste che arrivano dal presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Armando Zambrano commentando il recente rapporto del Dipartimento delle politiche per lo sviluppo sui tempi di attuazione delle opere pubbliche e l'analisi delle varianti in corso d'opera appena elaborata dall'Anac (clicca qui ). «Serve una rivoluzione che chiediamo da tempo e che non può più essere rinviata».
«Il nostro codice dei contratti – fa notare Zambrano - continua a voler considerare prioritario l'affidamento della progettazione agli uffici interni della pubblica amministrazione, considerando residuale l'affidamento degli incarichi ai professionisti esterni. In realtà questi uffici dovrebbero essere impegnati soprattutto nella programmazione e nel controllo degli appalti». E' il tema del 2%, l'incentivo alla progettazione interna alla Pa. «Se è vero che il punto debole delle opere pubbliche è la progettazione, non è più pensabile reiterare l'errore come avviene ormai da venti anni».
Tra i dati più eclatanti emersi dal documento del Dps, c'è il tempo medio di realizzazione delle opere pubbliche con spesa superiore ai 100 milioni di euro: dal 2009 al 2014 si è passati da 11 a 14 anni. «Proprio mentre le tecniche ingegneristiche permettono la riduzione dei tempi di realizzazione di un'opera – prosegue Zambrano - non è concepibile che quelli delle opere pubbliche aumentino, rendendo nullo il loro carattere strategico. Vanno modificati subito gli affidamenti degli incarichi di progettazione».

C'è, poi, la recente analisi dell'Anac, secondo la quale l'aggressiva politica dei ribassi praticata negli ultimi anni ha fatto lievitare il numero di varianti, giustificate con cause impreviste e imprevedibili. L'Anac rileva che quando il ribasso d'asta è superiore al 30%, almeno la metà delle varianti approvate presenta problemi di varia importanza, dilatando i tempi di realizzazione dell'opera. Inoltre nel 90% dei casi analizzati dall'Autorità, il valore della variante è vicino al ribasso d'asta, annullando il risparmio iniziale. «Bisogna ritornare a dare il giusto peso alle attività di progettazione non avvilendole con l'imposizione di ribassi insostenibili – afferma Zambrano -, invertendo così una dinamica che oggi vede in Italia l'incidenza di tale attività sul valore degli investimenti in costruzioni pari appena al 10,5%, a fronte del 24,6% in Francia, del 25% in Spagna e di quasi il 33% nel Regno Unito».
Nello specifico, per il Cni servono «alcuni interventi chiari e decisi. Va limitato il ricorso al subappalto e quello all'appalto integrato va ridotto ai soli casi inizialmente previsti. Se manca il personale tecnico qualificato, la pubblica amministrazione deve limitarsi alla progettazione preliminare, mentre la progettazione definitiva ed esecutiva unificata va affidata ai progettisti esterni. I lavori vanno affidati sulla base del criterio del prezzo più basso». Quanto alle imprese di esecuzione, infine, «a queste va imposto di avanzare le proprie osservazioni e proposte migliorative solo nella fase dell'offerta, facendole impegnare a non presentare richieste di varianti in corso di esecuzione».


© RIPRODUZIONE RISERVATA