Progettazione e Architettura

Norme tecniche, Orsini (Assolegno): «200 milioni l'anno di extracosti»

Giuseppe Latour

La stima dei costi aggiuntivi scaturisce dal mancato taglio dei coefficienti di sicurezza, chiesto dall'associazione dei produttori, che avrebbe consentito elementi struttuturali più contenuti

Circa 200 milioni di costi extra all'anno. Emanuele Orsini, presidente di Assolegno, fa i conti sull'impatto che le Norme tecniche per le costruzioni avranno sul suo settore. I produttori di legno per uso strutturale avrebbero voluto un taglio dei coefficienti di sicurezza, rispetto alla versione del 2008, per avvicinarsi agli Eurocodici. Ma il Consiglio superiore dei lavori pubblici, nella sua riunione del 14 novembre scorso, ha approvato un testo che lascia tutto sostanzialmente invariato. Adesso, però, la battaglia si sposta davanti al ministero delle Infrastrutture.

Partiamo da questo numero.
È un calcolo di massima, ovviamente. Ma si basa sul presupposto che avere coefficienti più alti si traduce in uno spessore maggiore degli elementi strutturali: travi e pilastri. Nel nostro comparto c'è un indotto che vale circa 5 miliardi di euro. La possibilità di risparmio della materia prima, con un taglio dei coefficienti, sarebbe compresa tra il 3 e il 5 per cento. Questo significa un costo maggiorato vicino ai 200 milioni di euro.

Cosa pensa del lavoro fatto dal Consiglio superiore del lavori pubblici?
In questi anni abbiamo cercato di collaborare con il Cslp su questo testo, ma abbiamo visto una tendenza a chiudersi dentro le stanze e a decidere tutto in maniera autonoma. Questo non va bene. Anche perché il Consiglio ha dimostrato una chiara inclinazione verso il cemento.

Nessuna apertura ai nuovi materiali?
Nessuna. Bisogna, invece, far passare il concetto che ogni costruzione sicura va bene. Dovremmo metterci attorno a un tavolo, coinvolgendo tutti gli esperti dei diversi settori, per far capire come funzionano realmente oggi i prodotti. La verità è che le tecnologie sono anni luce avanti rispetto alle normative. Senza considerare il tema del confronto con l'Europa.

In che senso?
Oggi il Cslp mette un limite diverso dal resto dell'Ue e questo non può essere. Il Governo nel decreto Sblocca Italia ha esplicitamente chiesto di non imporre norme più gravose rispetto ai limiti europei. E questo è ovvio in una situazione nella quale si parla sempre più di appalti europei e di confronto con l'Europa.

Come vede le prospettive del mercato italiano?
Penso che la costruzione a secco dei prodotti sarà una strada sempre più vincente. In Veneto e Trentino, prendendo a campione i permessi di costruire, si può vedere che abbiamo già il 24% del mercato. L'Expo lo stiamo salvando con le strutture in legno. Se nel 2020 dobbiamo costruire le case secondo i principi di Horizon 2020 e dobbiamo stare attenti alle nuove emissioni, il legno è un prodotto che rispetta il protocollo di Koto. Insomma, parliamo di un mercato che funziona e noi lo andiamo a limitare.

Adesso resta la battaglia al ministero…
Siamo fiduciosi. Abbiamo avviato un'interrelazione molto positiva con la segreteria tecnica del ministro Lupi. Capisco che in questa fase tutti vanno a bussare alla loro porta, ma il nostro settore vale 5 miliardi di prodotto all'anno. Va ascoltato.


© RIPRODUZIONE RISERVATA