Progettazione e Architettura

Architetti, reddito crollato del 40% in 6 anni: è allarme povertà. Tutti i dati

Massimo Frontera

Rapporto Cresme-Cna: studi sempre più indebitati e in credito con Pa e clienti privati. L'estero resta un sogno. In 5 anni dimezzate le immatricolazioni

Peggiora il benessere degli oltre 152mila architetti italiani. È questa, in sintesi, la conclusione del IV rapporto sulla professione dell'architetto a cura del Cresme e del Consiglio nazionale. La progressiva difficoltà dell'attività professionale ha varie cause, a cominciare dal mercato, che si è ridotto nel tempo fino ad arrivare a una valore potenziale di 123mila euro procapite, la metà rispetto al 2006 e il livello più basso tra i paesi europei (metà degli architetti tedeschi e sei-sette volte di meno degli architetti francesi e inglesi). Il reddito medio si attesta a 17mila euro, registrando un ridimensionamento del 40% rispetto al valore del 2008.

Altre cause del malessere professionale sono i mancati pagamenti: in media, più di due architetti su tre hanno crediti nei confronti della committenza privata, e uno su tre attende di essere liquidato da un committente pubblico. I ritardi segnalati mostrano che siamo in una situazione di patologia: in media servono 217 giorni per essere pagati dalla Pa e 114 giorni per essere pagati dall'impresa e fino a 98 giorni per essere pagati dalle famiglie. Ne consegua che gli architetti sono sempre più indebitati: oltre la metà (57%) deve soldi a una banca, a un fornitore o a una società finanziaria.

Poco estero, tanta frustrazione
La strada dell'estero resta una possibilità per pochi, a causa della nota estrema frammentazione degli studi italiani. Vorrebbe "espatriare" la metà degli architetti italiani, «tuttavia, oggi, - dice la ricerca - oltre il 25% degli architetti continua a non andare oltre l'ambito territoriale comunale, il 35% si ferma ai confini della provincia, il 18% è attivo in ambito regionale e solo il 12% lavora al livello interregionale».
È comprensibile che i giovani abbiano meno voglia di diventare architetti. Negli ultimi 5 anni, le immatricolazioni al corso di laurea di architettura è crollato del 51 per cento. D'altra parte, il tasso di disoccupazione, nel 2013, è arrivato al 28,7%, 5 punti in più dell'anno prima (era il 9,7% nel 2008). Ma anche chi trova lavoro ha poco da sorridere: il reddito medio passati 5 anni dalla laurea è di 1.200 euro. Dopo 5 anni dalla laurea, circa il 62% gli architetti ha aperto la partita Iva, ma la metà di questi collabora in forma esclusiva con un unico studio.

Il Cna lancia l'allarme povertà
«Siamo alle soglie della povertà - sintetizza Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti - e, senza una inversione di rotta, da parte della politica e del governo, rischiamo di non sopravvivere alla crisi. La vera risposta sta nel lancio e nella realizzazione di un grande progetto d'investimento di idee e di denaro sulle città per intervenire sugli 8 milioni di edifici che si avviano a fine vita; per risparmiare 25 miliardi di euro all'anno di energia che viene, di fatto, sprecata; per mettere le case e le città in sicurezza da sismi ed inondazioni, alle quali anche in queste ore siamo costretti ad assistere; per realizzare spazi pubblici che ridiano il senso delle comunità, ricreando le condizioni affinché fioriscano idee, innovazione e impresa».

Il presidente degli architetti insiste per eliminare «le anacronistiche regole discriminatorie che impediscono alla stragrande maggioranza degli studi professionali di piccole e medie dimensioni e pressoché alla totalità dei giovani architetti italiani di partecipare alle gare per l'affidamento di servizi di architettura e di ingegneria». Gli architetti chiedono inoltre «come primo un segnale da parte dello Stato, di estendere ai professionisti che si aggregano le agevolazioni fiscali che la legge di Stabilità 2015 prevede per le attività di impresa e di lavoro autonomo nella fase di start up».

Come cambia il settore: più donne (ma retribuite male)
Il rapporto analizza anche i mutamenti all'interno della professionale. Aumenta il numero di donne architetto, oggi a quota 41%, circa 62mila tra gli iscritti. Le donne diventano maggioritarie tra i nuovi immatricolati: infatti sono oggi circa il 54,3% considerando anche le lauree triennali. Peccato che - dal punto di vista del reddito - la statistica torni di gran lunga a vantaggio del genere maschile. Secondo infatti i dati Inarcassa, la differenza tra reddito professionale di uomini e donne ai attestava, nel 2012, al 64% in favore dei primi. Le stime calcolate sulla base del campione analizzato dal Cresme conferma sostanzialmente il risultato, con il reddito medio annuo che per i maschi nel 2013 è risultato superiore del 60% rispetto a quello femminile.

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