Progettazione e Architettura

Previdenza, architetti e ingegneri si mobilitano per la riforma di Inarcassa

Giuseppe Latour

Gli ordini cominciano a discutere del "dossier Inarcassa", in vista del cambio dei vertici del maxi-ente da 165mila iscritti e 7 miliardi di patrimonio immobiliare

Sanzioni, assistenza per i malati, comunicazione con l'ente. E, soprattutto, peso eccessivo della contribuzione, soprattutto per gli iscritti con reddito più basso. Sono solo alcuni dei temi affrontati giovedì pomeriggio in un incontro organizzato a Roma dagli ordini di ingegneri e architetti: le due categorie hanno chiamato a raccolta duecento tra presidenti di ordini locali e delegati in arrivo da tutta Italia. L'obiettivo è cominciare a lavorare al rinnovo delle cariche di Inarcassa, per mettere in cantiere una riforma dell'ente previdenziale.

Il pretesto da cui nasce la riunione è la campagna che, a inizio 2015, porterà a rinnovare il Consiglio di amministrazione di Inarcassa. Prima saranno eletti i delegati provinciali che, in una fase successiva, si esprimeranno sul Cda. Il tema è politicamente molto delicato, visto che Inarcassa è un colosso da 165mila iscritti con un patrimonio immobiliare da 7 miliardi di euro. Ma la riflessione di queste settimane parte dai problemi pratici: professionisti di tutta Italia denunciano ormai da mesi disservizi e difficoltà. Così i presidenti degli ordini locali cominciano a mettersi attorno a un tavolo per trovare qualche soluzione.

«Gli ordini vogliono farsi parte attiva per riformare il sistema Inarcassa in maniera radicale», spiega la presidente degli ingegneri romani, Carla Cappiello. «Siamo inondati da richieste di iscritti esasperati perché non riescono ad avere un'interlocuzione con il loro ente previdenziale; manca la possibilità di confrontarsi sui servizi che offre Inarcassa. Noi vogliamo ripristinare una situazione nella quale gli ordini si confrontano con i loro delegati e questi intervengono sui problemi dell'ente».

Paola Ricciardi, dell'ordine degli architetti di Roma, racconta qualcuno dei problemi pratici che stanno affrontando gli iscritti. «Il tema è che, dopo la riforma del 2012, sono iniziati molti disservizi perché quella riforma ha portato una serie di eccezioni, deroghe e fasi transitorie che hanno creato grandi problemi all'ente. E, soprattutto, da quel momento è partito un fortissimo aumento contributivo, ancora più pesante perché è arrivato in una fase di crisi profonda».

Prosegue il vicepresidente degli architetti della Capitale, Alessandro Ridolfi: «Ci sono le sanzioni troppo elevate per i ritardi nelle comunicazioni, ma anche i contributi minimi troppo alti».
Un elenco piuttosto puntuale di tutti i problemi riscontrati dagli iscritti è contenuto nei documenti che i diversi ordini locali hanno mandato a Roma alla vigilia del confronto. Si parla di poca chiarezza nel dialogo tra Inarcassa e i suoi iscritti; di cattivo funzionamento degli strumenti comunicazione, come il call center; di contribuzione minima obbligatoria troppo pesante; di sanzioni troppo elevate per i ritardi di comunicazioni; di pensioni troppo basse con l'attuale regime contributivo; di cattivo funzionamento dei servizi sanitari legati all'assistenza previdenziale; di un mancato raccordo tra Inps e Inarcassa sul tema della gestione separata.


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