Progettazione e Architettura

Professioni, salta l'accorpamento tra ingegneri e periti industriali

Giuseppe Latour

Il processo di accorpamento della grande famiglia delle professioni tecniche, per adesso, può aspettare. È il risultato più evidente emerso dal Congresso straordinario dei periti industriali, conclusosi sabato scorso a Roma

Il processo di accorpamento della grande famiglia delle professioni tecniche, per adesso, può aspettare. È il risultato più evidente emerso dal Congresso straordinario dei periti industriali, conclusosi sabato scorso a Roma. In discussione c'era l'allineamento alla riforma Gelmini e alle regole europee in materia di professioni intellettuali. I 619 delegati erano chiamati a decidere il futuro della categoria: tra le opzioni possibili, c'era la restrizione dell'albo ai soli laureati triennali e il matrimonio con l'ordine degli ingegneri. Alla fine ha vinto la prima alternativa. La semplificazione delle strutture che governano le partite Iva è stata rimandata.

Il Congresso ha preso le mosse da due problemi. Il primo riguarda le norme europee. La direttiva Ue n. 36/05 non contempla, infatti, la possibilità che soggetti senza laurea si attestino al cosiddetto "livello D", quello che consente di esercitare la libera professione e di progettare. Il secondo problema riguarda i diplomati: in base alla riforma Gelmini, a giugno 2015 usciranno dagli istituti tecnici giovani che non sono più qualificati come periti e che, quindi, non potranno iscriversi direttamente all'albo. Così, il Consiglio nazionale dei periti industriali ha messo sul piatto tre alternative per evitare lo svuotamento dei suoi elenchi: riservare l'accesso all'albo ai soli laureati triennali o con formazione equivalente, accorparsi con gli ingegneri o lasciare le cose come sono.

La prima tesi, di fatto, è stata l'unica ad essere presa in considerazione: l'85% dei delegati presenti a Roma si è espresso a suo favore, con una serie di precisazioni. Il matrimonio con gli ingegneri non è stato neppure preso in considerazione. Avrebbe comportato il passaggio dei periti nella sezione B dell'albo degli ingegneri, riservata ai laureati triennali. «Questo cambiamento avrebbe comportato un trauma troppo grande, una rinuncia alla nostra identità, un azzeramento delle nostre strutture», spiega il presidente del Cnpi, Giampiero Giovannetti. Eppure, sono in molti all'interno della Rete delle professioni tecniche ad essere convinti che vada avviato un processo di razionalizzazione di questo settore, con l'accorpamento di alcuni degli ordini che oggi lo popolano.

Detto questo, comunque, la decisione del Congresso apre a uno scenario di competizione tra le diverse professioni dell'area. Dal momento in cui la riforma dell'albo dei periti industriali diventerà effettiva, un laureato triennale in ingegneria si troverà davanti un'ulteriore alternativa. E il Cnpi conta di incrementare i servizi per rendere più attrattivo il suo elenco. Questo cambiamento di approccio riguarderà soprattutto la previdenza: «Contiamo di garantire un'efficienza maggiore e anche servizi accessori di welfare più convenienti, per diventare un fattore di richiamo per i giovani che dovranno scegliere il loro albo», spiega il presidente della Cassa di categoria (Eppi), Valerio Bignami.


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