Progettazione e Architettura

Periti industriali, 45mila iscritti bussano alla porta dell'Albo degli ingegneri

Giuseppe Latour

Allo studio l'ipotesi di un ingresso dei laureati triennali nell'albo ingegneri (sezione B). In cantiere anche l'integrazione previdenziale con la migrazione dall'Eppi all'Inarcassa (gestione separata)

Se non proprio un matrimonio, potrebbe essere una prima dichiarazione d'amore. Il Congresso straordinario dei periti industriali, in corso a Roma fino a sabato, porta i 45mila iscritti all'albo di categoria verso una scelta storica: limitare l'accesso alla professione ai soli laureati triennali, tagliando fuori i diplomati, e avviare un processo di accorpamento all'ordine degli ingegneri. È solo un primo passo – va detto – perché sulla delicata materia dovrà esprimersi anche il Cni. Ma potrebbe segnare una semplificazione molto importante nel mondo delle partite Iva.

Il problema nasce dalle norme europee. La direttiva Ue n. 36/05 non contempla la possibilità che soggetti senza laurea si attestino al cosiddetto "livello D", quello che consente di esercitare la libera professione. Si tratta di una norma che in Italia è stata recepita solo in parte. In prospettiva, però, l'albo dei periti, che oggi include soprattutto diplomati, potrebbe diventare sempre meno attrattivo.

Il secondo problema riguarda i diplomati: in base alla riforma Gelmini, a giugno 2015 usciranno dagli istituti tecnici giovani che non sono più qualificati come periti e che, almeno in teoria, non potranno iscriversi direttamente all'albo. Sulla carta il ministero dell'Istruzione dovrebbe dichiarare l'equipollenza dei titoli, sciogliendo il nodo. Ma non è detto che questa equipollenza venga effettivamente fissata entro tempi utili.

Così, il Consiglio nazionale dei periti industriali sta immaginando tre alternative per rimediare a questi problemi ed evitare lo svuotamento dei suoi elenchi nei prossimi anni. «Come Cnpi – spiega il presidente del Consiglio nazionale Giampiero Giovannetti - abbiamo pensato a tre possibili soluzioni che sono state illustrate a partire da giugno negli incontri territoriali precongressuali: accesso all'albo riservato ai soli laureati o con formazione equivalente, nessuna riforma dell'ordinamento professionale, accorpamento verticale con gli ingegneri». Quest'ultima opzione, nell'universo delle professioni, è certamente quella più rivoluzionaria.

Lo scenario che si aprirebbe è quello di una sezione A dell'albo degli ingegneri identica a quella attuale, riservata ai futuri laureati magistrali. Mentre la sezione B ospiterebbe i laureati triennali e gli ex periti industriali, diventando così molto più corposa di oggi. Ma non solo. Andrebbe aperto anche il discorso dell'integrazione previdenziale. I periti industriali hanno una loro Cassa (l'Eppi) che potrebbe diventare una gestione separata di Inarcassa, l'istituto di architetti e ingegneri. Anche se questo ragionamento, in prospettiva, dovrebbe includere anche geometri e periti agrari, mettendo tutte le professioni tecniche sotto un ombrello unificato.

Si tratta, comunque, solo di scenari teorici. I periti industriali prenderanno la loro decisione sabato. E potrebbero anche scegliere di limitare l'accesso ai laureati, senza accorparsi con gli ingegneri. Se, poi, il Cnpi dovesse decidere per l'accorpamento, bisognerà vedere cosa pensano gli ingegneri di questa dichiarazione d'amore. Sarà il Cni, nei prossimi mesi, a sugellare l'eventuale matrimonio.


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