Progettazione e Architettura

Riqualificazione partecipata, il borgo alle porte di Roma rinasce con la biourbanistica

Mariagrazia Barletta

Il caso di Artena, piccolo paese che punta a diventare modello di rinascita urbana attraverso un progetto che mette il benessere umano al centro delle azioni

Far rinascere un antico borgo, valorizzarne le qualità, mettendo al centro di ogni azione il benessere umano. Ad Artena, piccolo paese dei Monti Lepini, in provincia di Roma, si applicano i principi della biourbanistica, una disciplina sistemica e multidisciplinare che studia l'organismo urbano nella sua complessità per dar vita a spazi a misura d'uomo.
Le anime del progetto sono Stefano Serafini, filosofo e psicologo, direttore della ricerca della International Society of Biourbanism (Isb) e Guglielmo Minervino, pianificatore urbano, tra gli organizzatori della Biennale dello Spazio pubblico di Roma. Nel team anche architetti e ingegneri con competenze specifiche, tra queste il service design: un metodo progettuale multidisciplinare basato sulla comprensione del punto di vista dell'utente e sulla sua partecipazione, e mutuato dal mondo delle imprese.

Ad Artena è stata applicata una ricerca sperimentale con lo scopo di rivitalizzare il borgo e con l'ambizione, diventata poi realtà, di creare un modello estensibile ad altri contesti italiani, che, come Artena, soffrono per la mancanza di servizi e per fenomeni di abbandono, ma che sono ricchi di potenzialità da far germogliare. Il progetto, ancora attivo, è iniziato quasi tre anni fa. Le azioni sul territorio sono nate per caso e dall'interazione con le persone del luogo. A palesarsi per prima è stata la necessità di avere locali che potessero intrattenere i ragazzi la sera, costretti ad andare nella vicina Colleferro per bere una birra. È sorta così l'idea di avviare un birrificio artigianale. Ed ecco scoccata la prima scintilla: «Da lì – spiega Serafini – abbiamo studiato la possibilità di fare un service design per la città e di attuare un progetto di sviluppo organico, secondo i principi della biourbanistica». L'essenza del metodo di lavoro risiede nella massima apertura ai dati forniti dal contesto, nell'ascolto e nell'osservazione per cogliere bisogni, vocazioni e potenzialità, gestiti attraverso una visione organica dei problemi. Alla base dell'azione «non c'era un progetto statico, in cui si era deciso di andare dal punto A al punto B, abbiamo iniziato a camminare e a vedere dove portava il cammino», afferma Serafini. Ci sono stati, inoltre, l'ascolto della popolazione e l'interpretazione dei loro desideri in modo che l'interesse del singolo potesse coincidere con il bene della comunità. «Sono nate così tante idee e si è palesata l'anima viva della città». È iniziato in questo modo un lungo lavoro che non ha usufruito di alcun fondo pubblico.
È stato creato un birrificio, affiancato da una scuola di successo per mastri birrai e degustatori. Si è partiti poi con il rilancio turistico. A dare l'input, un piccolo affittacamere di Artena, diventato poi un relais, che chiedeva di allargare il proprio mercato. Sono state applicate strategie di marketing e tecniche di revenue management, che hanno dato buoni risultati. Altre strutture ne hanno seguito l'orma e ora Artena può contare su un buona offerta ricettiva. Si è lavorato anche per portare i turisti nel borgo, è stata disegnata una mappa artistica firmata dallo studio Yulia Ink. di Amsterdam ed è stato creato un servizio di mule trekking. Si è lavorato per rafforzare le attività commerciali esistenti e poi decine di eventi hanno contribuito a far conoscere la città. Il borgo è diventato anche oggetto di studio per l'Isb e ogni anno ospita una summer school sulle tematiche della biourbanistica, alla quale partecipano studiosi di tutto il mondo. Il caso Artena è stato poi presentato in conferenze in Italia e all'estero.

Ciò ha generato un grande interesse verso la città con un ulteriore impatto positivo sul turismo.
Le azioni messe in campo «si collegano, si rinforzano a vicenda e producono un effetto superiore rispetto alla somma delle parti», spiega ancora Stefano Serafini. Poi c'è il concetto di sviluppo che non è legato solo all'aspetto economico, ma per rinascita, spiega il team di lavoro in una relazione di progetto: «Intendiamo invece l'identificazione e lo stimolo delle qualità vitali intrinseche a un luogo e al suo contesto socio-economico, culturale, politico, ambientale».
Il metodo Artena si differenzia dai criteri di progettazione partecipata. Ad esempio non vengono scelti a priori i soggetti da coinvolgere e le problematiche da affrontare.
Alla base delle azioni non c'è l'individuazione di un campione che rappresenti le esigenze della popolazione. Alla domanda: «rispetto ai metodi della progettazione partecipata, cosa aggiunge di innovativo il modello Artena?», Serafini risponde: «La maieutica di Socrate». Poi spiega: «Si tratta di riconoscere che la verità non la conosce né il designer né il cittadino. La verità nasce da un dialogo. È un processo di ricerca che deve partire da una seria ammissione di ignoranza. Ci vuole un approccio che sia privo di preconcetti». Sono gli stessi problemi a suggerire le soluzioni. L'esperienza di Artena si è diffusa ed ora il modello sperimentato si sta applicando anche alle città di Segni, Carpineto Romano e Palestrina.


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