Progettazione e Architettura

In vista del 2019 Matera punta su rigenerazione e partecipazione

Mariagrazia Barletta

Dal museo diffuso all'Open design School al restauro dell'Arca di Renzo Piano: i progetti attivi nella città neo designata Capitale Ue della Cultura

Matera conquista il titolo di capitale europea della cultura per il 2019. Da «vergogna nazionale», così Palmiro Togliatti nel Dopoguerra ne definì le condizioni di povertà, a città in fermento, che si rimbocca le maniche, coinvolgendo la popolazione e intessendo relazioni con l'Europa, per continuare un percorso di rigenerazione mai interrotto, e che ora punta a diventare un modello per la produzione culturale diffusa e partecipata. La città dei Sassi condividerà la nomina con la bulgara Plovdiv, ma anche le altre finaliste italiane: Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena, non resteranno a guardare. I loro progetti saranno in parte sostenuti attraverso il «Programma Italia 2019», avviato dal decreto Cultura per dare attuazione alle iniziative inserite nei dossier di candidatura. La stessa Matera ha già definito dei progetti da condividere con le «rivali» italiane.
Matera ha già il suo direttore artistico: Joseph Grima (37 anni), architetto, critico e co-direttore della Chicago Architecture Biennal 2015. E la parola chiave per il 2019 è «apertura». I progetti nascono infatti dalla cooperazione di un grande numero di cittadini tra loro connessi: «Chiunque può reinventarsi ruoli nuovi e partecipare al grande gioco della produzione di cultura», viene spiegato nel dossier di candidatura. Matera lavora anche per intessere relazioni internazionali con chi opera nei settori dell'innovazione creativa e culturale. Cinquanta anni fa non ci si arrese al tracollo della città, la popolazione iniziò a riabitare i Sassi, che nel 1993 diventarono patrimonio dell'umanità. Oggi, ancora una volta, un senso di riscatto e la voglia di mettersi in gioco hanno animato le persone.

Così il modello Matera 2019 supera ogni logica assistenziale e basa le azioni sulla ricerca di nuovi esempi di imprenditorialità, sulla collaborazione e sul networking internazionale. La vera opportunità è la costruzione di un modello sostenibile di sviluppo socio-economico basato sulla produzione di cultura.
Prioritari sono anche la rigenerazione urbana e la conservazione del patrimonio. «Riciclo, riduco, riuso» è il motto che indica la volontà di creare nuove infrastrutture da edifici abbandonati e da recuperare. Il programma culturale proposto è molto ampio, suddiviso in filoni tematici, articolati in un gran numero di iniziative. La spesa d'investimento è stimata in quasi 650 milioni di euro, di cui 82 per le infrastrutture culturali, 31 per la riqualificazione urbana e 537 milioni per la creazione di infrastrutture di trasporto (clicca qui per la mappa completa dei finanziamenti ) .
Perno del programma sono il progetto I-Dea e la Open Design School. I-Dea sta per Istituto Demo-etno-antropologico ed è un'istituzione culturale innovativa che poggia su due azioni: la realizzazione di una struttura espositiva all'interno dei Sassi e la digitalizzazione degli archivi presenti nel territorio, che saranno messi in rete per allargarne a dismisura la fruizione. Verrà creato un database centralizzato di ciascun elemento presente in ogni collezione e archivio che aderirà alla rete. L'Open Design School, anch'essa ospitata negli spazi recuperati dei Sassi, sarà una scuola per i designer della nuova generazione. Aprirà nel 2015 con l'obiettivo di moltiplicare le capacità e le competenze che serviranno per produrre gli allestimenti, per sviluppare strategie di design e quanto servirà per attuare il programma culturale. Terminato l'evento, alla città resterà un centro di sperimentazione interdisciplinare.

Clicca qui per l'intervista al sindaco di Matera Salvatore Adduce

Sarà inoltre restaurata l'Arca di Prometeo: una cassa armonica progettata da Renzo Piano per la Biennale di musica di Venezia. Si tratta di una struttura in legno ispirata alla forma di una barca e pensata per contenere 400 persone. A commissionarla nel 1983 fu il compositore Luigi Nono che chiese all'architetto genovese uno spazio musicale per il suo Prometeo. La struttura, concepita per essere itinerante, sarà restaurata e portata a Matera per ospitare concerti, e resterà in eredità alla città.
Anche le suggestive cave verranno valorizzate, faranno da sfondo a eventi e saranno riconnesse alla città. Stessa sorte per i tratturi della transumanza e i binari dismessi, che rientrano in un ampio progetto di recupero.
Oggetto di nuovi interventi è anche La Martella. Si sta terminando il teatro che sarà completato con una residenza temporanea per artisti e studiosi e verrà realizzato un centro di documentazione sui Sassi e sulle sperimentazioni urbanistiche. È in programma anche la realizzazione della scuola di alta formazione e studio dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro, che diventerà un centro a sostegno delle soprintendenze.


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