Progettazione e Architettura

Milano è la città più smart del 2014, sul podio anche Bologna e Firenze

Mila Fiordalisi

I risultati dell'indagine ICity Rate stilata da Forum Pa e presentata al salone bolognese Smart City Exhibition - Il rating premia il Nord, Mezzogiorno fanalino di coda

È Milano la smart city 2014. E Bologna e Firenze si aggiudicano rispettivamente medaglia d'argento e di bronzo. È quanto emerge dall'edizione annuale dell'ICity Rate, la classifica delle città intelligenti realizzato da Forum Pa per Smart City Exhibition e svelata in occasione della tre giorni europea sulle tematiche dell'innovazione nelle città e nelle comunità intelligenti che ha riunito a Bologna dal 22 al 24 ottobre ricercatori, makers, politici, imprenditori e cittadini, valorizzando le migliori esperienze del nostro Paese e identificando i modelli di successo internazionali replicabili anche in Italia.
Costruita sulla base di 72 indicatori statistici, la classifica dipinge un quadro in chiaro-scuro: se da un lato crescono le città in cui aumentano gli indicatori cosiddetti «smart» – più direttamente collegati alle dinamiche di innovazione tecnologica o comunque di gestione «intelligente» – rispetto a quelli tradizionali, dall'altro aumenta sempre più il gap Nord-Sud. Nei posti alti del ranking si piazzano infatti le città del Nord anche per quel che riguarda le realtà non metropolitane: Modena e Padova al 4° e 5° posto, seguite da Ravenna, Reggio Emilia, Trieste e Parma che occupano le posizioni tra la settima e la decima. Scendendo ancora di scala demografica le prime tre città «medio-piccole» (tra 50mila e 100mila abitanti) sono Pisa (19ma), Udine (20ma) e Siena (24ma). Il Comune primo classificato con meno di 50mila abitanti è Mantova (26ma). La nuova composizione del set di indicatori ha però reso ancora più evidente – come accennato – il divario che separa le performance dei centri urbani del Sud e delle isole da quelle delle città del Centro e del Nord. La graduatoria è quasi spaccata in due; le «migliori» tra le realtà del Mezzogiorno sono Cagliari (in 60ma posizione), Pescara (62ma) e L'Aquila (64ma). Nemmeno l'ingrediente demografico-metropolitano è riuscito a fare la differenza: Bari è 71ma e Napoli 80ma.

La strada da percorrere è dunque ancora lunga, evidenziano gli autori del report secondo i quali «gli esempi di costose corse per dotarsi di "progetti vetrina", dove talvolta la suggestione innovativa dell'attivazione dello strumento conta più del concreto raggiungimento di obiettivi misurabili, non mancano». Ma essere «smart» non significa essere «cool», si legge nel report: «I progetti devono auspicabilmente essere innovativi, ma soprattutto devono generare un clima favorevole alle innovazioni, devono nascere dalla conoscenza dei migliori esempi continentali e devono favorire lo sviluppo delle riconoscibilità e delle relazioni internazionali». Il cammino lento e tortuoso dell'Italia è stato peraltro evidenziato anche dagli analisti di Between nella presentazione dello Smart City Index, la ricognizione che effettua un monitoraggio territoriale dell'innovazione tecnologica (dalla banda larga ai servizi digitali) e del livello di «smartness» di tutti i 116 Comuni capoluogo di provincia. «Nonostante il numero di iniziative "smart" avviate dalle città sia in costante crescita, lo sviluppo delle Smart Cities in Italia continua a essere lento e soprattutto disomogeneo, sia dal punto di vista territoriale sia degli approcci adottati», si legge nel rapporto, che identifica in Bologna la città che risulta più avanti nel percorso per diventare smart, seguita da Torino e Milano.

Ma cos'è una smart city? Gianni Dominici, direttore generale di Forum Pa si rifà a The Responsive City, libro di Stephen Goldsmith, per evidenziare che alla base della smart city c'è un governo trasparente, efficace ed economico della città. «Per arrivare a questi obiettivi si utilizzano le metodologie e le nuove tecnologie per trattare al meglio le informazioni e per trasformarle in conoscenza e poi in decisioni. Assumendo questa prospettiva la Responsive City utilizza tutte le informazioni in suo possesso che derivano dal funzionamento urbano sfruttando le metodologie di Data Analysis». Secondo Dominici una Responsive City sa utilizzare i dataset ed è in grado di ottenere i dati provenienti dalle attività private e quelli prodotti dai cittadini stessi, tramite i sensori embedded in gran parte degli strumenti di uso quotidiano (dai telefoni all'automobile) per finire con le informazioni di monitoraggio ambientale. «Le informazioni ci sono e anche le tecnologie – evidenzia Dominici –. Ma c'è bisogno delle competenza e soprattutto di una visione politica che condivida la necessità di governare la complessità con nuovi strumenti. Per ora in Italia tutto questo non c'è». Di qui l'obiettivo di mettere a disposizione l'ICity Rate in qualità di strumento innovativo nella valutazione delle informazioni attraverso un set unico di indicatori. «Non dimentichiamoci – conclude Dominici – che la strada italiana alle smart city è ancora lunga e difficile: il nostro indice ne misura oggi i vincitori di tappa, ma le sfide da superare sono tutte davanti. Il rischio nel continuare a guardarsi nell'ombelico, invece di guardare fatti e numeri, è di smarrirsi e di perdere anche quest'occasione»


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