Progettazione e Architettura

L'ex capannone diventa tecnopolo: a Reggio Emilia nasce da un concorso il recupero firmato Andrea Oliva

Francesca Oddo

Finanziato da Comune e Regione per 5,5 milioni, il riuso delle ex Officine meccaniche reggiane punta su demolizioni controllate, aumento dell'efficienza e miglioramento sismico

Il legame fra rigenerazione urbana ed economica è il nuovo modello di crescita adottato dal Comune di Reggio Emilia. Primo passo in questa direzione è stato il recupero di un importante tassello della storia industriale della città: le ex Officine Meccaniche Reggiane, attive con oltre dieci mila operai durante il secolo scorso nella produzione di materiale rotabile ferroviario, bellico e di aeroplani, ospitano oggi il primo tecnopolo della regione (Premio IQU Innovazione e Qualità Urbana 2014). L'edificio, ormai in disuso, è stato oggetto di un concorso a inviti bandito dall'amministrazione comunale nel 2010 e mirato alla riqualificazione e al riuso dei suoi spazi. A vincere il concorso e ad aggiudicarsi l'incarico è stato lo studio locale di Andrea Oliva che nel giro di tre anni, rispettando tempi e budget, ha restituito alla città un polmone di memoria storica, oggi motore di nuove attività votate alla ricerca e all'innovazione. Finanziato dal Comune di Reggio Emilia e dalla Regione Emilia Romagna per un costo complessivo di 5 milioni e 500 mila euro, il recupero del capannone 19 (3.700 metri quadrati utili) si inserisce nel più ampio programma che punta alla realizzazione del Parco Innovazione, Conoscenza e Creatività all'interno dell'area diventata di proprietà del Comune a seguito dell'accordo con il gruppo Fantuzzi-Reggiane.
L'intervento di Andrea Oliva si distingue sia per la sensibilità verso il dialogo fra preesistenza e nuova costruzione sia per la cura con la quale sono state affrontate le opere di recupero, consolidamento, restauro. Poche demolizioni «controllate» -come le definisce il progettista-, nessuna operazione di mimesi, attenzione al risparmio energetico, miglioramento sismico delle strutture hanno guidato il progetto verso un risultato che intende far convivere l'edificio originario con le nuove soluzioni adottate per riportarlo in vita. Passato e presente si confrontano senza produrre fratture, corroborando i propri messaggi l'un l'altro. "L'archeologia industriale si trasforma in un contenitore che prosegue ideologicamente il vecchio processo produttivo connesso alle ex officine reggiane all'interno delle nuove 'produzioni' della ricerca universitaria", spiega Andrea Oliva.

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Fatta eccezione per il tetto in fibra di cemento amianto, smantellata e sostituita con una copertura coibentata in metallo dotata di lucernari integrati, l'intervento tende a conservare il più possibile la struttura originaria. In questo senso, la suddivisione degli ambienti avviene tramite moduli autoportanti, indipendenti termicamente e reversibili. Lungo la navata del capannone, alla scansione ritmica delle originarie strutture metalliche fa eco la sequenza dei box composti da pannelli lamellari di legno massiccio a strati incrociati, accoppiati a pareti coibentate in cartongesso (soluzione che rende sostenibile il fabbisogno energetico). «I nuovi manufatti di suddivisione e distribuzione -continua il progettista- formano un edificio nell'edificio, la cui articolazione è subordinata alla spazialità del capannone originale evitando soluzioni di contatto, mimesi o interferenza». I box sono disposti su tre livelli e ospitano laboratori, uffici per start-up e spin-off, spazi di incontro; la giustapposizione variabile fra i diversi corpi in legno crea terrazzamenti, sbalzi e percorsi che conferiscono dinamicità al nuovo assetto distributivo. Ad abitare il capannone, al momento, ci sono ricercatori nel settore della meccatronica, delle costruzioni, della green economy, dell'agro-alimentare. Prossimo step è il recupero dei capannoni 17 e 18, sempre ad opera di Oliva.
Quello di Reggio Emilia è il primo di dieci tecnopoli che la Regione Emilia Romagna intende costruire in ciascuno dei capoluoghi di provincia (due a Bologna) per un investimento complessivo di circa 240 milioni di euro. L'obiettivo è di dare impulso all'economia del territorio attraverso la realizzazione di nuove piazze di incontro fra ricerca e impresa.

I CREDITI DEL PROGETTO
Nome del progetto: Tecnopolo per la ricerca industriale: riqualificazione del Capannone 19 dell'area ex "Officine Meccaniche Reggiane"
Committente: Comune di Reggi Emilia, Area Pianificazione Strategica
Progetto: Andrea Oliva
Consulenti: Marco Pio Lauriola, Leonardo Berni, Giacomo Fabbi, Luca Paroli, Marinella Soliani, Studio Alfa
Direttore dei lavori: Andrea Oliva
Appaltatore: Reale Mario s.r.l. (Rovigo)
Strutture in legno: Sistem Costruzioni (Sogliano, MO)
Cronologia: 2010-2011, progetto / 2011-2013, cantiere
Superficie del lotto: 5400 mq
Superficie utile: 3700 mq
Importo complessivo dell'opera: € 5.500.000 (Comune di Reggio Emilia: € 3.100.000, contributo Regione Emilia-Romagna: € 2.400.000)
Fotografie: Kai-Uwe Schulte-Bunert

LO STUDIO
Andrea Oliva (classe 1972), laureato in architettura nel 1998, fonda il proprio studio "andrea oliva architetto - cittàarchitettura" nel 2000. Insieme a tre collaboratori trentenni, lavora alle diverse scale del progetto con una particolare attenzione ai temi della sostenibilità energetica. Fra i progetti in corso, oltre al recupero dei capannoni 17 e 18 delle ex Officine Meccaniche Reggiane, c'è la realizzazione dell'impianto per il Trattamento Meccanico TM a Reggio Emilia.


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