Progettazione e Architettura

A Parigi case sociali made in Italy: Mab e Liotta firmano i nuovi spazi per Patronage Lalique

L.Prestinenza Puglisi

Un edificio di sei piani che ospita uffici e 30 abitazioni per giovani lavoratori - Il progetto realizzato da Mab e Laps Architecture nasce da un concorso bandito dal patronato

Il progetto che presentiamo si trova nel 15 arrondissement di Parigi ed è stato realizzato da due gruppi di progettazione, MAB e LAPS Architecture, che hanno operato in collaborazione a seguito di un concorso di progettazione bandito da Patronage Lalique, una organizzazione attiva nel sociale, a cui servivano spazi per i propri uffici e attività, oltre a 30 unità abitative da mettere a disposizione di giovani lavoratori.

MAB, i cui partner sono Floriana Marotta e Massimo Basile, ha sede in Spagna a Barcellona ed è stato fondato nel 2004. LAPS, i cui partner sono Fabien Louyout, Gaia Patti e Salvator John Liotta, è di più recente fondazione. I due gruppi, pur avendo imprinting italiano - quattro su cinque lo sono - esprimono il carattere sovranazionale dell'architettura d'oggi: i cinque infatti vantano esperienze, oltre che in Italia, Francia e Spagna, in Giappone, Cina, Marocco. MAB, inoltre, ha in questi dieci anni ottenuto numerosi riconoscimenti: finalisti al premio Mies van der Rohe, al premio Fondazione Renzo Piano, alla Medaglia d'oro della Triennale e hanno vinto il premio Inarch/Ance. Mentre i partner di LAPS vantano collaborazioni con Kengo Kuma, Rem Koolhaas-OMA, Jean Nouvel.

L'edificio di sei piani si trova in una posizione d'angolo tra due vie, avenue Felix Faure e rue Tisserand. Diversamente da quella che è la tradizione ottocentesca parigina, i progettisti hanno evitato di sottolineare con una soluzione plastica l'incontro dei corpi di fabbrica afferenti le due diverse strade, esaltandolo con una curva o una soluzione ad effetto. Hanno preferito, invece, realizzare una sorta di vuoto nel quale collocare l'ingresso della zona destinata ad uffici e ad attività del patronato. Mentre l'ingresso agli appartamenti avviene da un portone defilato che si trova lungo rue Tisserand.

La zona destinata a uffici e attività del patronato è la più rappresentativa ed è risolta all'interno, dal punto di vista architettonico, attraverso una doppia altezza che mette in comunicazione i due piani dove sono ubicati spazi per il lavoro, aule, un auditorium e una sala polifunzionale. «Abbiamo cercato – ci racconta Salvator John Liotta- di realizzare uno spazio pubblico al coperto, privo di retorica istituzionale, dove le persone si sentissero come a casa propria».
Le abitazioni, che si trovano ai piani sovrastanti, sono servite a ballatoio e hanno una superficie che varia dai 19 ai 23 metri quadrati. Sono attrezzate con bagni con ventilazione naturale e con un working wall che contiene le apparecchiature per la cucina, gli armadi e il piano di lavoro.
L'edificio nel suo insieme si caratterizza per la freschezza del disegno architettonico e per la semplicità delle soluzioni, in linea con l'immagine che vuole dare di sé Patronato Lalique. E anche in linea con la recente ricerca formale delle più giovani generazioni di progettisti che cercano di evitare a tutti i costi soluzioni complesse, costose e artefatte.

I prospetti sono ritmati dalle diverse dimensioni delle finestre: grandi per gli spazi principali, medie per le camere di dimensioni normali, piccole per gli elementi di servizio. Ad arricchire l'edificio contribuiscono i colori, usati con brio e, insieme, molta discrezione e non sul piano di facciata, e i pannelli di vetro, quasi schermanti sui ballatoi, di fatto opachi quando posti, con funzione di isolamento termico, sopra il cemento nelle restanti facciate. Al quarto è stata prevista una terrazza che guarda sopra Parigi e dovrebbe diventare, secondo le intenzioni dei progettisti, un punto di aggregazione degli abitanti dei trenta appartamenti. «Con la torre Eiffel che si vede a distanza- conclude Salvator John Liotta- l'edificio racconta la storia di come si potrebbe abitare, in una dimensione sociale, in questo inizio di nuovo millennio».


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