Progettazione e Architettura

Pos negli studi, la proposta Rpt: tornare al primo schema di Dm attuativo

Giuseppe Latour

La Rete delle professioni tecniche, guidata da Armando Zambrano (Cni), è stata ascoltata dalle Commissioni riunite Finanze e Attività produttive della Camera: e ha chiesto di ripristinare una diversa impostazione della norma

Tornare al primo schema di decreto del ministero dello Sviluppo economico. Riducendo di molto l'impatto del Pos sui professionisti. La Rete delle professioni tecniche è stata ascoltata in audizione dalle Commissioni riunite Finanze e Attività produttive della Camera. Ai deputati, i professionisti tecnici hanno manifestato tutte le loro perplessità sull'obbligo di uso delle carte di debito. Chiedendo di ripristinare una diversa impostazione della norma.

Al centro dell'incontro c'erano alcune risoluzioni «in materia di revisione della disciplina concernente l'obbligo di accettare pagamenti mediante carte di debito e misure a sostegno del commercio elettronico». In rappresentanza della Rete, erano presenti Armando Zambrano (Coordinatore e presidente del Cni), Lorenzo Benanti (presidente dei Periti agrari) e Massimiliano Pittau (Direttore del Centro studi del Cni).

La Rpt ha fatto, innanzitutto, presente che gli interventi normativi del biennio 2011-2012 hanno rivoluzionato il sistema delle professioni ordinistiche, determinando una serie di oneri aggiuntivi e gravosi per i professionisti. Tra questi, hanno ricordato l'introduzione dell'obbligo della formazione continua e dell'assicurazione professionale, l'abrogazione delle norme tariffarie, l'istituzione di organi di disciplina autonomi dagli organi amministrativi. Tutte novità che determinano costi extra a carico delle partite Iva.

"Tutto ciò – afferma Lorenzo Benanti – avviene in una congiuntura economica che è la più difficile degli ultimi 70 anni. I redditi professionali hanno subito una drastica contrazione, superiore mediamente al 30%. In questo contesto lo Stato continua a trattare i professionisti come figli di un dio minore". Alla luce di questo, "aggiungere un ulteriore balzello di 150 euro all'anno per il solo mantenimento del Pos suona come una beffa inaccettabile".

A questo proposito, la Rete ha fatto presente come «il mancato utilizzo dei pagamenti elettronici sia, nel nostro paese, più legato a un fattore culturale che a una mancanza di servizi Pos. È presumibile, dunque, che l'introduzione dell'obbligo di accettare questo tipo di pagamenti inciderà minimamente sulla diffusione dell'utilizzo dello strumento stesso. A fronte di un basso risultato si assisterà, invece, a un incremento dei costi per l'esercizio dell'attività professionale non direttamente correlati all'attività stessa». Insomma, il costo extra non è neppure giustificato da un impatto reale sulla tracciabilità delle transazioni.

Allora, il coordinatore Armando Zambrano propone un rimedio: «Il 13 dicembre 2013 il ministero dello Sviluppo economico aveva elaborato uno schema di decreto che rispondeva appieno alle istanze manifestate dalla Rete delle professioni tecniche. Escludeva, ad esempio, dall'obbligo i pagamenti effettuati all'esterno degli studi professionali (come i sopralluoghi in cantiere, per evitare di doversi portare dietro il Pos, ndr). Inoltre, si consideravano solo le transazioni con consumatori o utenti (non quelle con imprese, enti o altri professionisti), e si poneva un limite di fatturato oltre al quale scattava l'obbligo: 300mila euro per i primi sei mesi di entrata in vigore del decreto, 200mila euro una volta decorsi i sei mesi. Tale impostazione, condivisibile, è stata completamente disattesa dal Dm 24 gennaio 2014». Per risolvere i problemi nati negli ultimi mesi, allora, la Rete «chiede semplicemente il ripristino delle condizioni di applicazione dell'obbligo previste dallo schema di decreto dello scorso 13 dicembre 2013».


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