Progettazione e Architettura

Progettazione partecipata, a Napoli rinascono i quartieri spagnoli

Mariagrazia Barletta

Al via il progetto di rigenerazione urbana di iniziativa privata che mira a trasformare un ex convento cinquecentesco di 6mila metri quadrati in uno spazio per ospitare attività d'impresa e offrire servizi alla città e alla persona

Creare nuova occupazione, favorire l'imprenditorialità e far incontrare le generazioni. Nel cuore di Napoli nasce Foqus – Fondazione quartieri spagnoli, un innovativo progetto di rigenerazione urbana di iniziativa privata. All'interno dei Quartieri Spagnoli, area simbolo del degrado, un complesso conventuale cinquecentesco di 6mila metri quadri, l'ex Istituto Montecalvario, viene riconvertito per dar vita a nuove attività d'impresa e offrire servizi alla città e alla persona. Un progetto unico che si ispira alle esperienze di rigenerazione sperimentate in altre città europee, ma adattate al nostro contesto ed alla realtà dei nostri tessuti storici. Una rigenerazione degli spazi che intende sfociare in una rigenerazione sociale.

Nessun contributo pubblico: il progetto conta su un investimento privato iniziale di 3 milioni di euro e sull'impegno diretto di 25 imprese private. L'iniziativa per la sua unicità ha attirato l'attenzione delle istituzioni. Venerdì 26 settembre, infatti, Foqus viene inaugurato alla presenza del presidente del Senato Piero Grasso e del ministro della Giustizia Andrea Orlando.

L'Istituto era occupato dalla Congregazione delle Figlie della Carità, che vi svolgeva attività educative e di assistenza a bambini e ragazzi del quartiere. Nel 2012 la Congregazione religiosa ha passato il testimone all'impresa sociale Dalla Parte dei Bambini di Rachele Furfaro, che a Napoli gestisce una scuola dell'infanzia. Ma il progetto è andato oltre, raccogliendo le esigenze di un quartiere in grossa difficoltà, che fa registrare la più alta percentuale di evasione scolastica ed il maggior tasso di disoccupazione a Napoli.

Non solo si è voluto proseguire il lavoro svolto fino ad allora, ma si è trattato di sviluppare un progetto che rispondesse a diversi bisogni della città e soprattutto rivolto ai giovani. Abbiamo accolto la sfida per «creare nuove modalità di welfare comunitario e colmare il vuoto lasciato dalle istituzioni» afferma Rachele Furfaro. È nato così un progetto sperimentale di natura partecipativa e di responsabilità sociale, raccolto poi da Foqus – Fondazione Quartieri Spagnoli, presieduta da Rachele Furfaro e diretta da Renato Quaglia.

Alla fine del 2012 Foqus ha iniziato un lavoro di selezione di giovani interessati a intraprendere attività di impresa autonome, in seguito sono iniziate le fasi di formazione e poi l'avvio delle start-up. I giovani hanno potuto contare su eccellenze nazionali, che ne hanno seguito il processo di avviamento e che ancora mettono a disposizione le loro esperienze. Coerentemente alla missione del progetto, sono stati individuati soggetti interessati a insediare le proprie attività in Foqus, condividendo obiettivi e parte dei costi del progetto, che tradotto in numeri, ha già creato 136 posti di lavoro.

Non si è trattato di un grosso intervento di ristrutturazione, ma sono bastati pochi accorgimenti per adeguare la struttura alle nuove funzioni. Ma con uno scopo unico: riqualificare gli spazi per renderli accoglienti e belli. La bellezza diventa fattore educativo e un modo per riconoscere e dare dignità alle persone.

All'interno della struttura ha sede l'Orchestra sinfonica dei Quartieri Spagnoli, sono già attivi una scuola dell'infanzia e primaria, una libreria per ragazzi, l'Università della Liberaetà con corsi di formazione informale per adulti, un laboratorio di grafica e design, un laboratorio di ginnastica consapevole e di psicologia, una palestra e un ristobar. E ben presto aprirà l'asilo nido (l'unico nel quartiere). Da gennaio l'Accademia di Belle Arti di Napoli inaugurerà un centro di alta formazione artistica con corsi post diploma, direttamente collegati in un percorso di formazione-lavoro con le «botteghe di mestiere», che avranno lo scopo di trasferire competenze specialistiche alle nuove generazioni.

Dunque un intervento di rigenerazione che si differenzia da altre esperienze europee. Renato Quaglia cita i casi di Centquatre di Parigi, il Quartier21 di Vienna, ma diversamente da quelle esperienze, si è voluto creare un cluster diversificato, sono state messe insieme più funzioni, tra loro complementari, per creare relazioni, sinergie e quindi sviluppo. Ma la peculiarità risiede nella mancanza di sovvenzioni: «Non c'è qui dentro un solo euro pubblico», sottolinea Renato Quaglia, che pone l'attenzione anche sul tipo di rigenerazione, che non stravolge isolati urbani, ma agisce puntualmente, come è normale che sia quando si interviene nei centri storici o su edifici di valore storico.

Vai alla Gallery (link )


© RIPRODUZIONE RISERVATA