Progettazione e Architettura

Prefabbricati, l'Italia non vede la ripresa: in 6 anni mercato del calcestruzzo giù del 70%

Mila Fiordalisi

All'estero il giro d'affari dei sistemi modulari domina il mercato grazie anche al Bim, mentre lo Sblocca Italia «taglia» la progettazione 3D

Il 2014 passerà alla storia dell'edilizia mondiale come l'anno della «svolta» nella prefabbricazione. È quanto sostengono alcune fra le più autorevoli società internazionali di analisi del comparto ed è la quantità di cantieri già conclusi e quelli al via a rappresentare la cartina di tornasole di un fenomeno che ormai appare destinato a imporsi.
L'utilizzo sempre più spinto del legno in qualità di materiale ecosostenibile per eccellenza, ma anche di sistemi costruttivi misti in cui cementi e acciai di nuova generazione, consentono di rispondere appieno alla domanda crescente di soluzioni ad alto risparmio energetico, stanno determinando un ricorso sempre più massiccio ai sistemi prefabbricati. L'abbattimento dei tempi di lavorazione, il risparmio sui costi di cantiere e del personale e anche la ridotta possibilità di errore le altre tre fondamentali variabili. Variabili che hanno un peso chiave soprattutto nella realizzazione di grandi edifici: se fino a poco tempo fa la prefabbricazione nel residenziale era relegata ad abitazioni monopiano e monofamiliari l'avanzamento tecnologico e in particolare l'adozione del Bim (Building information modeling) e di software di progettazione 3D ha già permesso la realizzazione di edifici multipiano. E le grandi imprese di costruzione si preparano ora alla sfida più importante: utilizzare i sistemi prefabbricati per realizzare grattacieli ed edifici dal design complesso, in linea con le esigenze della progettazione di nuova generazione.

Ma mentre a livello mondiale si va avanti spediti, l'Italia ha subìto un'improvvisa battuta d'arresto. La crisi si è fatta sentire forte e gli effetti sono palpabili ancora oggi. Il mercato della prefabbricazione in calcestruzzo dal 2008 è andato in caduta libera – rileva Assobeton – e in sei anni il valore del mercato si è ridotto di oltre il 70% per una dimensione economica fra i 1.500-2.000 milioni di euro. E nonostante la timida ripresa della produzione industriale siamo ancora lontani da tempi pre-crisi. Fra gli ostacoli sul cammino della ripresa anche il ricorso, in particolare nell'edilizia pubblica, alle gare al massimo ribasso, che penalizzano e non poco un comparto già in difficoltà. «Il massimo ribasso è, purtroppo, l'unico criterio di aggiudicazione applicato oggi. Se ci dovesse essere un cambio di regime – speriamo quindi nella riforma delle leggi che regolano gli appalti pubblici che fa parte dell'agenda del governo Renzi – la prefabbricazione in calcestruzzo potrebbe avere l'opportunità di entrare, come all'estero, in nuovi mercati fino a oggi non alla nostra portata», sottolinea Maurizio Grandi, direttore di Assobeton. «Desidero ricordare che ciò che riguarda, all'interno del nuovo Codice, gli aspetti della qualificazioni delle imprese di prefabbricazione, dei rapporti di forza tra il committente (le imprese generali) e i subappaltatori e delle garanzie di pagamento da parte di questi ultimi, giocheranno un ruolo fondamentale per lo sviluppo di questo mercato. Oggi assistiamo a situazioni in cui i prefabbricatori, in presenza di un contesto a loro sfavorevole, decidono di rinunciare ai lavori pur di non esporsi a rischi di insolvenza, tanto più a fronte di margini operativi irrisori».

Va meglio nel caso del legno, anche se le costruzioni in questioni restano di piccole dimensioni e i numeri ancora «piccoli» rispetto alle dimensioni complessive del mercato: «Secondo i nostri indicatori, il trend degli ultimi 5 anni si posizionerà su un aumento del 50%: si arriverà così dalle circa 5.000 abitazioni in legno edificate in Italia nel 2010 alle circa 7.500 nel 2015», sottolinea Johann Waldner, presidente di Lignius (Associazione nazionale italiana case prefabbricate in legno).
Una forte spinta al ricorso alla prefabbricazione potrebbe arrivare dall'utilizzo diffuso del Bim che però nel nostro Paese deve ancora essere normato. Un'occasione importante poteva venire dal decreto Sblocca Italia, ma così non è andata: nella versione appena approvata dal Governo infatti è stato tagliato l'articolo, presente nella bozza di luglio, che nero su bianco sanciva l'avvio dell'iter programmatico per l'introduzione del Building Information Modeling nei contratti di affidamento ossia per favorire l'adozione della metodologia di progettazione integrata negli appalti pubblici come già avviene in molti Paesi europei. La norma è stata però cassata in toto nella versione definitiva del decreto e per il momento dunque l'Italia resta alla finestra. «La palla passa ora al più lento e macchinoso processo di scrittura della riforma degli appalti, in attuazione della recente direttiva europea sul public procurement (24/2014)» spiega al nostro giornale Alberto Pavan, responsabile scientifico di Innovance. «La problematica Bim – continua – non potrà più essere elusa, perché presente nel testo comunitario. Auspichiamo dunque che il Governo proceda ora a passi decisi verso l'obiettivo, perché il mondo, fuori dai nostri confini, è già pronto e non ci aspetterà ancora a lungo».


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